CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 235/A

INTERROGAZIONE RUBIU, con richiesta di risposta scritta, in merito all'imposizione dell'Imposta municipale unica (IMU) sui terreni agricoli che hanno perso l'esenzione del tributo.

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Il sottoscritto,

premesso che:
- in base al decreto interministeriale 28 novembre 2014, n. 66, si è rivisitata la classificazione dei comuni che, a decorrere dall'anno d'imposta 2014, beneficiano dell'esenzione dall'IMU sui terreni agricoli;
- l'articolo 22, comma 2, del citato decreto, convertito nella legge n. 89 del 2014, infatti, per garantire ai comuni un maggiore gettito, ha previsto l'emanazione di un decreto ministeriale, che individui le città nelle quali si applichi l'esenzione IMU ai terreni agricoli, già prevista ai fini ICI, sulla base dell'altitudine riportata nell'elenco dei centri italiani predisposto dall'Istat, diversificando, eventualmente, tra terreni posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola e gli altri;

accertato che:
- il provvedimento suddivide i comuni in tre fasce, sulla base dell'altitudine del centro cittadino;
- in particolare, prevede l'esenzione totale per i soli terreni agricoli dei comuni localizzati a un'altitudine, determinata con riferimento al centro cittadino, superiore a 600 metri;
- i terreni situati in comuni con altitudine compresa tra 281 e 600 metri, invece, sono esenti solamente nel caso in cui siano posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP), di cui all'articolo 1 del decreto legislativo n. 99 del 2004, iscritti nella previdenza agricola;
- nessuna esenzione è prevista, infine, per i terreni ubicati in comuni ad altezza minore o uguale a 280 metri;

verificato che il Consiglio dei ministri dello scorso 12 dicembre 2014 ha approvato un decreto legge che ha rinviato alla data del 26 gennaio 2015 il termine per il versamento dell'IMU relativa ai terreni agricoli che hanno perso l'esenzione dal tributo;

rilevato che tale provvedimento pare, comunque, viziato da una profonda ingiustizia, con un obiettivo vessatorio verso un comparto produttivo come l'agricoltura sarda, settore che, peraltro, è già gravato da forti difficoltà economiche e finanziarie provocate dall'attuale condizione di crisi del sistema agroalimentare e zootecnico, oltreché dalle emergenze che si sono abbattute sul mondo delle campagne (dalle alluvioni sino alle mancate produzioni dovuta alle temperature anomale di settembre e ottobre), senza dimenticare il peso della burocrazia che vincola e rallenta gli imprenditori all'accesso al credito, alle autorizzazioni e a tutti i servizi che vengono richiesti alle pubbliche amministrazioni;

assodato, peraltro, che la specificità del territorio isolano ha portato a riconoscere molti centri del sud Sardegna, del Sulcis Iglesiente e dell'interno come comuni svantaggiati e montani, in base anche alla legge regionale 26 marzo 2012, n. 8, con una particolare attenzione, quindi, alla conformazione dei poderi agricoli;

valutato che i tempi ristretti ed esigui del rinvio lasciano nell'incertezza parecchie aziende agricole sarde, che paventano una stangata dalle dimensioni sproporzionate con un esborso medio previsto che si aggira sui 5 mila euro per ciascuna realtà produttiva;

annotato che la decisione sembra destinata a danneggiare ulteriormente il comparto dell'agricoltura sarda, in aggiunta al pesante aumento esorbitante dei costi dei beni primari;

dato atto che tale misura appare senza nessuna logica, soprattutto in un momento in cui si ponevano forti speranze nella ripartenza dell'economia sarda, puntando in modo particolare sull'agricoltura che rischia, così, una possibile desertificazione rurale, che porterà gravissimi oneri sociali; la scelta sembra poi contraddittoria, in quanto si parla tanto di difesa del territorio e dell'ambiente, andando però a colpire la grande fetta di coltivatori che, con il proprio lavoro, svolgono un ruolo importante nelle campagne, scongiurando così l'abbandono e il degrado di terre altrimenti marginali;

