CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVILegislatura

Mozione n. 156

MURA - PIGA - MUNDULA sulla necessità di garantire misure di prevenzione e di deterrenza a tutela degli operatori sanitari a seguito delle recenti aggressioni in guardia medica e nei pronto soccorso.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
- le recenti cronache riportano sempre più frequentemente casi di aggressioni in tutta Italia avvenute a danno di operatori sanitari spesso costretti a barricarsi a garanzia della propria incolumità;
- in particolare, si verificano sempre più spesso casi di equipaggi del 118 malmenati da malintenzionati e assediati nelle ambulanze e di medici in servizio nella continuità assistenziale e nei pronto soccorso aggrediti per aver rispettato il criterio di appropriatezza nella gestione di una prestazione;
- in diverse occasioni, purtroppo, le aggressioni nei confronti degli operatori sono sfociate in omicidi; anche in Sardegna si sono verificate diverse aggressioni ed una in particolare, verificatasi nell'anno 2003, ha determinato la morte di una giovane guardia medica, dott.ssa Roberta Zedda;

VALUTATO che:
- recentemente il segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale, in un incontro al Senato, ha dichiarato "lo stato di assoluto pericolo che ormai accompagna nel quotidiano l'impegno dei medici, sempre più al femminile, attivi nei servizi di continuità assistenziale e dell'emergenza, ma non dimenticando i medici che operano nei pronto soccorso";
- le misure di prevenzione e tutela sono ormai un "imperativo anche morale", come ha continuato lo stesso segretario generale, "nei confronti delle tantissime donne medico che con l'andar del tempo e la veloce femminilizzazione della professione sono sempre di più in prima fila in tutti gli ambiti clinico assistenziali del Servizio sanitario nazionale: avere leggi chiare e stringenti è il solo modo che abbiamo per arginare un fenomeno oggi preoccupante, ma che promette di sfociare presto in un vero e proprio allarme sociale";

CONSIDERATO che alcune regioni italiane hanno già predisposto protocolli a garanzia dell'incolumità degli operatori sanitari, prevedendo dispositivi di sicurezza e di geolocalizzazione in favore dei dipendenti aventi lo scopo di realizzare un'azione dissuasiva sul malintenzionato con interventi rapidi sul posto di lavoro;

EVIDENZIATO che il soccorso ed il contenimento di soggetti anche violenti o la cui capacità di comprensione appare compromessa per vari fattori rientrano comunque tra i doveri degli operatori sanitari i quali risultano però sprovvisti delle giuste misure di difesa allorquando la situazione improvvisamente degenera;

APPURATO che in varie occasioni le federazioni di categoria ed i sindacati hanno lamentato condizioni lavorative inidonee, prive di un livello accettabile di sicurezza;

VALUTATO che:
- misure stringenti di tutela degli operatori sanitari potrebbero essere fornite, oltreché attraverso un sistema di geolocalizzazione e la conseguente richiesta di intervento, anche garantendo in tempi rapidi la messa in sicurezza delle postazioni lavorative e la previsione di un'adeguata vigilanza dei presidi di continuità assistenziale;
- misure deterrenti a situazioni di aggressioni devono essere studiate celermente tramite, ad esempio, un efficace sistema di videosorveglianza, adeguatamente pubblicizzato, e una maggiore vigilanza e presenza delle forze dell'ordine o di enti o società preposte ad esercitare funzioni di controllo,

impegna il Presidente della Regione
e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale:

1) a garantire efficaci sistemi di sicurezza e di videosorveglianza a tutela degli operatori sanitari nei luoghi di lavoro che fungano da deterrenti, in particolare in situazioni di isolamento soprattutto notturno;
2) a valutare ulteriori misure di tutela degli operatori della sanità da situazioni di violenza e forte aggressività nei loro confronti;
3) a rivedere le dotazioni strutturali e tecnologiche attuali al fine della riduzione dei fattori di rischio connessi ad atti e comportamenti violenti, anche con presenza di arredi idonei a ridurre gli elementi potenzialmente pericolosi nelle aree a maggior rischio;
4) ad organizzare in maniera più sicura il lavoro degli operatori con affiancamento di personale, ove possibile e considerato opportuno, di ulteriori figure professionali all'atto dell'erogazione delle prestazioni sanitarie;
5) a richiedere al Governo una rapida formulazione ed applicazione delle norme previste per i pubblici ufficiali in caso di aggressioni e minacce ad operatori medici di continuità assistenziale e 118.

Cagliari, 6 febbraio 2020