CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 198/A

INTERROGAZIONE RUBIU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di sofferenza delle campagne a causa del debito agricolo e della perdurante siccità tra settembre e ottobre.

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Il sottoscritto,

premesso che:
- il comparto rurale rappresenta uno dei settori che maggiormente racchiude e rappresenta l'identità e la tradizione produttiva regionale sarda, risultando, quindi, un fattore chiave ai fini della ripresa economica e della valorizzazione della nostra Isola;
- attualmente l'agricoltura sta soffrendo pesantemente il mutamento delle stagioni che si ripercuote, inevitabilmente, sulle produzioni della nostra terra e infatti, tra settembre e ottobre, si è registrato un decremento delle colture dovute al perdurare della stagione secca e all'irregolarità delle precipitazioni;

valutato che:
- secondo le stime delle associazioni di categoria, l'inversione delle stagioni di questi ultimi anni sta provocando non poche difficoltà di carattere gestionale e produttivo per i contadini e gli allevatori;
- con i dati a disposizione, a settembre e ottobre sulle precipitazioni è stato registrato un meno 90 per cento rispetto alle medie stagionali in tutto il territorio isolano: sono gli effetti di un clima alterato, che condanna il centro-sud Italia con una grave siccità e il nord Italia che viene sommerso sempre più frequentemente da alluvioni e smottamenti;

accertato che il settore agricolo attende da anni misure di ristrutturazione del debito e sottolineato che tale operazione non richiede maggiori oneri di spesa per la Regione, bensì un utilizzo efficace delle proprie disponibilità finanziarie, per offrire le garanzie di cui necessita il sistema bancario per erogare finanziamenti alle aziende agricole e alle cooperative;

rilevato che la prolungata siccità del periodo suddetto si è tradotta in un drastico aumento dei costi di produzione, dovuti a maggiori consumi idrici e di sostentamento per i capi animali; inoltre i raccolti sono stati più scarsi e qualitativamente inferiori: creando un vero e proprio disastro che ha messo in ginocchio tante aziende. Secondo le associazioni di tutela degli agricoltori, dunque, il bollettino non è roseo e per molti è stata compromessa l'intera annata;

valutato che le condizioni climatiche hanno danneggiato anche gli allevamenti, in quanto le risorse naturali da destinare al sostentamento sono state integrate con mangimi, per fronteggiare l'arrivo delle nuove generazioni; inoltre, il mondo agropastorale attende ancora la liquidazione degli indennizzi per la lingua blu, che non sono stati ancora erogati a favore delle aziende;

annotato che il riposizionamento del debito agricolo è un presupposto indispensabile per il rilancio del settore agroalimentare, che soffre anche le perdite secche causate dalle calamità che si ripercuotono negativamente sul comparto;

appreso che la crisi, che ha colpito da anni il settore, paralizza indifferentemente tutti i territori della Sardegna, che si differenziano secondo le diverse vocazioni agroalimentari;

constatato che nel Sulcis Iglesiente vive più del 20 per cento dei lavoratori agricoli e opera il 25 per cento delle aziende censite, che lavorano su un'equivalente parte della superficie agricola utilizzata e che, inoltre, l'attività si svolge prevalentemente lungo la valle del Cixerri, da Uta e Decimoputzu, passando per Siliqua, Narcao, Iglesias e Carbonia, sino ad arrivare al comune di San Giovanni Suergiu (980 aziende) che è, insieme a Calasetta (711), quello con più aziende; in testa alla classifica per numero di lavoratori agricoli troviamo ancora San Giovanni Suergiu (2.717), seguito da Uta (circa 2.100). Tra le aziende operanti sul territorio ci sono delle vere eccellenze in campo agroalimentare, con particolare prevalenza nel settore enologico ed agrozootecnico;

osservato che, in base alle ultime statistiche e sulla base dei dati del V Censimento generale dell'agricoltura, è, però, il settore agricolo nel suo complesso ad aver subito, nell'ultimo decennio, una flessione, mentre la contrazione del numero di aziende è superiore alla media regionale, quella della superficie totale e, soprattutto di quella utilizzata, è molto più contenuta. In alcuni comuni (Domusnovas, Narcao, Fluminimaggiore, Decimoputzu, Portoscuso) si registra anzi un incremento di quest'ultima. La Sau diminuisce invece in modo marcato a Carbonia (-46 per cento), Teulada (-58 per cento), Sant'Antioco (-42 per cento) e Nuxis (-56 per cento) e Sant'Anna Arresi (-36 per cento). In questi comuni in dieci anni si perde dal 40 al 60 per cento della superficie coltivata. Il decennio segna quindi un ulteriore passo nella direzione di una differenziazione delle specializzazioni produttive all'interno del Sulcis Iglesiente,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale:
1) per rendere note le stime dei danni che la perdurante siccità tra settembre e ottobre ha provocato alle colture sparse in ogni angolo dell'Isola;
2) per valutare la possibilità di un adeguato riconoscimento finanziario per i danni causati dai suesposti mutamenti climatici;
3) per conoscere eventuali progetti della Regione per rimodulare il debito delle aziende agricole, messe in ginocchio dalla crisi galoppante del settore;
4) per verificare la possibilità di un piano di recupero dell'agricoltura in particolare nel Sulcis Iglesiente, attanagliato soprattutto dalla crisi industriale, con l'inserimento dei giovani nel mondo delle campagne, anche mediante le misure del PSR;
5) per comprendere quali soluzioni verranno adottate per sostenere le aziende agricole in forte difficoltà, anche mediante l'illustrazione degli interventi previsti nel PSR.

Cagliari, 12 novembre 2014