CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 85/A

INTERROGAZIONE ARBAU - FORMA - LAI, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi economici e sociali connessi all'annunciata chiusura del carcere di Macomer.

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I sottoscritti,

premesso che:
- la Casa circondariale di Macomer, nella zona industriale di "Bonu Trau", costruita negli anni Ottanta e aperta come Casa mandamentale nel 1994, è poi stata trasformata in carcere di massima sicurezza per terroristi islamici, con la realizzazione di una sezione speciale AS2, unica in Italia insieme con quella di Rossano Calabro a poter ospitare detenuti condannati per reati terroristici;
- un decreto del Ministero della giustizia del 28 maggio scorso ne stabilisce improvvisamente la soppressione, con motivazioni che a tutt'oggi non sono state rese note e restano sconosciute anche al personale carcerario, ai detenuti, alle relative famiglie e alle organizzazioni sindacali interessate;
- della suddetta chiusura si è infatti venuti a conoscenza solo indirettamente, in quanto il provvedimento è citato da un successivo decreto che stabilisce il trasferimento di una parte dei detenuti AS2 dal carcere di Macomer a quello di Rossano Calabro;
- risulta sia già previsto anche il trasferimento dei restanti detenuti speciali del carcere di "Bonu Trau" a Rossano Calabro, provvedimento da cui deriverebbe una pericolosa concentrazione di tutti i carcerati per reati di terrorismo in uno stesso carcere, dove andrebbe a realizzarsi la situazione proprio per evitare la quale il Ministero della giustizia era ricorso alla realizzazione di due diverse, e geograficamente distanti, realtà penitenziarie rispondenti a specifici criteri di sicurezza e isolamento;

considerato che:
- la soppressione del carcere di Macomer andrebbe a creare gravi problemi sia al personale, che si troverebbe soggetto a gravosi trasferimenti, con effetti sociali ed economici di difficile gestione, specie in una fase di perdurante depressione, e, per motivi assimilabili, ai detenuti e alle loro famiglie;
- oltre al personale carcerario, che conta oltre sessanta dipendenti tra agenti, medici, educatori e amministrativi, per la struttura penitenziaria operano diverse decine di persone, di cui 10 medici, 5 infermieri, e altrettanti operatori tra addetti alla cucina e alla mensa, a cui si aggiunge l'ulteriore indotto generato dall'utilizzo delle strutture ricettive e ristorative locali da parte dei familiari dei detenuti;

rilevato che:
- la motivazione principale addotta nel decreto ministeriale a giustificare la soppressione del carcere, pare sia quella che si tratterebbe di un istituto "fatiscente", affermazione assolutamente infondata e in palese contraddizione con la regolare opera di manutenzione e addirittura implementazione delle strutture connesse, predisposte negli anni dallo stesso Ministero;
- ulteriore causa per la soppressione sembrerebbe sia da ricercarsi nella presunta mancanza o inadeguatezza del muro di cinta, altra affermazione confutabile, in quanto il muro di cinta risulta regolare, essendo alto nel punti più bassi 8 metri e tra l'altro provvisto di un sistema anti scavalcamento e antintrusione, realizzato, installato circa 6 anni fa con la presenza (e dotato da) di circa 50 telecamere che monitorizzano l'interno e l'esterno del carcere;

evidenziato che dalla chiusura del carcere macomerese si genererebbero gravi problemi, pur se di diversa natura, anche per il territorio di Rossano Calabro, dove la concentrazione dei detenuti per terrorismo creerebbe situazioni di massimo rischio e pericolosità sociale, tanto che in tal senso si sono già registrate preoccupanti reazioni della cittadinanza oltre che delle organizzazioni sindacali del personale penitenziario e dei rappresentanti dei detenuti;

sottolineato che:
- della struttura penitenziaria di Macomer fa anche parte un centro di addestramento delle unità cinofile della polizia penitenziaria, molto attivo e utilizzato anche dalle altre forze dell'ordine, vera e propria eccellenza nel panorama della giustizia italiana;
- si tratta dell'unico centro di addestramento cinofilo regionale, realizzato solo quattro anni fa con costi elevati, per sopperire a una grave carenza evidenziatasi nel sistema penitenziario e giudiziario sardo;
- pare che a seguito della soppressione del carcere, il Ministero abbia previsto la realizzazione di una struttura per addestramento unità cinofile nell'istituto penitenziario di Nuoro, con evidente e ingiustificato ulteriore sperpero di risorse pubbliche;
- la popolazione macomerese, come negli anni novanta si è vista imporre la presenza di una Casa mandamentale e la sua successiva trasformazione in carcere di massima sicurezza, si troverebbe ora a dover subire altrettanto "supinamente", senza alcun potere di contraddittorio, la soppressione della struttura penitenziaria;
- il complesso carcerario intanto è divenuto negli anni un'importante realtà economica per un territorio dove lo Stato ha già operato tagli e chiusure dei propri presidi, acuendo la situazione di crisi e di abbandono che ormai da troppo tempo lacera il vivere civile e sociale della nostra isola e soprattutto delle nostre zone interne, per le quali si denunciano allarmanti rischi di svuotamento e desertificazione,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione al fine di conoscere:
a) se non ritenga necessario avviare con urgenza un confronto con il governo nazionale, anche in sinergia con le rappresentanze delle istituzioni territoriali, al fine di procedere a una riconsiderazione della decisione ministeriale, assunta unilateralmente e basata su criteri palesemente contraddittori e pertanto confutabili con dati certi e verificabili;
b) quali provvedimenti intenda assumere per scongiurare la chiusura del carcere di Macomer, evitando un ulteriore "scippo" nei confronti della Sardegna, da parte di uno Stato che in tempi di "benessere economico" ha imposto alla nostra isola i propri presidi più scomodi e, in tempi di gravissima crisi, incurante della gravità delle implicazioni economiche e sociali, unilateralmente e d'imperio ne vuole decidere la soppressione.

Cagliari, 4 luglio 2014