CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 140/A

INTERROGAZIONE RUBIU, con richiesta di risposta scritta, sugli effetti provocati dall'embargo imposto dalla Russia ai prodotti agroalimentari.

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Il sottoscritto,

premesso che:
- la pratica dell'embargo messo in atto dalla Russia con l'intento di bloccare l'importazione di prodotti agroalimentari italiani, causa il fermo e talvolta il ritorno, di interi container contenenti produzioni di vario genere;
- i Russi hanno inoltre rescisso numerosi contratti per la spedizione di ortofrutta, formaggi, vini;
- i dati sono emersi dal primo monitoraggio della Coldiretti e attestano i pesanti effetti della decisione della Russia, di limitare o bloccare con decreto anche per un anno, le importazioni agricole dai paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca in risposta al conflitto in Ucraina;

rilevato che:
- in base a uno studio della suddetta categoria agricola, le importazioni in Russia sono crollate del 25,4 per cento a marzo;
- va anche considerata la diminuzione del 13,9 per cento del made in Italy, ovvero di altri manufatti nostrani di carattere non agroalimentare;
- l'analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sul commercio estero evidenzia quindi i pesanti effetti delle tensioni provocate dalla situazione in Ucraina nei rapporti commerciali con la Russia anche alla luce delle nuove sanzioni;

esaminato che nel primo trimestre del 2014 il saldo commerciale con la Russia é stato negativo per 1,938 miliardi di euro dopo che, nell'intero anno 2013, era risultato negativo per 9,259 miliardi;

osservato che tra i prodotti agroalimentari sardi più apprezzati ci sono i vini, gli ortofrutticoli, i salumi e i formaggi che vengono venduti in Russia da diverse aziende isolane;

appurato che, dal 7 agosto, quando è stato approvato l'embargo, ben due spedizioni di una nota azienda del comparto caseario isolano sono state bloccate, con il rischio concreto di perdite economiche ingenti per il settore;

atteso che l'export sardo in Russia si attesta sui 22 milioni di euro, con produzioni come olio d'oliva, pesche, prodotti confezionati (verdure sott'olio e sotto aceto, marmellate, creme) e vini che non sono al sicuro per il pericolo di ulteriori sanzioni, si teme che la chiusura delle frontiere possa rappresentare un duro colpo per le diverse realtà del settore enologico e ortofrutticolo della Sardegna;

valutato che pare trattarsi dell'inizio di una guerra commerciale senza precedenti con il pericolo un brusco freno alla lenta, ma crescente, domanda di made in Sardegna sulle tavole dei cittadini dell'ex impero sovietico, che avevano cominciato ad apprezzare le specialità isolane come i vini, i formaggi, gli ortofrutticoli e i salumi;

accertato che da qualche mese sono stati bloccati i salumi (salami e salumi freschi) e le carni suine fresche prodotte nel continente europeo ed esportate verso la Russia, che aveva chiuso le frontiere a tutto il comparto poiché le carni e i derivati suini venivano trasformati in violazione delle regole sugli scambi alla Wto, di cui è membro dal 2012, prendendo a pretesto la scoperta a fine gennaio, di casi di peste suina africana in alcuni cinghiali in Lituania, Polonia e in zone di frontiera con la Bielorussia;

rimarcato che, in particolare, sembrano a rischio diverse spedizioni di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro a livello nazionale nel 2013, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro complessivamente per la bilancia commerciale italiana, vini,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale:
a) per riferire a quanto sono stimabili i danni diretti e indiretti preventivabili per i prodotti isolani a seguito dell'embargo imposto dalla Russia;
b) per verificare la possibilità di aprire un tavolo di confronto con gli operatori dell'ex Unione Sovietica, finalizzato a un accordo commerciale ad ampio raggio con la Sardegna per favorire l'esportazione delle eccellenze isolane, anche mediante il riconoscimento di un marchio delle produzioni sarde che potrebbe incentivare i consumatori all'acquisto delle etichette nostrane;
c) per indicare i possibili sbocchi alternativi per le produzioni isolane che vengono rifiutate dalla Russia e valutare se gli effetti negativi dell'embargo possano trovare un equo indennizzo per le aziende danneggiate dai blocchi.

Cagliari, 10 settembre 2014