appreso che:
- l'operazione mette in pericolo le finanze di moltissimi comuni, che detengono la proprietà di enormi appezzamenti di terre agricole, che si vedranno, così, costretti a subire oneri per far fronte a questo stravolgimento;
- inoltre, secondo le associazioni degli enti locali, si tratta di una misura incostituzionale perché lede, per quanto riguarda i comuni, il principio di annualità del bilancio, mentre per quanto riguarda i cittadini è in palese violazione dello Statuto del contribuente;
- lo Stato, infatti, con questa decisione non rispetta neanche il principio della non retroattività delle norme fiscali, decidendo addirittura, al 30 novembre, che entro sedici giorni (prorogato ora al 26 gennaio) i residenti dei comuni montani e svantaggiati sono soggetti al pagamento dell'IMU sui terreni per l'anno già trascorso e, allo stesso tempo, pubblicando sui siti statali finanziari di riferimento dei comuni la riduzione dei trasferimenti di pari importo;

constatato che:
- il danno è compiuto contro la specialità e l'autonomia della Sardegna, che ha messo l'agricoltura tra le priorità dell'agenda economica, in vista di una ripresa del mercato mondiale;
- il provvedimento, infatti, rischia di produrre un calo netto della produzione agro-alimentare, situazione che porterebbe all'aumento del gap tra esportazioni e importazioni, con un saldo negativo che pari a circa 3 milioni e 600 mila euro, grazie alle produzioni che arrivano nell'Isola;

osservato che, dunque, la proroga sul pagamento dell'IMU per i terreni agricoli ha, di fatto, solo rinviato la questione subito dopo la pausa per le vacanze natalizie e di fine anno, fattore che crea preoccupazione, in quanto rischiano di riproporsi le stesse situazioni per gennaio e, successivamente, per i pagamenti delle rate del tributo a giugno;

sottolineato che l'agricoltura rappresenta, per la Sardegna, un fattore sociale dai molteplici risvolti benefici, visto che tantissimi coltivatori, soprattutto nelle aree svantaggiate come il Sulcis Iglesiente e il Nuorese, consentono di presidiare il territorio da possibili scempi e disastri ambientali, evitando così danni enormi al paesaggio;

rimarcato che appare scontato che la Regione debba sollecitare un tavolo di confronto immediato con il Governo, per giungere a una revisione complessiva dei criteri di applicazione delle esenzioni, finalizzata a tutelare le campagne e l'agricoltura isolana da possibili operazioni che mirano semplicemente alla mortificazione dello sviluppo e all'abbandono dei poderi produttivi;

appurato che, lo scorso 3 dicembre 2014, è stato approvato dal Consiglio regionale l'ordine del giorno n. 30, a conclusione della discussione sulle mozioni n. 95 e n. 96 in materia di riduzione delle esenzioni IMU sui terreni agricoli,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale:
1) per sapere quali passi siano stati sinora compiuti con il Governo per evitare di imporre una tassazione stratosferica sui terreni agricoli;
2) per valutare la possibilità di un immediato tavolo di confronto con il Governo, finalizzato a porre in evidenza e riconoscere la specificità del territorio sardo, con l'agricoltura che riveste il ruolo di settore trainante;
3) per conoscere i rischi derivanti da tale imposizione dell'IMU sui terreni agricoli verso le campagne isolane;
4) per verificare la possibilità di salvaguardare gli impatti positivi prodotti dalla legge regionale 26 marzo 2012, n. 8, con la classificazione dei comuni svantaggiati della Sardegna, con il riconoscimento dello stato produttivo dell'agricoltura nell'Isola, allargando possibilmente gli sgravi fiscali per gli agricoltori;
5) per esaminare la possibilità di aprire un contenzioso con lo Stato, anche mediante l'approvazione di una legge regionale, per salvaguardare l'universo agricolo sardo ed evitare un nuovo salasso sulle campagne.

Cagliari, 18 dicembre 2014