CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERPELLANZA N. 1/A

INTERPELLANZA ARBAU - AZARA - LEDDA - PERRA sulla necessità di avviare un reale ed indifferibile processo di riordino di enti, agenzie, società partecipate e controllate dalla Regione.

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I sottoscritti,

premesso che:
- in occasione della verifica condotta dalla Sezione di controllo della Corte dei conti sul rendiconto della Regione per il 2011, erano state evidenziate, con la delibera n. 56/2012 del 19 giugno 2012, numerose criticità riguardanti la gestione delle partecipazioni regionali;
- con la successiva delibera SS.RR. n. 1/2012 del 2 luglio 2012, le Sezioni riunite della Corte, avevano quindi sollecitato l'adozione delle necessarie misure correttive al fine di procedere all'adeguamento della gestione del comparto ai principi fondamentali accolti dalla normativa nazionale in aderenza alle norme comunitarie;
- l'attenzione della Corte si era conseguentemente incentrata sulla verifica delle iniziative correttive assunte dalla Regione con riferimento agli aspetti della gestione delle società partecipate riguardanti in generale la razionalizzazione ed il contenimento delle spese (delibera n. 1 del 14 gennaio 2013, Sezione regionale di controllo);

rilevato che:
- anche a seguito dei ripetuti rilievi della Corte, la Giunta regionale con la delibera n. 34/30 del 18 agosto 2011, ha predisposto le "Linee di indirizzo per la razionalizzazione ed il contenimento della spesa'' riguardante l'intera struttura organizzativa regionale e quindi riferita anche agli enti, alle agenzie e alle società partecipate;
- l'annosa ed ininterrotta stratificazione di organismi regionali istituiti ex novo o a seguito di trasformazioni ingenerate da motivazioni contingenti e valutazioni propagandistico-elettorali, ha determinato nel tempo uno stato di totale incertezza nell'intero settore, per cui paradossalmente la Regione, nonostante le svariate centinaia di milioni di euro destinate annualmente al finanziamento dell'elefantiaco sistema delle partecipate, non disponeva neppure dell'esatta rilevazione delle proprie partecipazioni comprendenti consorzi, enti, agenzie, società in house, società di ricerca, società finanziarie, fondazioni e persino società in permanente stato di liquidazione;
- tale ingiustificabile carenza di dati certi e della relativa rilevazione statistica e documentale di un settore che la Corte definisce "nevralgico per gli equilibri di bilancio", si poneva altresì in totale contrasto con gli obblighi di pubblicità sanciti dal decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con la successiva legge 15 luglio 2011, n. 111, integrata dal recente articolo 22 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, che impongono alle regioni di pubblicare i dati aggiornati sulle società partecipate, la misura delle quote partecipative e le funzioni svolte dagli organismi, per i quali devono essere inoltre pubblicati i dati relativi agli ultimi tre esercizi e gli incarichi con relativi trattamenti economici degli amministratori;
- con la delibera n. 46/28 del 16 novembre 2011 avente ad oggetto il "Censimento delle partecipazioni regionali" la Giunta regionale dava quindi avvio alla preliminare e non più rinviabile ricognizione di tutte le proprie partecipazioni regionali, presupposto indispensabile anche in relazione al citato obbligo di trasparenza e pubblicità;

considerato che:
- nonostante tale provvedimento, la banca dati delle partecipazioni regionali pubblicata sul sito della Regione, a tutt'oggi risulta incompleta, per alcune società assolutamente inutile visto lo sterile ricorso al "dato non presente" (cfr. Fase 1 Srl), in alcuni casi erronea e ingannevole in quanto, secondo quanto rilevato dalla stessa Corte "gli importi dei trasferimenti finanziari pubblicati non sempre coincidono con quelli comunicati dall'Assessorato regionale del bilancio alla Sezione di controllo";
- nonostante il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, articolo 22, comma 4, stabilisca che "nel caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati relativi agli enti di cui al comma 1, è vietata l'erogazione in loro favore di somme a qualsivoglia titolo da parte dell'amministrazione interessata" a fronte dei rilievi sul mancato rispetto dell'obbligo di pubblicità e trasparenza, non risulta posta in essere alcuna corrispondente sospensione nei finanziamenti regionali verso le società partecipate;

evidenziato che con la delibera della Giunta regionale n. 11/1 del 26 febbraio 2013 (Atto di indirizzo finalizzato alla razionalizzazione e contenimento della spesa delle agenzie, degli enti e delle società controllate direttamente o indirettamente dalla Regione autonoma della Sardegna) si dava mandato alla Presidenza e agli assessorati di provvedere, entro 45 giorni, a presentare, previa valutazione della aderenza delle partecipazioni societarie alle funzioni istituzionali della Regione e della convenienza economica, una motivata proposta sulla opportunità di mantenere le partecipazioni delle società di propria competenza ed in tale ipotesi un piano teso alla ristrutturazione delle stesse in un'ottica di contenimento dei costi, coerente con la disciplina nazionale e regionale o, alternativamente, di sciogliere o alienare le stesse; analogamente per ciascun ente o agenzia di propria competenza, una proposta di conservazione, accorpamento o soppressione, e comunque, un piano di riduzione degli oneri finanziari";

