CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURAMozione n. 48
MOZIONE ZUNCHEDDU - SECHI - BEN AMARA - URAS - ZEDDA Massimo sulla necessità di modifica del tracciato del gasdotto Galsi Spa per la salvaguardia dei valori ambientali, naturalistici e storico-culturali del territorio sardo.
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IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che con avviso al pubblico riportato sul quotidiano regionale L'Unione sarda, edizione del 30 dicembre 2009, viene annunciata la presentazione delle integrazioni alla documentazione già depositata in data 31 luglio 2008, comportando, de facto, un nuovo avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) relativo al progetto di metanodotto di importazione di gas naturale dall'Algeria all'Italia, via Sardegna - progetto Galsi proposto dalla Galsi Spa (sede legale: Foro Buonaparte, 31 - 20121 Milano). Tale nuovo avvio è stato determinato dal Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare che ha chiesto (2 novembre 2009) una lunga "serie di integrazioni relative ad aspetti programmatici, progettuali ed ambientali";
CONSIDERATO che:
- il progetto del gasdotto Galsi prevede il trasporto di 8 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale dall'Algeria verso l'Italia, via Sardegna, ed interesserebbe una fascia di rispetto larga 40-80 metri, lunga 272 chilometri sulla terraferma (sui 900 chilometri complessivi, di cui circa 600 in mare), dove verrebbe posizionata una doppia tubazione da 1.200 millimetri di diametro ad una profondità di metri 3 ove non in superficie; il tratto marino fra l'Algeria e la Sardegna prevede un tracciato di chilometri 285 (profondità massima metri 2.824), con una pressione di progetto di 183 bar, il tratto sardo di chilometri 272, con una pressione di progetto di 75 bar, ed il tratto marino fra la Sardegna e la Toscana di chilometri 280 (profondità massima metri 878), con una pressione di progetto di 200 bar;
- il gas naturale è una fonte di energia di origine fossile, come il carbone e il petrolio, avente disponibilità non illimitata (i quantitativi di gas naturale complessivamente disponibili a livello mondiale equivalgono ad oltre 280 volte gli attuali consumi mondiali, circa 3.000 miliardi di metri cubi, dati International energy agency - IEA, 2008) e il cui utilizzo comporta l'emissione di gas serra e di altri inquinanti atmosferici, però in misura sensibilmente inferiore rispetto agli altri combustibili fossili; infatti, a parità di energia prodotta, la combustione del gas naturale emette circa il 75 per cento dell'anidride carbonica (CO2) prodotta dall'olio combustibile e circa il 50 per cento di quella prodotta dal carbone; inoltre, contiene poco zolfo per cui produce pochissimi ossidi di zolfo e anche le emissioni di ossidi di azoto sono in genere contenute;
- in Sardegna, inoltre, non esistendo finora una rete di distribuzione del gas naturale, si ha una dipendenza per circa il 74-75 per cento dei consumi lordi di energia dal petrolio, per il 22-23 per cento dal carbone e per appena il 2-3 per cento dalle fonti rinnovabili; in Italia, complessivamente, il gas naturale copre circa il 33 per cento del fabbisogno primario e la dipendenza dal petrolio è conseguentemente inferiore al 50 per cento;
- sotto tali aspetti il ricorso al gas naturale, in particolar modo per la Sardegna, non può che essere visto in linea di massima quale positivo per il medio termine, anche se non bisogna dimenticare che, a causa della normativa italiana che concedeva sussidi economici e fiscali anche alle fonti cosiddette assimilate alle rinnovabili (definizione tutta italiana e senza riscontri in Europa), tuttora e ancora per lunghi anni sarà utilizzata obbligatoriamente l'energia prodotta attraverso la combustione di scorie di raffineria degli impianti Targas (Gruppo Saras Spa);
- a fronte di tali indubbi effetti positivi, il progetto in argomento evidenzia numerosi pesanti effetti negativi, che possono però essere evitati o, in parte, quantomeno mitigati;
- in particolare rivela pesanti impatti ambientali negativi l'ultimo tratto del tracciato marino (Golfo di Palmas) prescelto prima dell'arrivo sulla terraferma sarda;
- nell'ipotesi prescelta il tracciato del gasdotto attraverserebbe la prateria di Posidonia oceanica (direttiva n. 92/43/CEE, allegato I) per ben 12 chilometri; le tubazioni sarebbero adagiate sul fondale e poi interrate a basse profondità per non disturbare le attività antropiche che normalmente si svolgono nel Golfo di Palmas, con la movimentazione di ben 720.000 metri cubi di materiale; inoltre, nel Golfo di Palmas è presente la Pinna nobilis in estesi banchi, specie a protezione rigorosa (direttiva n. 92/43/CEE, allegato IV);
