CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

PROPOSTA DI LEGGE N. 441

presentata presentata dal Consigliere regionale
CARTA

il 20 luglio 2017

Disposizioni sulla nuova disciplina dei trattamenti pensionistici
dei membri del Consiglio regionale della Sardegna

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RELAZIONE DEL PROPONENTE

Onorevoli colleghi,

la presente proposta di legge è finalizzata a estendere ai consiglieri regionali della Sardegna, titolari di un assegno vitalizio, il trattamento previdenziale vigente per i lavoratori dipendenti del l'Amministrazione statale.

Il nuovo regime previdenziale si conforma, quindi, alla normativa vigente in materia, a partire dalla legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), meglio nota come "riforma Dini", in modo da ancorare le pensioni degli eletti a quelle di tutti i lavoratori.

I vitalizi dei consiglieri regionali della Sardegna sono stati, nel tempo, regolamentati attraverso delibere dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale.

Non esiste al riguardo, infatti, una norma di legge dalla quale possa evincersi l'insorgenza del diritto al vitalizio.

Tale particolarità è stata rilevata con un accesso agli atti dal quale si è potuto accertare che il vitalizio discende esclusivamente da regolamenti, dei quali è stato possibile reperirne solamente due delle tante versioni probabilmente adottate dall'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale.

La prima versione recita nel titolo "Regolamento della cassa di previdenza per i consiglieri regionali" e riporta la dicitura XII Legislatura, mentre non viene indicata la data di approvazione.

La seconda versione recita nel titolo "Regolamento per gli assegni vitalizi dei consiglieri regionali eletti fino alla XIV Legislatura", approvato, si legge, con deliberazione dell'Ufficio di Presidenza n. 46 del 21 marzo 2000, e successive modifiche ed integrazioni.

Sulla base di tali regolamenti, il vitalizio è corrisposto con fattispecie diverse tra il primo e il secondo regolamento su ricordati.

Nel primo regolamento della XII Legislatura all'articolo 3:
- al comma 1 si prevede il limite di età per i consiglieri cessati dal mandato che abbiano compiuto sessant'anni e abbiano corrisposto i contributi per un periodo di almeno cinque anni di mandato;
- al comma 2 si prevede che, per ogni anno di mandato consiliare o di contribuzione oltre il quinto, l'età richiesta per il conseguimento del diritto all'assegno vitalizio è diminuita di un anno, con i limite di età di cinquant'anni;
- al comma 3 si prevede che, per i consiglieri cessati dal mandato che abbiano corrisposto i relativi contributi per un periodo non inferiore ai vent'anni o a quattro legislature, la decorrenza del diritto all'assegno vitalizio è anticipata con deliberazione del Comitato amministrativo.

Circa il Comitato amministrativo, citato nel suddetto comma 3, non è stato possibile individuare alcun disposto normativo o atto amministrativo di qualsivoglia natura da cui si evinca la sua istituzione, le modalità di costituzione, i compiti e le mansioni.

Rispetto al regolamento appena descritto, il secondo, su ricordato, valevole per i consiglieri regionali eletti fino alla XIV legislatura, prevede all'articolo 2:
- al comma 1, che l'assegno vitalizio spetta ai consiglieri cessati dal mandato che abbiano compiuto sessantacinque anni di età e abbiano versato le quote di cui all'articolo 1 per un periodo di almeno cinque anni di mandato esercitato nel Consiglio regionale della Sardegna;
- al comma 2, che per ogni anno di mandato parlamentare o di versamento delle quote di cui all'articolo 4, oltre il quinto anno, l'età richiesta per il conseguimento del diritto all'assegno vitalizio è diminuita di un anno con il limite di età di sessant'anni.

Con questa seconda versione si è cercato di porre un limite al previgente regolamento conservando comunque alcune prerogative (maturazione in soli cinque anni, riduzione del limite di età,) le quali, con un linguaggio ormai consueto, vengono individuate come riservate a una "casta".

Le storture denunciate da più parti sono evidenti si possono riassumere come segue:
1) il vitalizio non ha un regime rigido riferibile all'età dalla quale ottenere il pagamento dell'assegno: cosa invece ben definita per tutti gli altri cittadini, uomini e donne, che devono obbligatoriamente raggiungere il limite di età rigorosamente previsto dalla legge;
2) laddove è prevista l'età in maniera rigorosa, questa è inferiore a quella prevista per tutta la platea dei pensionati;
3) la maturazione e la misura dell'assegno vitalizio, seppur sia prevista una contribuzione a carico del beneficiario durante gli anni del mandato elettorale, non è determinata con il metodo contributivo, obbligatoriamente applicato, invece, a tutti i cittadini;
4) la riduzione dell'età pensionabile in base agli anni del mandato elettorale è un altro elemento che assimila il vitalizio ad un privilegio e non a un diritto.

