CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 239/A

INTERROGAZIONE TOCCO, con richiesta di risposta scritta, in merito all'allungamento della stagione venatoria riguardo alla caccia alle specie migratorie (con particolare attenzione al tordo).

***************

Il sottoscritto,

premesso che l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, con il decreto n. 1 del 28 luglio 2014, ha emanato il calendario venatorio per la stagione venatoria 2014-2015, così come deliberato dal Comitato regionale faunistico nella seduta del 25 luglio 2014; il provvedimento in particolare individua: le specie cacciabili e i relativi periodi; le giornate e i limiti orari di caccia; il prelievo massimo, giornaliero e stagionale, delle specie cacciabili;

accertato che, ancora una volta, il varo del calendario venatorio appare restrittivo e penalizzante per il mondo dei cacciatori isolani; in particolare, si ritiene che sia stato limitato il periodo di prelievo relativamente alla selvaggina migratoria, con la battuta al tordo bottaccio che si concluderà l'8 gennaio 2015 ed il tordo sassello consentito sino al 18 gennaio 2015;

rilevato che il provvedimento sembra fortemente anacronistico ed inadeguato rispetto alle esigenze della biodiversità dell'ambiente isolano, visto che nelle regioni con le stesse caratteristiche ambientali e meteorologiche della Sardegna - ad esempio nella vicina Corsica - con peculiarità identiche alla nostra isola rispetto al flusso migratorio, la chiusura della caccia al tordo è fissata per la fi ne di febbraio;

valutato che le associazioni che rappresentano il mondo venatorio - con un ruolo predominante anche nella tutela dell'ambiente e del paesaggio - hanno ribadito più volte la necessità per un prolungamento della stagione venatoria, limitatamente alla selvaggina migratoria (ed al tordo), almeno sino a metà febbraio;

annotato che tale esigenza è stata peraltro espressa anche dal comparto agricolo, che lamenta danni consistenti alle colture olivicole e non solo; inoltre, le situazioni della stagione venatoria non sono uniformi in tutto il territorio dell'Unione europea e, anzi, le condizioni climatiche che influiscono sul comportamento della selvaggina (soprattutto sulla migratoria) sono così differenti che un atto di tutela ambientale validissimo nel nord Europa, sia incomprensibile e qualche volta controproducente nel bacino del Mediterraneo; un motivo in più per tenere conto delle specificità della Sardegna anche nell'ambito venatorio;

dato atto che appare dunque opportuno valutare una revisione dei limiti al calendario venatorio per la stagione 2014/2015, con l'allungamento del periodo di caccia a febbraio, come richiesto dalle associazioni venatorie e agricole;

constatato che l'attività venatoria è considerata in tanti paesi europei anche una rilevante occasione di indotto turistico, con diversi appassionati della disciplina che cercano le situazioni più vantaggiose per la caccia; sembra dunque chiaro che la Sardegna debba porre una maggiore attenzione su un'attività rispettabile e meritevole di una più attenta programmazione che possa concordare con la realtà ambientale e climatica dell'Isola;

assodato che occorre tenere altresì conto del peso esorbitante dei costi per i cacciatori che devono versare un'imposta nelle casse della Regione volta al prelievo venatorio; si consideri inoltre l'apporto economico che i cacciatori danno alla Sardegna - non solo in termini di tasse versate - che si aggira sui 10 milioni di euro, senza contare l'indotto; si pensi che ciascun cacciatore spende per giornata circa 100-150 euro in cartucce, bar, pranzi in agriturismo, nella cura dei cani, oltre all'acquisto dell'abbigliamento e delle strumentazioni necessarie, facendo lavorare le circa 120 armerie presenti nell'Isola; si tratta, dunque, di un patrimonio che va salvaguardato e tenuto nella giusta considerazione;

appreso che l'elaborazione del calendario venatorio è avvenuta seguendo le direttive dell'Ispra, un organismo che nulla ha da spartire con la Sardegna e la sua specialità; sembra quindi arrivato il momento per la Regione di dotarsi di un organismo tecnico-scientifico tutto sardo che possa produrre la documentazione adeguata per poter assumere le decisioni adeguate per il governo, la gestione e lo sviluppo del patrimonio ambientale, della caccia e della fauna, senza più dipendere da organismi esterni;

osservato che il calendario venatorio è stato emanato anche con il voto del Comitato regionale faunistico; il Comitato, in ossequio a quanto stabilito dall'articolo 10 della legge regionale n. 23 del 1998 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna), è uno degli organi preposti al governo della fauna selvatica e all'esercizio venatorio che deve provvedere alla tutela, alla conservazione, al miglioramento sia delle comunità animali sia degli ambienti, e alla gestione dell'esercizio venatorio; l'articolo 11 della legge regionale suddetta stabilisce che il Comitato regionale faunistico deve deliberare sulla formazione del calendario venatorio ed esprimere pareri sugli atti della pianificazione faunistico venatoria; inoltre può formulare proposte: sulla vigilanza venatoria; sulle iniziative volte all'educazione venatoria e naturalistica; sulla protezione dell'ambiente dall'inquinamento e dagli incendi,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente:
1) per sapere in base a quali criteri e/o parametri si è deciso di fermare il prelievo dei tordi il 18 gennaio 2015, viste le particolari condizioni ambientali della Sardegna;
2) per valutare la possibilità di un prolungamento della stagione venatoria - in particolare in merito alle specie migratorie (in primis tordi) - sino a metà febbraio, tenendo conto delle specificità e della biodiversità dell'ambiente isolano, con condizioni simili alla Corsica dove il prelievo di tali specie è consentito sino a fine febbraio;
3) per verificare la possibilità di convocare immediatamente il Comitato regionale faunistico, onde proporre l'allungamento della stagione venatoria e favorire il prelievo delle specie migratorie;
4) per esaminare l'opportunità di istituire un nuovo soggetto tecnico-scientifico tutto sardo che possa studiare le peculiarità climatiche e ambientali dell'ambiente, della fauna e della biodiversità isolane, senza che si possa dipendere da un organismo esterno quale l'Ispra.

Cagliari, 8 gennaio 2015