- nello specifico la legge regionale del 16 ottobre 2009, n. 4, all'articolo 13, comma 1, lettera h), dispone: "Il mare territoriale per la sua stretta interrelazione con le aree tutelate ai sensi degli articoli 142 e 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche e integrazioni, è considerato primario interesse paesaggistico ed è fatto oggetto di tutela" e la stessa legge al comma 1, lettera i), prevede: "La Regione considera meritevoli di tutela, e ne fa oggetto di conservazione, le praterie di posidonia, secondo quanto previsto dalla direttiva comunitaria 92/43/CEE del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, e ne costituiscono habitat prioritario. È, pertanto, vietato qualunque intervento che possa compromettere l'integrità ovvero lo stato di equilibrio ottimali dell'habitat naturale, ad eccezione di quelli già programmati alla data di entrata in vigore della presente legge e di quelli che ottengano il preventivo assenso da parte della Giunta regionale";
- il progetto prevede la costruzione di un terminale di arrivo nell'immediato entroterra del Golfo di Palmas, nell'antico cordone litorale denominato Penisola Su Cadelànu (S. Giovanni Suergiu), e attraverserebbe alcune fra le zone umide più importanti della Sardegna e del Mediterraneo: la Palude di Riu Sassu, gli Stagni di Santa Caterina e di Porto Botte-Mulargia, le Saline di Sant'Antioco; il tracciato in progetto interessa, quindi, le IBA n. 190 "Stagni del Golfo di Palmas" e n. 191 "Isole di San Pietro e di Sant'Antioco", parificate dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea (vedasi sentenza C-355/90 "Marismas de Santoña" e C-374/98 "Basses Corbières") alle ZPS di cui alla direttiva n. 79/409/CEE sulla tutela dell'avifauna selvatica. L'importanza nazionale e internazionale di tali siti per la nidificazione e lo svernamento di numerosissime specie di uccelli è documentata da una corposa bibliografia: oltre 160 ornitologi, naturalisti, biologi, fotografi naturalisti italiani e stranieri hanno preso posizione contro la possibile distruzione delle zone umide degli Stagni di Palmas;
- non è stato preso in considerazione nel progetto un tracciato di avvicinamento alla terraferma di sicuro inferiore impatto ambientale, ad ovest dell'Isola di Sant'Antioco, a ovest e a nord dell'Isola di San Pietro, con ingresso dal canale di accesso al porto industriale di Portovesme (Portoscuso) scavato a 14 metri, largo 200 metri circa, segnalato da 3 coppie di boe luminose, che conduce dal fanale "Ghinghetta" fino all'imboccatura del porto, ove si possono notare bassi fondali rocciosi ai lati; tale tracciato alternativo non appare interessare praterie di Posidonia oceanica né siti della Pinna nobilis, non interessa aree IBA né zone umide; inoltre raggiunge la terraferma in una zona industriale (Consorzio nucleo industrializzazione Sulcis-Iglesiente, CNISI) già pienamente dotata di infrastrutture, con indubbi vantaggi ambientali ed economici in favore dello stesso soggetto proponente. Detta soluzione alternativa proposta eviterebbe i pesanti impatti ambientali che la realizzazione del tracciato in progetto comporterebbe;
- il tracciato proposto attraversa con direttrice sud ovest - nord est l'intera Sardegna interessando ben 20 diversi siti di importanza comunitaria - SIC e zone di protezione speciale - ZPS (direttive n. 92/43/CEE e n. 79/409/CEE modificata dalla direttiva n. 9/147/CE, decreto del Presidente della Repubblica n. 35 del 1997; decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 2003) e precisamente: "Isola della Vacca" (anche ZPS, ITB040081), "Isola di S. Antioco, Capo Sperone" (ZPS, ITB043032), "Serra Is Tres Portus" (ITB042220), "Stagno di Porto Botte" (ITB042226), "Stagno di Santa Caterina" (ITB042223), "Punta S'Aliga" (ITB040028), "Monte Linas - Marganai" (ITB041111), "Media Valle del Tirso e Altopiano di Abbasanta - Rio Siddu" (ITB031104), "Altopiano di Campeda" (ITB021101), "Piana di Semestene, Bonorva, Macomer e Bortigali" (ZPS, ITB023050), "Piana di Ozieri, Mores, Ardara, Tula e Oschiri" (ZPS, ITB013048), "Campo di Ozieri e pianure comprese tra Tula e Oschiri" (ITB011113), "Monte Limbara" (ITB011109), "Isole del Nord Est tra Capo Ceraso e Stagno di San Teodoro" (ZPS, ITB013019), "Isole di Tavolara, Molara e Molarotto" (ITB010010), "Capo Figari e Isola Figarolo" (ITB010009), "Capo Figari, Cala Sabina, Punta Canigione e Isola Figarolo" (ZPS, ITB013018), "Arcipelago della Maddalena" (anche ZPS, ITB010008). In particolare, appare gravissimo l'impatto ambientale sulle aree di nidificazione della Gallina prataiola (Tetrax tetrax): il tracciato in progetto interessa alcune delle ultime aree residue occupate, tra le quali l'IBA 173 "Campo d'Ozieri", l'IBA 177 "Altopiano di Campeda", l'IBA 178 "Campidano Centrale" e l' IBA 179 "Altopiano di Abbasanta". La