Queste previsioni, oltre a far individuare i consiglieri regionali come una casta, in quanto immunizzata alla legislazione in vigore per le pensioni di tutta la platea dei cittadini, hanno altresì determinato un diverso trattamento anche fra i consiglieri regionali stessi: coloro che erano stati eletti in vigenza della norma regolamentare più favorevole continuavano a beneficiarne, mentre coloro eletti successivamente avevano un trattamento diverso e, rispetto ai primi, meno vantaggioso.

Oltre questo, appare in tutta evidenza, come detto, che il sistema pensionistico del quale si erano dotati i consiglieri regionali differisce sensibilmente da quello previsto per tutte le altre categorie di lavoratori dipendenti.

La presente proposta di legge prevede, quindi, l'introduzione di un sistema previdenziale identico a quello vigente per i lavoratori dipendenti, in modo da abolire definitivamente i trattamenti in essere basati ancora sull'iniquo sistema degli assegni vitalizi.

Per la prima volta, inoltre, si interviene con legge su una materia da sempre disciplinata dai regolamenti interni al Consiglio regionale, apportando gli elementi di novità che intendono semplicemente riportare l'uguaglianza fra tutti i cittadini siano essi stati consiglieri regionali, o artigiani, o commercianti o professionisti o lavoratori dipendenti pubblici o privati.

Infatti, il trattamento previdenziale dei consiglieri regionali, con la presente proposta di legge, verrà completamente equiparato a quello dei lavoratori dipendenti con l'applicazione, anche ai consiglieri regionali, del limite dei sessantacinque anni per l'erogazione del trattamento previdenziale, ed eliminando la possibilità di ridurre tale limite per ogni anno di Legislatura ulteriore ai cinque.

Il nuovo sistema verrà applicato ai trattamenti previdenziali in essere, i vitalizi attualmente percepiti, che vengono definitivamente aboliti e ricalcolati secondo il sistema contributivo e corrisposto in base alle nuove regole riferite all'età.

RELAZIONE TECNICA - FINANZIARIA

Come chiarito nella norma finanziaria, la proposta non prevede maggiori oneri o spese: al contrario, darà luogo a risparmi.

Come è noto, alla erogazione dei vitalizi si provvede attingendo ad apposito stanziamento del bilancio del Consiglio regionale, bilancio a sua volta alimentato annualmente da trasferimenti del bilancio della Regione. Gli stanziamenti tengono conto dei costi calcolati con riferimento alle spese previste nell'anno in base ai vitalizi in essere e a quelli che matureranno secondo discipline diversificate negli anni passati.

Per effetto del sistema di calcolo previsto dalla proposta (sistema contributivo e coefficienti analoghi a quelli previsti per i dipendenti pubblici, mentre l'attuale sistema fa riferimento al numero di anni per cui si è versato e non all'ammontare) i vitalizi saranno ridotti; i calcoli vanno tuttavia condotti per ogni vitalizio; a tal fine la proposta prevede un tempo di sei mesi per l'attuazione.

A titolo di esempio, per una stima assai indicativa si può far riferimento ai trattamenti destinati a cessare per mancanza del requisito dell'età. Ad oggi sono erogati circa 300 vitalizi. Di questi 26 sono erogati in favore di consiglieri con età inferiore ai 65 anni e dunque dovrebbero cessare per effetto della nuova disciplina; poiché essi sono destinati a consiglieri con almeno due legislature si può stimare un costo medio mensile lordo di euro 3.400 , che su base annua per 26 unità dovrebbe generare una minor spesa stimabile in euro 1.060.000 annui minima. Questi tuttavia dovrebbero in parte essere compensati da trattamenti di nuova maturazione in base ai nuovi requisiti e nel tempo per effetto del raggiungimento del requisito dell'età. Di modo che la riduzione è al momento una stima da rivedere nel tempo.

Eventuali effetti finanziari (in ogni caso di riduzione della spesa come si è detto) si verificheranno (in base ai tempi di approvazione) al più a decorrere dal bilancio 2018.

Trattandosi di economie da realizzare nel tempo e non quantificabili puntualmente si è utilizzata la formula per cui si conferma che sono escluse maggiori spese, rimandando ai meccanismi di legge per l'utilizzo degli avanzi di gestione che matureranno nel bilancio del Consiglio regionale. Resta naturalmente la possibilità di rivedere con legge di bilancio i trasferimenti a favore del Consiglio regionale in base agli effetti reali prodotti dalla nuova disciplina quando questa si sarà stabilizzata.

