CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERPELLANZA N. 169/A

INTERPELLANZA RUBIU sulla determinazione n. 7 del 15 ottobre 2015, prot. n. 19704, inerente il "Quarto provvedimento attuativo del programma straordinario di eradicazione della peste suina africana 2015-2017, recante eradicazione della Psa nelle popolazioni di cinghiali selvatici e allevati".

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Il sottoscritto,

premesso che con determinazione del Responsabile dell'Unità di progetto per l'eradicazione della peste suina n. 7 del 15 ottobre 2015, prot. n. 19704, inerente "Quarto provve¬dimento attuativo del programma straordinario di eradicazione della peste suina africana 2015-2017, recante eradicazione della Psa nelle popolazioni di cinghiali selvatici e allevati", si è inteso definire misure sanitarie di contrasto alla peste suina africana;

considerato che tali misure sono volte al raggiungimento dei seguenti obiettivi: sorveglianza epidemiologica sui cinghiali nei confronti della Psa, regolamentazione caccia al cinghiale nelle aree di vincolo per Psa;

ricordato che il contenuto del programma pone di fatto limiti di assoluto rigore per i cacciatori, tralasciando che ben altri siano i noti sistemi di trasmissione del contagio, non essendosi mai verificati casi di nuovi focolai dovuti ad una cattiva gestione della carni e delle carcasse da parte di chi svolge l'attività venatoria; con tale provvedimento appare evidente la volontà di prefigurare l'introduzione mascherata degli ambiti territoriali che rientrano nei disegni dell'Esecutivo regionale;

appurato che si tratta di una grande beffa che pone dei limiti incomprensibili, attraverso delle coercizioni, alla libera circolazione sul territorio, con l'aggravante che si corre il rischio di una schedatura; si sottolinea infatti, in particolare nelle zone attualmente non interessate dalla manifestazione del virus, la generale limitazione di libertà per i cacciatori sardi, derivata da previsioni attuative del programma assolutamente non giustificate né da norme superiori cogenti, ma neppure di mera opportunità;

constatato che sembrano davvero incomprensibili ed illogiche le prescrizioni che impongono su tutto il territorio regionale il sistema della battuta, come unica modalità di esercizio venatorio consentito; insensata appare anche la necessità, per l'esercizio dell'attività venatoria, della registrazione della compagnia e della individuazione di un referente, nelle zone non infette (salvi gli obblighi di contribuire liberamente al conferimento dei campioni di milza, sangue e di diaframma anche in dette aree);

preso atto che si reputa fortemente limitativa della libertà personale di ciascuno anche la norma che vieta la possibilità di frequentare compagnie diverse nell'arco della lunga stagione venatoria nelle zone di interdizione per presenza della peste suina africana;

verificato che tali prescrizioni sono assai coercitive e impongono limiti assurdi alla libertà dei singoli cacciatori;

analizzato che altro punto criticabile riguarda la non motivata estensione degli areali infetti; nulla è dato sapere sulla base di quali indicazioni si sia pervenuti ad estendere il divieto su superfici certamente non interessate di recente da casi provati di peste suina africana sia nel selvatico che nel domestico; si considera pertanto doverosa una giustificazione della scelta cui far ricadere dette aree, con riguardo comunque anche alla necessità di limitare il contagio e i danni prodotti alle colture;

esaminato che non si comprende quale sia la motivazione che sta alla base della prescrizione dell'obbligo di formazione per referenti e presidenti di autogestite, che rivestono mera carica amministrativa, nelle zone non infette;

vagliato che lo stesso obbligo formativo, per quanto concerne l'esercizio dell'attività venatoria nelle zone infette, dovrà essere ridotto a criteri di equità, ritenendosi congrua una certificazione senza imposizione del rinnovo annuale della formazione; appare dunque opportuno limitare l'obbligo formativo solo per il referente della compagnia, escludendo il presidente dell'autogestita;

verificato che i tempi assolutamente ristretti di adeguamento alla normativa non sembrano consentire l'attività venatoria secondo il dettato del programma, per cui sarebbe utile un rinvio dell'entrata in vigore del provvedimento;

condivise le preoccupazioni del mondo venatorio isolano per i divieti e le limitazioni ai danni dei cacciatori che vedono estendersi dei vincoli incomprensibili sul territorio;

visto che ad oggi si sono susseguite prese di posizione che propenderebbero per l'introduzione degli ambiti territoriali di caccia nell'ambito della Regione, con una revisione dell'organizzazione venatoria che penalizzerebbe i protagonisti della caccia nell'Isola, ovvero i cacciatori custodi dell'ambiente e del territorio;

constatato non sufficiente, a giudicare dai fatti, l'impegno della Regione per salvaguardare l'esercizio venatorio,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se non ritengano opportuno:
1) mettere in campo tutte le strategie per l'abrogazione dei vincoli previsti per l'esercizio venatorio (in particolare sulla registrazione della compagnia e altri indicati dall'articolo 4 della determinazione n. 7 del 2015) nelle zone non infette, salvo l'obbligo di conferimento dei campioni fino al raggiungimento del numero indicato per le macroaree;
2) revocare il divieto di caccia "con la sola modalità della battuta" nelle zone non infette;
3) eliminare l'obbligo di formazione obbligatoria per chi esercita l'attività venatoria nelle zone non infette;
4) cancellare tutte le previsioni che limitano la libertà di movimento e circolazione dei cacciatori nei territori della Sardegna, per evitare dei vincoli assurdi per l'attività venatoria.

Cagliari, 10 novembre 2015