Gallina prataiola è SPEC 1, inserita nell'allegato I della direttiva n. 2009/147/CE. Attualmente tutta la popolazione nazionale è concentrata nella sola Sardegna a causa del forte declino subito dalla specie: il range e gli habitat idonei alla Gallina prataiola sono in forte contrazione, per cui oggi la specie può essere considerata in un cattivo stato di conservazione. Se si tiene conto che i territori sardi rappresentano gli ultimi siti italiani in cui ancora nidifica questo uccello, va da sé che l'impatto negativo su coppie nidificanti, anche se su un numero esiguo in termine assoluto, comporterebbe comunque danni enormi e irreversibili sull'intera popolazione nazionale, già fortemente minacciata. Nel SIA l'impatto del gasdotto sulla Gallina prataiola è pressoché ignorato. Sarebbe una palese e gravissima contraddizione (che si tradurrebbe in uno spreco di denaro pubblico) l'approvazione di un progetto che andrebbe a danneggiare le aree necessarie alla sopravvivenza della specie, quando proprio queste stesse aree sono attualmente oggetto del progetto Life NAT/IT/000426 "Azioni di gestione per la conservazione della Gallina prataiola (Tetrax tetrax) nelle steppe della Sardegna" (http://www.regione.sardegna.it/speciali/lifegallinaprataiola/);
- fra le aree di pascolo alberato con rigogliosa macchia mediterranea (quindi tutelate con vincolo paesaggistico ai sensi dell'articolo 142, comma 1, lettera g), del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche e integrazioni) presentanti ulteriori aspetti di peculiare rilievo economico, quali, nella fattispecie concreta, un allevamento di cavalli (allevamento il Menhir) interessate dal tracciato del gasdotto è certo la località Benemeu, attraversata dal Rio Nannuri, affluente del Rio Padrongiano (Comune di Olbia): l'area in argomento beneficia di presenze faunistiche di rilievo (ardeidi, pernici, gallina prataiola, rapaci, ecc.) ed appare meritevole di salvaguardia quantomeno con modifica del tracciato previsto;
- nella parte di tracciato sulla terraferma appare principio generale da seguire, ove possibile, quello dello sfruttamento degli spazi prossimi agli assi stradali già esistenti, muniti di pertinenze libere e già interessati da infrastrutture ed opere permanenti, nonché facilmente accessibili per ogni intervento di vigilanza e manutenzione;
- numerose sono, poi, le aree tutelate con vincolo paesaggistico (articolo 142 e seguenti del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche ed integrazioni) e dal Piano paesaggistico regionale - PPR (articolo 135 e seguenti del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche ed integrazioni, approvazione 1° ambito omogeneo - costa, con decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2006, n. 82), anche con misure di conservazione integrale, interessate dal tracciato del gasdotto proposto;
RILEVATO che:
- non appaiono acquisiti pareri da parte dell'Istituto superiore per la protezione ambientale (ISPRA), per quanto di competenza in tema ambientale, e da parte dell'Ente nazionale per l'assistenza al volo (ENAV), riguardo alla presenza dell'aeroporto di Olbia lungo il tracciato proposto;
- le associazioni ecologiste Amici della terra, Gruppo d'intervento giuridico, Lega per l'abolizione della caccia, il Comune di Sant'Antioco, numerosi cittadini e comitati hanno inoltrato specifici atti di "osservazioni" nell'ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale per evitare pesanti scempi ambientali e pesanti riflessi negativi socio-economici;RICORDATO che:
- il gasdotto può essere una rilevante opportunità energetica per la Sardegna a patto che siano finanziate e progettate le necessarie reti di connessione e distribuzione nelle aree urbane e industriali;
- la Regione autonoma della Sardegna, attraverso la società finanziaria regionale SFIRS Spa, detiene una rilevante quota azionaria (circa l'11 per cento) della Galsi Spa,impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale
1) a vincolare il rilascio del proprio parere nell'ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale e ogni ulteriore attività amministrativa necessaria e/o opportuna al rispetto delle praterie di Posidonia oceanica e delle aree marine d'importanza naturalistica, delle zone umide e dei siti di importanza comunitaria del territorio della Sardegna, nonché all'individuazione di tracciati alternativi che interessino siti già effettivamente compromessi (viabilità stradali e ferroviarie, zone industriali, ecc.);
2) a predisporre, mediante fondi comunitari, statali e fondi propri, progettazione e attuazione delle necessarie reti di connessione con il gasdotto Galsi e distribuzione nelle aree urbane e industriali della Sardegna.Cagliari, 12 marzo 2010
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