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TESTO DEL PROPONENTE

 

Art. 1
Abolizione degli assegni vitalizi

1. In attuazione degli indirizzi di coordinamento della finanza pubblica e al fine di contrastare la disparità di criteri e trattamenti previdenziali, nel rispetto del principio costituzionale di uguaglianza tra i cittadini, la presente legge è volta ad abolire gli assegni vitalizi e i trattamenti pensionistici comunque denominati a favore degli eletti a consigliere regionale fino alla XIV legislatura e a sostituirli con un trattamento previdenziale basato sul sistema contributivo vigente per i lavoratori dipendenti della amministrazioni statali.

 

Art. 2
Gestione separata INPS

1. Le risorse destinate al trattamento previdenziale dei consiglieri regionali, confluiscono in una gestione separata; a tal fine, il Consiglio regionale promuove le opportune intese con gli organi dello Stato e con l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per la creazione presso l'Istituto medesimo di un'apposita gestione dotata di autonomia finanziaria, contabile e di gestione; nella gestione confluiscono annualmente le risorse del bilancio del Consiglio regionale destinate all'erogazione dei vitalizi.

2. Fino all'istituzione della gestione separata di cui al comma 1, le risorse destinate al trattamento previdenziale dei consiglieri regionali continuano ad essere gestite nel bilancio del Consiglio regionale.

 

Art. 3
Accesso al trattamento previdenziale

1. Hanno accesso al trattamento previdenziale coloro che hanno esercitato il mandato consiliare per almeno cinque anni. La frazione di anno superiore a sei mesi è computata come anno intero ai fini della maturazione del diritto, fermo restando l'obbligo di versamento dell'ammontare dei contributi dovuti anche per tale periodo.

2. Il trattamento previdenziale è corrisposto ai consiglieri regionali, cessati dal mandato, al compimento del sessantacinquesimo anno di età.

 

Art. 4
Determinazione del trattamento previdenziale con il sistema contributivo

1. Il trattamento previdenziale dei consiglieri regionali, corrisposto in dodici mensilità, è determinato con il sistema contributivo, moltiplicando il montante individuale dei contributi per i coefficienti di trasformazione in vigore per i lavoratori dipendenti e autonomi di cui alla tabella A dell'Allegato 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 247 (Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale), come rideterminati triennalmente ai sensi dell'articolo 1, comma 11, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), e successive modificazioni, in relazione all'età del consigliere regionale al momento della prima erogazione del trattamento.

2. Per le frazioni di anno si applica un incremento pari al prodotto tra un dodicesimo della differenza tra il coefficiente di trasformazione dell'età immediatamente superiore e il coefficiente dell'età inferiore a quella del consigliere e il numero di mesi.

 

Art. 5
Montante contributivo individuale

1. Ai fini della rideterminazione di cui all'articolo 10, il montante contributivo individuale è calcolato figurativamente applicando alla base imponibile contributiva per ciascun periodo di mandato le aliquote di cui al comma 3. La contribuzione così ottenuta si rivaluta su base composta al 31 dicembre di ciascun anno, al tasso annuo di capitalizzazione.

2. La base imponibile contributiva è costituita dall'indennità consiliare con esclusione di qualsiasi ulteriore indennità di funzione o accessoria.

3. Le aliquote contributive a carico del consigliere regionale e quelle a carico del Consiglio regionale sono pari a quelle per i lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali di cui all'articolo 2, comma 2, della legge n. 335 del 1995, e successive rideterminazioni.

4. Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale, calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente rispetto all'anno da rivalutare. In occasione delle revisioni della serie storica del prodotto interno lordo operate dall'ISTAT, il tasso di variazione da considerare ai fini della rivalutazione del montante contributivo è quello relativo alla serie preesistente anche per l'anno in cui si verifica la revisione e per quello relativo alla nuova serie per gli anni successivi.

 

Art. 6
Decorrenza dell'erogazione del trattamento
previdenziale

1. Gli effetti economici del trattamento previdenziale decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale il consigliere regionale cessato dal mandato, ha compiuto l'età richiesta per l'accesso al trattamento di cui all'articolo 3, comma 2.

