CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 156/A

INTERROGAZIONE PISCEDDA - COMANDINI - COZZOLINO - DERIU - LOTTO - MORICONI - PINNA Rossella, con richiesta di risposta scritta, sulla problematica relativa ai precari presenti nell'Amministrazione regionale.

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I sottoscritti,

premesso che, dal 2002 a tutt'oggi, la Regione, i suoi enti e le sue agenzie, per sopperire alle carenze in organico e far fronte alle nuove competenze e ai servizi in capo alla stessa, ha dovuto ricorrere all'utilizzo di lavoratori precari utilizzando prevalentemente contratti di co.co.co.;

considerato che la legge finanziaria nazionale del 2007 (commi 519 e 558 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296) consentiva alle amministrazioni di procedere alla stabilizzazione del personale precario non dirigenziale che fosse stato in servizio a tempo determinato da almeno tre anni (anche non continuativi) alla data del 29 settembre 2006;

visto l'articolo 36 della legge regionale n. 2 del 2007 che ha previsto che il "Piano per il superamento del precariato" andava disposto sulla base di una ricognizione del personale non dirigente che avesse maturato trenta mesi di precariato nel quinquennio 2002-2007, il personale, il cui rapporto di lavoro fosse stato instaurato sulla base di procedure selettive di natura concorsuale, andava stabilizzato a domanda; il restante personale, doveva essere sottoposto a prove selettive concorsuali pubbliche, con il riconoscimento di una premialità riferita al servizio prestato; nel 2007 il quadro dei lavoratori aventi il requisito di anzianità necessario vedeva coinvolte 178 unità, di cui 68 nell'Amministrazione regionale e 110 negli enti/agenzie;

considerato che il comma 5 dell'articolo 3 della legge regionale 7 agosto 2009, n. 3, ha visto la Regione riconoscere il precariato come piaga sociale e come problematica condivisa e riconosciuta dall'opinione pubblica generale e ha previsto il prolungamento del piano di stabilizzazione, al fine di comprendere anche i lavoratori che avessero raggiunto, alla data del 18 agosto 2009, il periodo minimo di trenta mesi di lavoro;

preso atto che nessun lavoratore venne stabilizzato a domanda perché trattandosi di personale precario costituito prevalentemente da co.co.co. e reclutato tramite tirocini e/o short list regionali o ministeriali, l'Assessorato del personale ritenne di non poter riconoscere questo tipo di selezioni nel novero delle selezioni di natura concorsuale rifiutando la stabilizzazione a domanda, quindi, nelle more dell'espletamento di selezioni per l'accesso dei precari nei ruoli e ai fini della tutela dei posti di lavoro, il comma 7 dell'articolo 3 della legge regionale n. 3 del 2009 ha previsto la proroga dei contratti a termine, atipici o flessibili, in essere alla data del 28 febbraio 2009, fino alla conclusione dei programmi di stabilizzazione;

considerato che:
- tra il 2009 e il 2011 sono state prodotte tutta una serie di norme volte a sbloccare la situazione prevedendo riserve di posti, concorsi riservati e allungamento dei termini, per includere anche coloro che, nel frattempo, avessero maturato l'anzianità di servizio necessaria alla stabilizzazione;
- le norme sopravvissute riguardano solo ambiti settoriali e per specifici lavoratori provenienti dal Consiglio regionale o da società controllate e poi assorbite dalla Regione, mentre le altre sono state tutte dichiarate incostituzionali;
- anche il giudice del lavoro ha bloccato l'espletamento del concorso pubblico programmato proprio perché non sono state effettuate le stabilizzazioni nel rispetto degli accordi sindacali;

vista la deliberazione n. 20/23 del 15 maggio 2012, confermata pochi giorni prima delle ultime elezioni con deliberazione n. 6/19 del 14 febbraio 2014, che dispone anche la stabilizzazione del personale impiegato con partita iva;

visto anche l'articolo 4 della legge regionale 13 giugno 2012, n. 12 che, nel tentativo di ricondurre le selezioni effettuate dai precari nel novero delle procedure selettive pubbliche utili per la stabilizzazione a domanda, ha specificato alcune selezioni da considerare valide ai fini della stabilizzazione a domanda e in particolare: i tirocini formativi ministeriali denominati "sfera" e le selezioni tramite short list e banche dati per l'assistenza tecnica sui fondi POR, ma solo per le misure del Programma operativo nazionale 2000-2006 - PON ATAS (misure 1.1, 1.2 e 2.2) e dell'Accordo di programma quadro — APQ e pertanto escludeva tutti coloro i quali svolgono assistenza tecnica, ma su fondi europei diversi da quelli elencati e i precari selezionati per il tramite dei tirocini regionali;

considerato quindi che la norma precedentemente citata creava gravi discriminazioni fra precari che, a parità di selezione e a fronte di una maggiore anzianità, rimanevano esclusi è stato approvato l'articolo 2 della legge regionale 26 giugno 2012, n. 13 che ricomprendeva anche i precari che erano stati esclusi;

