CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 378/A

INTERROGAZIONE ARBAU - AZARA - LEDDA - PERRA, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata applicazione del principio di territorialità della pena, in particolare riguardo alla vicenda del detenuto Mario Trudu.

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I sottoscritti,

premesso che:
- nel 1979, Mario Trudu, pastore, veniva arrestato nel territorio di Sinnai, con l'accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, reato per cui gli è stata inflitta una prima condanna, ma per cui si è sempre dichiarato innocente;
- durante una breve latitanza, si rendeva colpevole di un sequestro e dell'omicidio non volontario del sequestrato, delitto per cui è stato condannato all'ergastolo ostativo, la forma più dura di detenzione (fine pena mai effettivo), per cui ha già trascorso in carcere più di 35 anni;
- a Spoleto, si diplomava all'Istituto d'arte e, attualmente, è recluso nel carcere di San Gimignano (Siena), nel quale sta scontando il 36esimo anno della pena;

considerato che:
- la lunghissima detenzione, che ha già interessato molto più della metà della vita di Mario Trudu, è stata scontata in penitenziari lontani dalla Sardegna e, quindi, dalla famiglia e dagli affetti del recluso, svilendo e, di fatto, rendendo pressoché infruibile il diritto, riconosciuto come principio fondante della funzione riabilitativa della detenzione, al regolare svolgimento dei colloqui con i suoi familiari;
- i parenti più prossimi del signor Trudu sono, ormai, avanti negli anni e impossibilitati, per motivi economici e di salute, ad affrontare oneri e disagi del viaggio per raggiungerlo nel carcere in Toscana;
- la mancata rimozione delle circostanze che, in sostanza, rendono impossibile l'esercizio di un diritto equivale alla negazione del diritto stesso;

evidenziato che:
- il principio di territorializzazione della pena discende direttamente dai principi costituzionali sanciti dall'articolo 27, laddove è affermato che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato", dall'articolo 24, comma secondo, "la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento" e dai principi universali di uguaglianza e tutela della dignità umana;
- il criterio di favorire l'assegnazione dei detenuti in istituiti prossimi alla residenza delle famiglie è espressamente previsto dall'articolo 42 della legge n. 354 del 1975, recante "Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della liberta";
- l'obiettivo di realizzare il principio di territorializzazione della pena, favorendo il rientro in istituti penali della Sardegna dei detenuti di origine isolana, al fine di consentire ai detenuti stessi di poter meglio esercitare il proprio diritto alla difesa, di intrattenere i rapporti affettivi con il proprio nucleo familiare, di mantenere i contatti con la realtà socio-economica del luogo di provenienza e di avere un più efficace e proficuo recupero sociale, è espressamente previsto nel Protocollo d'intesa del 17 febbraio 2006, siglato dal Ministero della giustizia e dalla Regione autonoma della Sardegna;

rilevato che:
- il mancato accoglimento, da parte delle amministrazioni penitenziarie competenti susseguitesi nel tempo, delle reiterate istanze avanzate per richiedere il trasferimento del detenuto Mario Trudu in un'adeguata struttura isolana, comporta l'ingiustificato persistere di trattamenti contrastanti con i fondamentali e inderogabili principi che mirano alla rieducazione del condannato;
- a fronte dei 35 armi trascorsi lontano dalla terra d'origine, appare, quantomeno, pretestuoso paventare i rischi che potrebbero derivare dal ricollegamento di Trudu con la realtà di provenienza, sia per l'età ormai avanzata dello stesso, che per la lunghissima assenza dall'isola, per la condotta esemplare tenuta durante la detenzione e per la comprovata impossibilità di avere contatti con le persone conosciute prima dell'arresto;

richiamato l'ordine del giorno n. 99, approvato dal Consiglio regionale il 5 giugno 2013, sulla "necessità che venga reso effettivo il principio di territorializzazione della pena, sia per i detenuti sardi, che per quelli stranieri, sull'adeguatezza della pianta organica e il diritto alla mobilità degli agenti penitenziari",

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:
1) se non ritenga opportuno farsi promotore, presso il Ministero competente, delle legittime istanze avanzate a favore del detenuto Mario Trudu, al fine di garantire il suo diritto a proseguire lo sconto della pena nella regione di provenienza, consentendogli di esercitare al meglio il proprio diritto alla difesa, di intrattenere i rapporti affettivi con il proprio nucleo familiare, possibilità che, finora, è stata in larga misura negata, non solo alla sua persona, ma anche ai parenti aventi diritto;
2) se non ritenga, altresì, opportuno avviare tutte le iniziative volte a favorire il trasferimento nell'Isola dei detenuti sardi che stanno scontando la pena lontano dalla terra d'origine, al fine di garantire le legittime aspettative dei cittadini che vivono in condizioni di privazione della libertà all'effettiva applicazione del principio di territorializzazione della pena.

Cagliari, 6 maggio 2015