 

Art. 7
Sospensione del trattamento previdenziale

1. Qualora il consigliere regionale già cessato dal mandato sia rieletto quale componente del Consiglio regionale o del Parlamento italiano o europeo, ovvero sia nominato assessore regionale o componente del Governo italiano, o sia titolare di altro incarico incompatibile con il mandato di consigliere regionale, l'erogazione del trattamento previdenziale già in godimento resta sospesa per tutta la durata dell'incarico. Per tutte le altre cariche, compresa quella di amministratore di enti pubblici o di enti privati in controllo pubblico o di fondazioni bancarie, l'erogazione del trattamento è del pari sospesa; l'erogazione può continuare solo se l'interessato rinuncia all'indennità o a qualunque compenso comunque denominato spettante per l'incarico attribuitogli.

2. L'erogazione del trattamento previdenziale, eventualmente sospesa, riprende alla cessazione dell'incarico di cui al comma 1. Nei casi di sospensione, il trattamento previdenziale è rivalutato ai sensi dell'articolo 9.

 

Art. 8
Pensione ai superstiti

1. Nel caso di morte del titolare del trattamento previdenziale, a condizione che per quest'ultimo sussistano, al momento della morte, le condizioni di contribuzione indicate nella presente legge, si applicano le disposizioni per i lavoratori dipendenti e autonomi di cui all'articolo 13 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636 (Modificazioni delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per l'invalidità e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria, e sostituzione dell'assicurazione per la maternità con l'assicurazione obbligatoria per la nuzialità e la natalità), convertito con modificazioni dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272 (Conversione in legge, con modificazioni, del R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, sulle assicurazioni obbligatorie per l'invalidità e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la disoccupazione involontaria), e successive modificazioni, e all'articolo 1, comma 41, della legge n. 335 del 1995, e le disposizioni vigenti ai fini della verifica dei requisiti previsti per l'accesso alla pensione ai superstiti, nonché al calcolo delle aliquote di reversibilità e alle modalità di liquidazione e di rivalutazione della pensione medesima.

 

Art. 9
Rivalutazione delle pensioni

1. L'importo del trattamento previdenziale determinato ai sensi della presente legge è rivalutato annualmente ai sensi di quanto disposto per i lavoratori dipendenti e autonomi dall'articolo 11 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della L. 23 ottobre 1992, n. 421) e successive modificazioni.

 

Art. 10
Rideterminazione degli assegni vitalizi

1. Gli uffici a ciò preposti in Consiglio regionale rideterminano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli importi dei trattamenti previdenziali già in essere, comunque denominati, adottando il sistema contributivo di cui alla presente legge. In ogni caso l'importo non può essere inferiore a quello dell'assegno sociale di cui all'articolo 3, commi 6 e 7, della legge n. 335 del 1995.

2. Ai consiglieri regionali cessati dal mandato che già beneficiano di un trattamento previdenziale o di un assegno vitalizio e che non hanno compiuto sessantacinque anni di età è sospesa l'erogazione del trattamento fino al raggiungimento del limite di età previsto nella presente legge.

3. Ai consiglieri regionali cessati dal mandato che si trovano nelle condizioni previste dall'articolo 7 è sospeso il trattamento previdenziale per tutto il periodo di permanenza della causa di sospensione del trattamento.

4. I consiglieri regionali cessati dal mandato che già beneficiano di un trattamento previdenziale o di un assegno vitalizio e che hanno tutti i requisiti previsti dalla presente legge per poter accedere al trattamento previdenziale, continuano a percepire gli emolumenti ricalcolati con il sistema contributivo previsto dalla presente legge.

5. I consiglieri regionali cessati dal mandato e che non percepiscono ancora un trattamento previdenziale o un assegno vitalizio hanno accesso al trattamento previdenziale, al compimento dei sessantacinque anni di età, calcolato secondo il metodo contributivo di cui alla presente legge.

6. Per quanto non previsto dalla presente legge si applicano le norme generali che disciplinano il sistema pensionistico obbligatorio dei lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali, in quanto applicabili.

7. I trattamenti previdenziali così rideterminati si applicano a decorrere dal primo giorno del settimo mese successivo all'entrata in vigore della presente legge.

 

Art. 11
Perdita del diritto al trattamento previdenziale

1. Il consigliere regionale che abbia riportato condanne definitive per peculato, o per reati contro la pubblica amministrazione, perde il diritto al trattamento previdenziale dalla data in cui la sentenza è diventata definitiva.

 

Art. 12
Norma finanziaria

1. La presente legge non comporta maggiori oneri o nuove spese per la finanza pubblica.
2. Per risparmi di spesa derivanti dalla sua attuazione ai sensi dell'articolo 10 per il bilancio del Consiglio regionale a decorrere dall'anno 2018, si provvede ai sensi dell'articolo 42 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42).

 

Art. 13
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).