CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

PROPOSTA DI LEGGE N. 95

presentata dai Consiglieri regionali
BUSIA - DESINI

l'8 agosto 2014

Innalzamento dell'età per beneficiare dell'assegno vitalizio da parte dei Consiglieri regionali, limiti alla reversibilità dell'assegno e all'assegno di fine mandato

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RELAZIONE DEI PROPONENTI

La presente proposta di legge contiene misure di adeguamento alla normativa nazionale volta a contenere i costi della politica in ambito regionale, ulteriori rispetto a quanto già introdotto nell'ordinamento regionale sardo con legge regionale 9 gennaio 2014, n. 2 (Razionalizzazione e contenimento della spesa relativa al funzionamento degli organi statutari della Regione).

I proponenti intendono regolare con legge la disciplina del conferimento degli assegni vitalizi e dell'assegno di fine mandato ai consiglieri regionali. In merito al trattamento previdenziale e accessorio, infatti, non sussiste, ad avviso dei proponenti, una riserva di competenza regolamentare, similmente a quanto avviene per la disciplina dell'organizzazione dell'assemblea e del suo funzionamento. Lo Statuto speciale regionale nulla dispone in merito al diritto del consigliere a percepire un assegno vitalizio, limitandosi a prevedere il diritto all'indennità nella misura fissata dalla legge regionale. Il fatto che fino ad oggi il diritto al vitalizio sia stato disciplinato con disposizioni regolamentari non preclude, pertanto, al legislatore regionale di intervenire in materia.

L'intervento legislativo si rende necessario, principalmente, per far fronte ad esigenze di equità sociale. Infatti, le recenti manovre economiche hanno introdotto un meccanismo, applicabile a tutti i lavoratori, con il quale l'età pensionabile è incrementata in relazione all'aumento della speranza di vita.

I proponenti propongono, pertanto, l'innalzamento dell'età per poter beneficiare dell'assegno vitalizio, indipendentemente dalla legislatura in cui il consigliere è stato eletto. L'intervento mira anche a garantire un equilibrato andamento del bilancio della cassa di previdenza in un regime di non corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate.

L'intervento del legislatore regionale con una disposizione di natura retroattiva è consentito laddove, come nel caso in questione, il legislatore intervenga con una disciplina non irragionevolmente più restrittiva. Infatti "non è interdetto al legislatore emanare disposizioni che vengano a modificare in senso sfavorevole per i beneficiari la disciplina dei rapporti di durata, anche se l'oggetto di questa sia costituita da diritti soggettivi perfetti. Unica condizione è che tali disposizioni non trascendano in regolamenti irrazionali frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate su leggi precedenti, l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica da intendersi quale elemento fondamentale dello Stato di diritto" (Corte costituzionale, sentenze n. 390/1995 e n. 349/1985). Ancora, in materia previdenziale il legislatore, al fine di salvaguardare equilibri di bilancio e contenere la spesa previdenziale, può ridurre i trattamenti pensionistici già in atto; pertanto, il diritto ad una pensione legittimamente attribuita ben può subire gli effetti di una disciplina più restrittiva introdotta non irragionevolmente da leggi sopravvenute (in tal senso Corte costituzionale n. 446/2002).

Ad avviso dei proponenti, l'incidenza irrazionale su diritti acquisiti è esclusa in quanto, al contrario, occorre intervenire per evitare, in un grave momento di crisi economica, notevoli disparità tra le categorie di pensionati con conseguenti tensioni sociali. Non si configura, inoltre, alcuna lesione dell'articolo 38 della Costituzione che garantisce ai lavoratori mezzi adeguati alla loro vecchiaia, per il cui rispetto è sufficiente che al lavoratore siano garantite adeguate prestazioni previdenziali, non frustrate dalla possibilità di attendere il maturare del requisito minimo di età.

L'intervento intende anche fissare dei principi generali in una materia regolata, fino ad oggi, da disposizioni non solo di difficile interpretazione, ma addirittura di difficile reperimento e consultazione.

