CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 220/A

INTERROGAZIONE TOCCO - PITTALIS - ZEDDA Alessandra, con richiesta di risposta scritta, in merito al trasferimento dei detenuti dal carcere di Buoncammino al nuovo penitenziario di Uta, località Macchiareddu, e alla mancanza dei servizi di trasporto adeguati per raggiungere la struttura.

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I sottoscritti,

premesso che lo scorso 23 novembre si è verificato il trasferimento dei detenuti dal carcere di Buoncammino, immerso nella parte alta della città di Cagliari, quindi facilmente raggiungibile da operatori e familiari dei reclusi, al nuovo presidio penitenziario di Uta, dislocato in località Macchiareddu, nel cuore dell'area industriale più importante dell'area vasta; un esodo massiccio, che ha visto il trasloco di circa 300 persone, portato a termine, soprattutto, grazie all'impeccabile regia della direzione penitenziaria dell'Istituto cagliaritano;

accertato che:
- la nuova casa circondariale dista dal capoluogo circa 50 chilometri, tra andata e ritorno, che dovranno quotidianamente, o quasi, essere percorsi dagli operatori in attività all'interno del caseggiato (amministrativi, agenti di custodia, psicologi e altre figure che prestano il loro servizio all'interno del carcere);
- in modo particolare, poi, la struttura dovrà essere raggiunta, almeno una volta alla settimana o, comunque, nelle giornate fissate per i colloqui, dai familiari dei reclusi che si trovano ospitati nel caseggiato;

rilevato che, quindi, il nuovo carcere di Uta, alquanto isolato e in una dislocazione periferica rispetto al centro di Cagliari, rischia di trasformarsi in un vero e proprio miraggio inarrivabile, soprattutto per i familiari dei detenuti, attualmente inseriti nella struttura penitenziaria;

osservato che il problema è stato, peraltro, già riscontrato il giorno del trasferimento dei detenuti, allorquando, alcuni dei congiunti, in una fase storica di trasloco del complesso, molto particolare per gli stessi reclusi, si sono ritrovati nell'impossibilità di raggiungere l'area di Uta, in quanto privi di un proprio mezzo privato;

valutato che la grande fetta delle famiglie dei detenuti è composta da congiunti che, da altre città dell'Isola o dell'area vasta, arrivano a Cagliari in treno o in pullman, appositamente per sostenere i colloqui settimanali con i loro cari;

annotato che:
- manca, attualmente, un servizio di collegamento adeguato e continuo fra la città capoluogo e l'area di Macchiareddu, dove si trova incastonato l'istituto detentivo;
- si è, dunque, proceduto a inaugurare, di fatto, il carcere, senza tenere conto di assicurare le opportune connessioni di trasporto con il territorio e garantire agli operatori e ai familiari dei reclusi la concreta possibilità di utilizzare i mezzi pubblici; una situazione che certifica la scarsa capacità programmatoria messa in atto dalla Regione, in sinergia con gli enti locali coinvolti, in particolare, le amministrazioni comunali di Cagliari e Uta, e le istituzioni penitenziarie;

dato atto che:
- appare chiaro ed evidente che, in molteplici casi, si tratterebbe dunque di un tragitto impossibile da sostenere con mezzi privati;
- salterebbero, dunque, i colloqui dei familiari e, di conseguenza, la possibilità di fare delle visite, seppure per pochi minuti e nei casi previsti e/o concessi dal regolamento penitenziario, ai detenuti;

constatato che:
- detenuti e familiari rischiano, così, di rinunciare a un diritto previsto dall'ordinamento penitenziario, un momento unico per tanti reclusi per un contatto con l'esterno; un diritto capace di incrociare le esigenze della disciplina giuridica in materia, che tende alla riabilitazione e al reinserimento del recluso nella società;
- con la privazione di un collegamento, mediante bus navetta, verso la struttura di Uta, località Macchiareddu, non si consentirebbe ai familiari di raggiungere il sito e si lederebbe, dunque, un principio fondamentale quale il reintegro graduale del recluso nella società;

appreso, peraltro, che nel capoluogo e in diversi centri della Provincia operano due enti pubblici impegnati nel trasporto pubblico extraurbano e urbano, quali l'Arst e il Ctm, nonché diverse aziende private che svolgono la propria attività nell'area industriale della zona di Macchiareddu;

sottolineato che sembra evidente che il mancato coinvolgimento degli operatori dei servizi che operano all'interno dell'istituto penitenziario possa comportare necessariamente ulteriori disagi, visto il considerevole aumento delle spese di agenti di custodia o altre figure che prestano la propria attività nel caseggiato per raggiungere il posto di lavoro;

rimarcato che:
- appare opportuno che la Regione trovi le risorse opportune per colmare la carenza nei collegamenti con il carcere di Uta, località Macchiareddu, onde consentire ai familiari dei detenuti e agli operatori di raggiungere facilmente il sito;
- si tratta di un servizio fondamentale e utile dal punto di vista sociale, perché permetterebbe alle famiglie di stare vicino ai detenuti che stanno affrontando una situazione psicologica non facile,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti:
1) per conoscere il piano posto in essere in occasione del trasferimento dei detenuti dal carcere di Buoncammino al presidio penitenziario di Uta, dislocato nell'area di Macchiareddu;
2) per valutare la possibilità di convocare immediatamente una conferenza dei servizi tra Regione, comuni, enti pubblici del settore trasporto e Amministrazione penitenziaria con l'intento di verificare le situazioni di collegamento attualmente esistenti e la possibilità di incrementare le corse dei mezzi, nonché indicare le condizioni della viabilità e i ruoli delle singole istituzioni territoriali;
3) per esaminare, sin dai prossimi giorni, la possibilità di predisporre dei bus navetta per il trasporto dei familiari dei detenuti in occasione dei colloqui e/o delle visite ai reclusi, con possibilità di indicare come capolinea del mezzo, in modo simbolico, il vecchio carcere di Buoncammino.

Cagliari, 2 dicembre 2014