CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVILegislatura

Interrogazione n. 102/A

MELE - GIAGONI - SAIU - CANU - PIRAS - ENNAS - MANCA Ignazio, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attivazione dei nuovi progetti relativi al programma regionale "Ritornare a casa" - anno 2019.

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I sottoscritti,

premesso che giungono insistenti pressioni dal territorio (cittadini, comuni e ASSL) circa la mancata attivazione dei nuovi progetti relativi al programma regionale "Ritornare a casa";

vista la legge regionale 11 maggio 2006, n. 4 (Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo), articolo 17, comma 1, che prevede l'assegnazione di specifiche risorse ai comuni "al fine di favorire il rientro nella famiglia e nella comunità di appartenenza di persone attualmente inserite in strutture residenziali a carattere sociale e/o sanitario, superare la istituzionalizzazione e promuovere la permanenza nel proprio domicilio";

preso atto che la Regione ha garantito l'intervento istituito con la legge regionale sopra richiamata anche negli anni successivi al 2007 (prima annualità) mediante il programma regionale "Ritornare a casa" (RaC), estendendolo, prioritariamente, oltre alle persone per le quali è possibile un percorso di deistituzionalizzazione, anche a coloro a rischio di inserimento in tali strutture che necessitano di un livello assistenziale molto elevato, favorendo, altresì:
- il miglioramento del grado di autonomia e la qualità della vita delle persone con autosufficienza compromessa;
- aiutare le famiglie delle persone non autosufficienti attraverso l'organizzazione di una rete di servizi ed il sostegno al familiare di riferimento;

atteso che il programma prevede:
- un contributo ordinario (o di base) del valore max di euro 20.000 annui, di cui l'80 per cento a carico della Regione (euro 16.000) e il 20 per cento a carico del comune (euro 4.000). Quest'ultimo, a decorrere dall'anno 2017, non è più obbligato alla integrazione del 20 per cento, pertanto lasciato alla discrezionalità dell'amministrazione comunale e delle disponibilità in bilancio. Il contributo max è erogato in base all'indicatore della situazione economica equivalente, ISEE, secondo criteri e scaglioni determinati con deliberazione della Giunta regionale n. 30/68 del 12 novembre 2011;
- un contributo aggiuntivo come integrazione al contributo ordinario, di max euro 9.000 annui non soggetti a ISEE a totale carico della Regione. È erogato per la copertura di spese anche non direttamente correlate alla patologia come utenze, adeguamento locali, alimentazione differenziata, e/o integrazione ore SAD o ad integrazione degli oneri per l'assunzione di un assistente familiare, non coperte dal contributo ordinario. Il contributo aggiuntivo è soggetto a rendicontazione;
- un contributo straordinario, previsto come un ulteriore contributo, pari a max euro 18.000 annui. Come il contributo aggiuntivo non è legato all'ISEE ed è a totale carico della Regione; le finalità sono le medesime indicate per il contributo aggiuntivo;

dato atto che l'accesso al programma in argomento, fino all'anno 2017, era strutturato come segue:
- istanza del cittadino interessato, familiari del medesimo, medico di base, Unità operativa di degenza, indirizzata al servizio sociale del comune di residenza oppure al PUA di riferimento territoriale completa della scheda salute e della valutazione sociale;
- predisposizione del progetto condiviso e sottoscritto dal familiare da sottoporre alla UVT di competenza territoriale alla presenza del beneficiario (se trasportabile), dei familiari e del medico di base, oltre, chiaramente all'assistente sociale del comune o del PUA se delegata da quest'ultimo;
- il progetto, nella sua formulazione definitiva, unitamente alla documentazione sopra indicata veniva trasmesso alla commissione istituita presso la Direzione generale delle politiche sociali dell'Assessorato regionale che determinava l'accoglimento dell'istanza, l'integrazione documentale, oppure il respingimento motivato dell'istanza. L'accoglimento del progetto dava automaticamente diritto al suo finanziamento, all'impegno e alla liquidazione delle risorse finanziarie in favore del comune che aveva presentato l'istanza del cittadino ivi residente;
- a partire dal 2017, le commissioni istituite presso la Direzione generale delle politiche sociali dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale sono state soppresse e le valutazioni dei progetti sottoposti alle UVT territoriali;

atteso che gli interventi di cui sopra hanno contribuito a:
- ridurre il numero e la frequenza dei ricoveri inappropriati;
- ridurre notevolmente l'istituzionalizzazione dei pazienti, con notevole risparmio per la spesa pubblica (comuni, per la quota sociale e ASSL, per la quota sanitaria);

considerato che gli interventi previsti dal programma regionale "Ritornare a casa", per conseguire il risultato di una effettiva riduzione dei ricoveri inappropriati e arginare l'istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti, devono, per la loro natura, avere garanzia e certezza del finanziamento nel breve, medio e lungo periodo al fine di non vanificare gli sforzi compiuti per garantire la domiciliarità delle cure, come previsto dalla normativa vigente, non ultimi i LEA (DPCM del 12 gennaio 2017, recante: "Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502");

rilevato che, ai sensi del decreto legislativo n. 118 del 2011, concernente "Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi..." e in ragione di quanto sopra, gli stanziamenti devono essere preventivamente previsti e assicurati in bilancio, sia in competenza sia sul pluriennale;

atteso che una corretta programmazione finanziaria e dei servizi/interventi deve poter prevedere per tempo le eventuali difficoltà di natura finanziaria e, pertanto, individuare entro termini adeguati le rimodulazioni, anche fortemente impattanti sul piano sociale e finanziario, da adottare nel medio e lungo termine, al fine di evitare pericolose posizioni di inerzia, di disattendere ai bisogni dei cittadini bensì, fornire la corretta informazione nei modi e in tempi ragionevolmente opportuni anche alle istituzioni territoriali coinvolte (comuni e ASSL), oltre che, chiaramente, ai cittadini direttamente coinvolti e interessati;

accertato che per l'anno 2019 sono stati liquidati in favore dei comuni le risorse finanziarie relative alla prosecuzione dei progetti ordinari, dei relativi contributi aggiuntivi e straordinari nella misura del 100 per cento e che, nessun impegno e liquidazione è stato disposto per i nuovi progetti valutati e ammessi dalle UVT territoriali, restando disattese le richieste provenienti dai cittadini e dai loro familiari;

viste le note prot. n. 8069 del 28 maggio 2019 e n. 9594 del 18 luglio 2019 trasmesse dall'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale a tutti i comuni della Sardegna con la quale si comunica che "tutte le risorse disponibili nel bilancio regionale sono già state integralmente trasferite alle amministrazioni comunali per assicurare la prosecuzione dei progetti in rinnovo ... nuovi progetti 2019 possono essere attivati utilizzando le somme derivanti da economie disponibili nel bilancio comunale",

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se intenda verificare:
1) se nel bilancio regionale sono stati previsti gli stanziamenti necessari per coprire il fabbisogno relativo all'anno in corso e per il triennio 2019/2021;
2) se siano state adottate, anche da parte dell'ANCI, misure informative idonee al fine di conformare l'azione politica e finanziaria alla nuova situazione finanziaria che coinvolge tutti i comuni della Sardegna, atteso che, tali misure dovevano essere già adottate prima dell'inizio dell'anno in corso.

Cagliari, 24 luglio 2019