Solo per citare gli ultimi interventi in materia si ricorda che dapprima, con deliberazione n. 46 del 21 marzo 2000 l'Ufficio di Presidenza ha adottato una disciplina restrittiva rispetto al requisito dell'età, portando il diritto al vitalizio al compimento del 65° anno di età e intervenendo anche sull'onerosità del diritto di reversibilità in favore del coniuge e dei figli. Tuttavia, contestualmente si disponeva l'applicazione, per i soli consiglieri regionali eletti fino alla XII legislatura (1999-2004) del comma 3 dell'articolo 3 del regolamento della cassa di previdenza; in particolare, i consiglieri che hanno corrisposto i relativi contributi per un periodo non inferiore ai vent'anni o a quattro legislature, percepiscono l'assegno vitalizio alla scadenza del mandato a prescindere dall'età (in tal caso, la decorrenza dei diritto all'assegno vitalizio è anticipata con deliberazione del comitato amministrativo).

Con deliberazione n. 147 del 17 novembre 2011 l'Ufficio di Presidenza ha stabilito che dalla XV legislatura le norme sull'assegno vitalizio non troveranno più applicazione e che, per i consiglieri regionali che fossero rieletti nella XV o in legislature successive, non si produrranno effetti giuridici ed economici rispetto a quanto già maturato riguardo all'assegno vitalizio.

Conseguentemente, la disciplina dei vitalizi varia a seconda di quale sia la legislatura in cui sono stati eletti i consiglieri per la prima volta.

I casi che hanno interessato di recente l'opinione pubblica trovano la loro giustificazione giuridica nella deliberazione dell'Ufficio di Presidenza n. 46/2000. Dai dati presenti sul sito del Consiglio regionale risulta che, considerando tutte le legislature, dal 1949 alla XIV legislatura, il Consiglio regionale eroga agli ex consiglieri che hanno maturato il diritto al percepimento (o ai legittimi beneficiari di reversibilità) 317 assegni vitalizi - di cui 77 assegni di reversibilità - per un totale mensile di euro 1.497.000 (pari ad euro 17.964.000 annuali).

Contesto regionale

La Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome riunita in assemblea plenaria a Firenze il 16 dicembre 2011, ha convenuto, nel rispetto dell'autonomia regionale:
- di procedere alla abolizione dell'istituto del vitalizio;
- di determinare, anche per i consiglieri regionali, un sistema previdenziale contributivo così come per i lavoratori dipendenti con soglia dei 60 anni per chi sia stato consigliere regionale per più di una legislatura e di 65 anni per chi abbia versato contributi per una sola legislatura, in ogni caso determinando in 60 anni il limite inderogabile per tutti, anche per coloro che hanno già maturato con il vigente sistema il diritto al vitalizio;
- di valutare l'opzione di rinuncia al vitalizio e alla pensione maturata con il sistema previdenziale contributivo con la restituzione dei contributi versati;
- di determinare un contributo di solidarietà progressivo con franchigia per coloro che già percepiscono il vitalizio.

Quasi tutte le regioni hanno proceduto all'eliminazione del vitalizio, ma occorre rimarcare che tutte hanno deliberato l'abolizione del vitalizio con legge regionale (salvo Sicilia e Sardegna).

Contesto nazionale

A livello nazionale il decreto legge n. 138 del 2011, convertito in legge 14 settembre 2011, n. 148 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) e il decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012) impongono alle regioni l'introduzione di alcune misure finalizzate alla riduzione dei costi della politica. Le regioni, anche quelle a statuto speciale, sono tenute ad adeguarsi alle misure prescritte, pena l'applicazione di sanzioni o la perdita di misura premiali (nel rispetto della autonomia loro riconosciuta dai rispettivi statuti). Si citano, per quanto di rilevanza in tale sede, solo alcune delle misure da adottare:
- istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2012, di un collegio dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell'ente;
- esclusione, ai sensi degli articoli 28 e 29 del Codice penale, dell'erogazione del vitalizio in favore di chi sia condannato in via definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione;
- corresponsione dei trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di Presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se i beneficiari hanno compiuto sessantasei anni di età e hanno ricoperto tali cariche, anche non continuativamente, per un periodo non inferiore a dieci anni; tale disposizione non si applica a chi ha già abolito i vitalizi.

