CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 162/A

INTERROGAZIONE RUBIU - OPPI, con richiesta di risposta scritta, in merito al tracollo dei consumi di energia elettrica da parte delle imprese in Sardegna e alle misure di incentivazione.

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I sottoscritti,

premesso che, secondo un dossier stilato dalla Confartigianato Sardegna, i consumi di energia elettrica delle imprese sarde si sono ridotti al minimo; in particolare, nel 2013 si è registrato un calo del 24,5 per cento rispetto all'anno precedente, segno ulteriore, questo, della crisi che attanaglia il settore produttivo; il crollo maggiore, secondo le statistiche, si è avuto nella provincia di Carbonia-Iglesias con uno spaventoso -61,8 per cento;

accertato che l'erogazione dell'energia elettrica alle imprese appare come uno strumento di sviluppo per le aziende isolane che hanno scelto di insediare i propri stabilimenti nei diversi territori, la crisi in Sardegna si legge anche dai consumi dell'energia elettrica da parte delle imprese. Nella nostra Isola, infatti, nel 2013 il calo è stato del 24,5 per cento rispetto al 2012, segnando così la peggior performance a livello nazionale, dove la media si è attestata al - 3,2 per cento. A rilevare questi dati davvero preoccupanti un'elaborazione dell'Ufficio studi di Confartigianato relativa alla domanda di energia elettrica delle imprese, su dati Tema del 2012 e 2013. La crisi si è, dunque, declinata in una caduta dei consumi generata dal crollo dei livelli produttivi con un ciclo perverso sui dati dell'occupazione e con un'incidenza negativa sui margini delle imprese. Praticamente una tempesta perfetta che si è ricalcata sull'economia generale della Sardegna e contribuisce ad aggravare la situazione di deflazione in cui versa l'isola;

rilevato che le statistiche riportano che in un anno, a livello regionale si è passati da 7.383 a 5.573 gigawatt/ore, con una perdita secca di 1.810 gwh. Tra le province segno positivo (leggero) solo per il Medio Campidano, in crescita del 0,5 per cento (da 153 gwh del 2012 a 153,5 gwh del 2013), si annota invece un segno negativo per tutte le altre: Olbia-Tempio -2,7 per cento (da 477 a 464), Sassari -3,6 per cento (da 738 a 711), Oristano-3,9 per cento (da 290 a 279), Ogliastra -4,0 per cento (da 94 a 90), Nuoro -6,3 per cento (da 541 a 507), Cagliari -8,9 per cento (da 3.452 a 3.144), chiude Carbonia- Iglesias, ultimo posto in Italia, con uno sprofondo del -61,8 per cento (da 2.296 a 878). Dati che dovrebbero produrre una profonda riflessione da parte della classe politica isolana, il calo della domanda è sicuramente dato dal tracollo dell'economia, con la riduzione ulteriore dell'occupazione, il contenimento dei costi da parte delle imprese, il calo della redditività delle aziende;

valutato che la discesa dei consumi va rapportata anche agli alti costi di consumo, il rapporto segnala come una piccola impresa tipo arrivi a pagare una bolletta elettrica annua di 14.408 euro, di cui il 35,3 per cento è determinato dagli oneri generali di sistema e il 6,1 per cento da oneri fiscali; oltre agli oneri generali di sistema, a "gonfiare" la bolletta elettrica delle piccole imprese c'è anche la componente fiscale, tra le più gravose d'Europa: la tassazione dell'energia è pari al 2,3 per cento del Pil ed è superiore di 0,6 punti rispetto alla media dell'Eurozona;

annotato che si indica una discordanza rispetto al resto della Penisola, visto che l'indagine della Confartigianato isolana rivela anche come le imprese artigiane subiscano un doppio "spread elettrico": queste pagano il kwh (kilowattora) il 31 per cento in più rispetto ai competitor europei e 1'89 per cento in più rispetto alle grandi imprese italiane (quelle con maggior consumo di energia), dati che, dunque, mettono in evidenza l'impossibilità delle aziende isolane a confrontarsi con le altre realtà oltre Tirreno, che godono di maggiori benefici;

dato atto che, dunque, la situazione in Sardegna è ancora più complicata per il costo esorbitante dell'energia elettrica, è necessario ricordare che nel 2012 (ultimo paragone disponibile) le imprese sarde pagavano ben 2.708 euro in più rispetto alle altre aziende europee e 932 euro in più rispetto ai colleghi delle altre regioni italiane ovvero 1,03 per cento del valore aggiunto svaniva in maggiori oneri energetici;

constatato che i suddetti dati generano una grande preoccupazione riguardante il futuro delle imprese in Sardegna, con una fuga delle grandi realtà che è ormai in atto da tempo viste le cifre esagerate da pagare per il consumo dell'energia elettrica, occorre percorrere due strade parallele, con il continuo e forte intervento del Governo regionale verso quello nazionale, per tagliare i costi, con la direzione puntata sugli investimenti infrastrutturali perché si apra all'utilizzo anche di fonti alternative;

esaminato che il mondo dell'energia elettrica è stato sconvolto, altresì, dalla coincidenza di due fattori: la crisi della domanda e, contemporaneamente, l'incremento violento della produzione da fonti rinnovabili nuove (in particolare, fotovoltaico ed eolico) e la loro dislocazione, appare chiaro che occorre regolamentare il settore con una strategia che tenga conto di queste nuove dinamiche al fine di favorire lo sviluppo delle attività produttive isolane;

assodato che é essenziale consolidare gli impianti di produzione termoelettrica presenti nella Regione, orientando le aziende proprietarie ad un continuo miglioramento degli aspetti ambientali, non possiamo, infatti, pensare che un patrimonio industriale, forse unico in Italia, possa essere lasciato decadere, preda degli effetti del mercato o delle politiche finanziarie di aziende multinazionali, per cui i pochi impianti termoelettrici della nostra Regione (Fiumesanto, Sulcis, Ottana), che hanno garantito la produzione di energia elettrica e la regolazione della rete (aspetto fortemente tecnico spesso tralasciato dal dibattito pubblico), devono essere difesi dalla politica regionale, non si può permettere un loro lento e graduale smembramento, ma si deve puntare ad ottenerne un consolidamento ed una riconversione ambientale che possa garantire agli stessi impianti, e ai lavoratori che vi operano, di avere ancora un ruolo produttivo in Sardegna,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per:
a) valutare la possibilità di adottare un Piano energetico regionale che possa contribuire a un rilancio del settore con la ripresa dei consumi;
b) sapere se non si ritenga opportuno ottenere un confronto ed una trattativa con il Governo e l'Enel al fine di assicurare costi più vantaggiosi per le aziende isolane;
c) conoscere la situazione riguardo al settore delle fonti ad energia rinnovabile, con possibilità di arrivare ad uno sviluppo controllato delle stesse;
d) verificare la possibilità di istituire una cabina di regia a livello regionale, collocata presso l'Assessorato dell'industria, in cui, con la partecipazione delle istituzioni locali, delle imprese, delle forze sociali e dei rappresentanti dei consumatori, si governi il mondo dell'energia della nostra regione, all'interno di un quadro regolatorio definito e facendo in modo che le singole scelte, siano esse concessioni, autorizzazioni, piani di sviluppo o altro, siano concertate tra il livello regionale e quello territoriale evitando inutili contrapposizioni.

Cagliari, 24 settembre 2014