visto che l'articolo 2 della legge regionale 26 giugno 2012 n. 13 modificativo della legge regionale n. 12 del 2012 cosi dispone: "Alla fine del comma 1 dell'articolo 4 della legge regionale 13 giugno 2012, n. 12 (Disposizioni urgenti e integrazioni alla legge regionale 4 agosto 2011, n. 16 (Norme in materia di organizzazione e personale), relativa ai contratti di collaborazioni coordinate e continuative e ulteriori misure di contenimento della spesa pubblica), sono aggiunte le parole: "e le selezioni effettuate con modalità analoghe attestate dai relativi dirigenti di servizio o generali per le figure professionali aventi i requisiti dei trenta mesi maturati entro i termini stabiliti dall'articolo 6, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2011";

considerato che:
- tale articolo, che aveva mera finalità integrativa, è stato oggetto di impugnativa e di dichiarazione di incostituzionalità;
- di fatto 164 lavoratori in categoria D e 29 di categoria C a parità di condizioni di accesso, rimangono esclusi e solo 70 verranno stabilizzati a domanda;

appurato che l'articolo 4 della legge regionale n 12 del 2012, al comma 3 stabilisce che "il Piano pluriennale per il superamento del precariato è prorogato fino al completo assorbimento degli aventi diritto alla stabilizzazione e, comunque, non oltre due anni, ai sensi del comma 2 dell'articolo 36 della legge regionale n. 2 del 2007, e successive modifiche e integrazioni";

considerato che:
- l'Amministrazione regionale non ha mai attivato procedure concorsuali volte alla stabilizzazione e che se non si modifica il quadro normativo attuale, si va incontro alla scadenza del piano di stabilizzazione fissato al 30 giugno 2014, col rischio di non rinnovare più i contratti e mandare a casa i lavoratori già esclusi dalle ultime graduatorie per le stabilizzazioni;
- in particolare, l'ultima legge 27 dicembre 2013, n. 147, articolo 1, comma 529, (legge di stabilità) recita: "Le regioni che alla data dell'ultima ricognizione effettuata al 31 dicembre 2012 non si trovino in situazioni di eccedenza di personale in rapporto alla dotazione organica sia complessiva, sia relativa alla categoria/qualifica interessata, e che, ai sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, stiano assolvendo alla carenza della dotazione organica attraverso il ricorso e l'impiego di personale assunto con procedure a evidenza pubblica, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato della durata di 36 mesi e i cui contratti di lavoro siano stati oggetto, negli ultimi cinque anni, di una serie continua e costante di rinnovi e proroghe anche con soluzione di continuità, purché con il medesimo datore di lavoro, e ove le predette deroghe ai limiti contrattuali imposti dalla normativa vigente e dal contratto stesso siano state oggetto di apposita contrattazione decentrata tra le organizzazioni sindacali abilitate e l'ente interessato ai sensi dell'articolo 5, comma 4-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni possono procedere, con risorse proprie, alla stabilizzazione a domanda del personale interessato";
- un principio immanente di derivazione comunitaria è il principio di non discriminazione; quest'ultimo è un principio comunitario, reso oggetto, peraltro, nell'ordinamento interno, dei decreti di disciplina dei rapporti di lavoro a tempo determinato e a tempo parziale (decreto legislativo n. 368 del 2001 e decreto legislativo n. 61 del 2000), in forza del quale non è consentita discriminazione alcuna tra diverse tipologie di lavoratori ancorché precari, quella non discriminazione che, ponendosi nel solco del principio di uguaglianza, certamente non conosce e non può conoscere limitazioni di ordine territoriale a presidio dell'unitarietà dell'ordinamento,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione:
a) per conoscere quali misure ritenga opportuno adottare, nel più breve tempo possibile, per procedere alla stabilizzazione di tutti i precari che hanno maturato i requisiti temporali necessari per poterne usufruire, consentendo l'assorbimento nel ruolo unico, ed evitando così un trattamento del personale precario che si trova nella medesima situazione;
b) per sapere se intenda, quindi, iniziare e completare le procedure di stabilizzazione secondo anche la predetta legge di stabilità (legge 27 dicembre 2013, n. 147) per chi ha superato i 36 mesi di precariato;
c) per sapere se intenda, quindi, provvedere a una ricognizione del personale , che alla data del 31 dicembre 2012, è assunto con procedure a evidenza pubblica, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato per la carenza di dotazione organica, con i requisiti di 36 mesi di precariato, così come indicato dalla legge di stabilità;
d) per sapere se intenda, quindi, provvedere al rinnovo a tempo determinato sino alla sua conversione in tempo indeterminato per tutti i soggetti interessati dal processo di trasformazione.

Cagliari, 23 settembre 2014