La presente proposta, oltre ad adeguare il trattamento previdenziale dei consiglieri regionali a quello degli altri cittadini, consentirà di ottenere una significativa riduzione del costo dell'istituzione regionale, in linea con gli interventi e i propositi dei firmatari della proposta improntati alla riduzione di costi, in piena sintonia con le attuali richieste dei cittadini sardi.

Il testo si compone di nove articoli.

Articolo 1: la disposizione determina i diritti del consigliere regionale e assegna al legislatore la competenza a regolare la materia e garantire, in un tema tanto delicato, adeguata discussione e trasparenza. Si dispone, pertanto, che qualunque intervento in materia sia di competenza del legislatore regionale.

Articolo 2: la norma codifica in legge quanto attualmente contenuto in una delibera dell'Ufficio di Presidenza confermando l'abolizione dell'istituto dell'assegno vitalizio dalla XV legislatura e disponendo una disciplina uguale per tutti, a prescindere dalla legislatura nella quale si è stati eletti. Si esclude la possibilità, per l'Ufficio di Presidenza, di concedere deroghe collegate alla durata dei mandati.
La norma fa salvi gli effetti già prodotti sulla base delle norme precedenti, ma solo sulle somme già versate al beneficiario. La disposizione conferma che l'eventuale nuova rielezione non comporta rivalutazioni economiche del vitalizio già maturato.

Articolo 3: la norma introduce un generale divieto di cumulo dell'assegno vitalizio con altre forme di retribuzione; in riferimento all'ex consigliere lavoratore autonomo si ritiene congruo limitare il divieto di cumulo alle ipotesi di redditi superiori ad un certo importo. La norma fa riferimento esclusivamente al trattamento retributivo percepito dall'ex consigliere ancora in attività, con esclusione, pertanto, di eventuali trattamenti pensionistici.
I commi successivi inseriscono in legge alcune cause di sospensione già previste dal regolamento della cassa di previdenza. La norma inserisce una nuova ipotesi di sospensione, comma 2, lettera a) e introduce, modificandola, l'ipotesi prevista dal regolamento vitalizio (articolo 12 bis) in attuazione della legge n. 213 del 2012, prevedendo, tuttavia, anche l'obbligo di risarcire il danno cagionato prima di poter beneficiare nuovamente dell'assegno vitalizio. Con tale formulazione la sospensione opera automaticamente a prescindere dalla data in cui è avvenuta la condanna definitiva, dalla durata della pena e dall'interdizione.

Articolo 4: nel caso di abrogazione dell'istituto della reversibilità i consiglieri avrebbero comunque diritto alla ripetizione di quanto indebitamente pagato. Pertanto si è optato per il mantenimento in vita dell'istituto, ma al tempo stesso per un abbassamento del limite d'età dei figli portando a 21 anni l'età massima (attualmente i figli godono dell'assegno fino a 26 anni). Non si ritiene di abbassare ulteriormente l'età massima per consentire comunque al beneficiario di affrontare le maggiori spese collegate al raggiungimento della maggiore età (ad esempio iscrizione all'università), soprattutto in un momento di forte disoccupazione giovanile.

Articolo 5: la norma prevede la disponibilità del diritto onde consentire a chi intenda non usufruirne la possibilità di farlo, anche qualora abbia già cominciato a percepire la corresponsione.

Articolo 6: l'assegno di fine mandato è stato oggetto di un recente intervento (legge regionale n. 2 del 2014); tuttavia, la norma intende codificare il principio contenuto nel decreto legge n. 138 del 2011, articolo 14, lettera c).

Articolo 7: la norma demanda agli uffici del Consiglio regionale il compito di adeguare la disciplinare regolamentare; particolare attenzione è posta, infine, agli obblighi di pubblicità degli atti adottati dagli uffici in tale materia.

Gli articoli 8 e 9 sono rispettivamente la norma finanziaria e l'entrata in vigore.

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TESTO DEL PROPONENTE

 

Art. 1
Trattamento economico dei consiglieri regionali

1. I consiglieri regionali hanno diritto esclusivamente all'indennità consiliare e all'assegno di fine mandato.

2. L'introduzione di trattamenti accessori all'indennità consiliare, comunque collegati all'esercizio del mandato consiliare, è disciplinata esclusivamente dalla legge, in attuazione dell'articolo 26 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna).