sottolineato che nonostante la deliberazione n. 39/17 del 26 settembre 2012 "Organi di amministrazione di enti, agenzie, società, fondazioni e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica, partecipati e/o controllati dalla Regione. Atto di indirizzo" sulla scia del referendum del 6 maggio 2012, desse l'avvio all'abolizione dei consigli di amministrazione per tutti gli organismi regionali, indirizzando verso l'organo monocratico (amministratore unico), a tutt'oggi persistono numerosi "organi di amministrazione" costituiti da tre e persino cinque consiglieri;

preso atto:
- del disastroso bilancio che, nonostante i provvedimenti adottati dalla Giunta regionale già nel 2011 al fine della "razionalizzazione ed il contenimento della spesa", emerge dalla recentissima indagine del Sole 24 Ore, per cui la Sardegna risulta essere la regione che nel 2012 (a oltre un anno e mezzo dalle citate delibere) ha accumulato il maggior numero di perdite nella gestione delle società partecipate, bruciando oltre 95 milioni di euro;
- che il disastro è reso ancor più grave se si considera la gigantesca forbice con la Regione Lazio, che nella triste classifica viene subito dopo la Sardegna, ma conta perdite pari a 31 milioni di euro, circa un terzo di quelle bruciate dal comparto delle partecipate isolane, mentre Molise, Valle D'Aosta, Veneto presentano passivi tra i 20 e 25 milioni, e vantano bilanci in attivo Lombardia (18,7 milioni), Puglia (15,6), Trentino (9,7), Friuli Venezia Giulia (6,4) e Liguria (1,1 milioni);

rilevato che sono in corso diversi accertamenti da parte della Corte dei conti e indagini giudiziarie della Procura della Repubblica, come da ultimo testimoniano i casi eclatanti di Igea, Abbanoa, SardegnaIT, Sardegna promozione, che evidenziano pesanti criticità nella gestione delle ingenti risorse pubbliche che la Regione annualmente ha fatto confluire nelle casse delle sue partecipate,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per conoscere:
1) quale sia lo stato di attuazione della delibera n. 46/28 del 16 novembre 2011 avente ad oggetto il "Censimento delle partecipazioni regionali" e perché la banca dati pubblicata nel sito della Regione risulti allo stato incompleta, lacunosa e incongrua;
2) quali siano i risultati in termini di risparmio delle risorse pubbliche, relativi alla delibera n. 34/30 del 18 agosto 2011 "Linee di indirizzo per la razionalizzazione ed il contenimento della spesa'' riferita agli enti, alle agenzie e alle società partecipate;
3) quali siano le valutazioni emerse a seguito della delibera della Giunta regionale n. 11/1 del 26 febbraio 2013 (Atto di indirizzo finalizzato alla razionalizzazione e contenimento della spesa delle agenzie, degli enti e delle società controllate direttamente o indirettamente dalla Regione autonoma della Sardegna) sulla opportunità di mantenimento o cessione delle partecipazioni societarie e di conservazione, accorpamento o soppressione di enti o agenzie;
4) quali siano i risultati relativi alle funzioni di "controllo analogo" disciplinate con delibera della Giunta regionale n. 17/32 del 27 aprile 2010 e successiva delibera della Giunta regionale n. 42/5 del 23 ottobre 2012, alla luce dei reiterati rilievi della magistratura riguardanti i bilanci di diverse partecipate;
5) quale sia lo stato relativo ai procedimenti liquidatori degli enti, agenzie e società controllate e partecipate dalla Regione;
6) quale diversa valutazione dei risultati della consultazione referendaria del 6 maggio 2012 possa aver condotto al rapido e tranciante commissariamento delle province, e a non procedere con identica rapidità e determinazione all'abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli enti e agenzie regionali, pure voluta da oltre il 90 per cento dei votanti;
7) se non ritengano necessario rimuovere le cause che hanno portato al fallimento del processo di riordino di enti, agenzie, società partecipate e controllate, su cui si è, almeno in astratto, dispiegato l'impegno della Giunta e del Presidente della Regione per tutto l'arco della passata legislatura.
8) quali iniziative intendano avviare al fine di pervenire in tempi rapidi al necessario riordino delle partecipazioni societarie regionali in applicazione delle normative statali ed europee tese alla riduzione ed ottimizzazione nell'utilizzo delle risorse pubbliche.

Cagliari, 15 aprile 2014