 

Art. 2
Disciplina dell'assegno vitalizio

1. Le disposizioni concernenti l'istituto dell'assegno vitalizio originariamente previsto nell'articolo 130 del Regolamento interno del Consiglio regionale, approvato il 22 luglio 1988, non si applicano ai consiglieri regionali eletti dalla XV legislatura e per i consiglieri regionali rieletti nella XV o in legislature successive non si producono effetti giuridici ed economici rispetto a quanto già maturato in ordine all'assegno vitalizio.

2. L'assegno vitalizio mensile, indipendentemente dalla legislatura nella quale il consigliere regionale è stato eletto, spetta a coloro i quali hanno compiuto sessantacinque anni di età; l'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale non autorizza nessuna deroga.

3. L'assegno vitalizio è corrisposto dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale il consigliere regionale, cessato dal mandato, ha compiuto l'età indicata al comma 2; coloro che hanno cominciato a percepire l'assegno vitalizio prima del compimento dell'età di cui al comma 2, hanno diritto a trattenere gli importi già corrisposti.

 

Art. 3
Sospensione dell'assegno vitalizio

1. La corresponsione dell'assegno vitalizio non è cumulabile con il trattamento retributivo percepito dal beneficiario dell'assegno in qualità di dipendente pubblico, privato o lavoratore autonomo; il divieto di cumulo, per i lavoratori autonomi, si applica se il reddito annuale dichiarato è superiore a 30.000 euro.

2. La corresponsione dell'assegno vitalizio è sospesa quando il titolare dell'assegno vitalizio è eletto:
a) sindaco, assessore regionale, ministro o sottosegretario di Stato;
b) parlamentare nazionale o europeo;
c) consigliere regionale.

3. La corresponsione dell'assegno vitalizio è sospesa:
a) quando il titolare dell'assegno vitalizio ricopre incarichi retribuiti in enti, agenzie, aziende pubbliche o società a partecipazione pubblica;
b) qualora il titolare dell'assegno vitalizio sia condannato con sentenza passata in giudicato per uno dei delitti di cui al libro II, titolo II (Dei delitti contro la pubblica amministrazione) del Codice penale fino a quando il titolare non abbia risarcito il danno cagionato, fatte salve le norme sull'interdizione previste negli articoli 28 e 29 del Codice penale.

 

Art. 4
Diritto alla reversibilità dell'assegno vitalizio

1. I consiglieri regionali conservano il diritto alla reversibilità dell'assegno vitalizio previsto dal regolamento della cassa di previdenza e degli assegni vitalizi, limitatamente a favore del coniuge e dei figli.

2. I figli dei consiglieri regionali, indipendentemente dalla legislatura in cui è stato eletto il consigliere, conservano il diritto di cui al comma 1 fino al ventunesimo anno di età.

 

Art. 5
Disponibilità del diritto all'assegno vitalizio

1. Il diritto all'assegno vitalizio e all'assegno di reversibilità è un diritto disponibile del consigliere regionale al quale lo stesso ha la facoltà di rinunciare in qualunque momento, anche se iniziata la relativa corresponsione.

 

Art. 6
Assegno di fine mandato

1. I consiglieri regionali cessati dal mandato hanno diritto all'assegno di fine mandato in misura non eccedente l'importo riconosciuto dalla Regione più virtuosa, individuata dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 2 del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213 (Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012).

 

Art. 7
Norme di attuazione

1. Gli uffici competenti del Consiglio regionale adeguano i regolamenti alle disposizioni della presente legge curando di garantire l'accorpamento delle disposizioni ancora vigenti in un unico atto.

2. I regolamenti, le deliberazioni dell'Ufficio di Presidenza e i provvedimenti che riguardano il trattamento economico dei consiglieri regionali sono pubblicati nel sito istituzionale del Consiglio regionale, in ottemperanza a quanto disposto dal decreto legislativo 14 marzo 2013 (Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni).

 

Art. 8
Norma finanziaria

1. La presente legge non comporta aumento di spesa.

 

Art. 9
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).