CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 544/A

INTERROGAZIONE SOLINAS Christian, con richiesta di risposta scritta, sui gravi pregiudizi arrecati alle aziende agricole sarde dalle licenziose interpretazioni urbanistiche dell'Agenzia regionale per il sostegno all'agricoltura (ARGEA) con riferimento alla misura 121 del PSR 2007-2013.

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Il sottoscritto,

premesso che:
- il Programma di sviluppo rurale, ai sensi del regolamento (CE) N. 1698/2005, costituisce il principale strumento di programmazione della Regione autonoma della Sardegna in materia di agricoltura e sviluppo rurale;
- con decisione C(2007)5949 del 28 ottobre 2007, è stato approvato il PSR per il periodo di programmazione 2007-2013, recante spese pubbliche finalizzate alla sua attuazione, pari a 1.252.840.909 euro, con un contributo massimo da parte del FEASR di 551.250.000 euro;
- nell'Asse I del PSR 2007-2013 tra le " Misure intese a ristrutturare e sviluppare il capitale fisico e a promuovere l'innovazione " è stata inserita la misura 121, rubricata "Ammodernamento delle Aziende Agricole", in conformità alle previsioni di cui agli articoli 20 e 26 del regolamento (CE) n. 1698/2005 e dell'articolo 17 e punto 5.3.1.2.1 dell'Allegato II del regolamento (CE) n. 1974/2006;
- l'anzidetta misura 121 prevedeva l'erogazione di contributi per la realizzazione di investimenti materiali e immateriali necessari al miglioramento del rendimento globale delle aziende agricole;
- l'estensore dei bandi relativi alla misura de qua ha utilizzato tra i requisiti di ammissibilità l'anfibologica espressione "destinazione urbanistica agricola" con riguardo alla qualificazione dei terreni aziendali oggetto degli interventi di investimento;
- sulla base di tale astratta previsione, nell'attuale e delicata fase di accertamento finale di regolare esecuzione delle opere già eseguite, parrebbe che l'Agenzia regionale per il sostegno all'agricoltura (ARGEA) stia inopinatamente escludendo dal calcolo del contributo gli investimenti eseguiti nelle porzioni aziendali che, pur avendo un'inconfutabile destinazione agricola ai sensi dei vigenti strumenti urbanistici, risultino ricadenti in zone omogenee differenti dalla E e, particolarmente, in zona H;

considerato che:
- numerose aziende agricole sarde hanno nel proprio fascicolo aziendale una pluralità di terreni ricadenti in differenti zone urbanistiche omogenee ma tutti indiscutibilmente destinati a uso agricolo e che, pertanto, il più ragionevole criterio di qualificazione sia quello della effettiva destinazione d'uso del fondo, purché compatibile con le destinazioni previste dagli strumenti urbanistici vigenti per le zone in argomento;
- la legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, recante Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio, novellando l'articolo 11 della legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23, ha introdotto cinque categorie funzionali con riferimento alle destinazioni d'uso: residenziale, ivi compresi i servizi strettamente connessi alla residenza, turistico-ricettiva, artigianale e industriale, direzionale, commerciale e socio-sanitaria, agricolo-zootecnica;
- l'articolo 2 del decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n. 228, recante le "Direttive per le zone agricole in attuazione dell'art. 8 della Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45", definisce "zone agricole le parti del territorio destinate all'agricoltura, alle attività di conservazione e trasformazione dei prodotti aziendali, all'agriturismo, alla silvicoltura e alla coltivazione industriale del legno";
- le misure di sostegno al settore dovrebbero incidere sul miglioramento del rendimento delle aziende agricole esistenti, evidentemente a prescindere da vezzi burocratico-interpretativi che non solo rischiano di compromettere i già fragili bilanci aziendali, ma sottraggono, da un lato, tempo prezioso all'imprenditore agricolo che anziché dedicarsi più proficuamente all'azienda si trova costretto a inseguire le continue complicazioni che provengono dalle scrivanie cagliaritane e, dall'altro, minacciano di ridurre la capacità di spesa e rendicontazione complessiva della Regione sul PSR, determinando la restituzione di fondi e il pregiudizio derivante per i periodi successivi;
- l'orientamento generale delle agenzie regionali dovrebbe essere rivolto a una sostanziale semplificazione e a un sostegno concreto del comparto agro-zootecnico sardo, limitando la burocrazia e adottando, laddove vi sia uno spazio interpretativo, salva la liceità e legittimità dell'azione amministrativa, il criterio che consenta il più ampio accesso alle misure di investimento onde massimizzare l'impiego delle risorse opportunamente finalizzate,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale al fine di sapere se corrisponda al vero il fatto che:
1) l'ARGEA, dopo aver introdotto nel bando per la misura 121 del PSR 2007-2013 l'anfibologica espressione "destinazione urbanistica agricola" quale criterio di ammissibilità ai contributi per la realizzazione di investimenti materiali e immateriali necessari al miglioramento del rendimento globale delle aziende agricole con riguardo alla qualificazione dei terreni aziendali, stia interpretando la stessa di guisa che, a opere già eseguite, nell'attuale e delicata fase di accertamento finale di regolare esecuzione, siano inopinatamente esclusi dal calcolo del contributo gli investimenti eseguiti nelle porzioni aziendali che, pur avendo un'inconfutabile destinazione agricola ai sensi dei vigenti strumenti urbanistici, risultino ricadenti in zone omogenee differenti dalla E e particolarmente in zona H;
2) l'anzidetta interpretazione, dalla quale deriverebbe un grave pregiudizio a numerose aziende agricole sarde che hanno anticipato con fondi propri le risorse per gli investimenti in parola, sia stata concordata con il servizio competitività dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
3) l'ARGEA, dinanzi a una duplice opzione interpretativa, rispetto all'espressione "destinazione urbanistica agricola", l'una in grado di rendicontare per intero gli investimenti operati dalle aziende agricole, l'altra più restrittiva, foriera di potenziale contenzioso e, comunque, di un sicuro pregiudizio per i bilanci aziendali e, in ultima analisi, per la complessiva spendita e rendicontazione dei fondi del PSR 2007-2013, sia legittimata a optare discrezionalmente per quest'ultima ipotesi in assenza di un conforme atto di indirizzo,

chiede, altresì, di conoscere:
4) ritengano legittima, o quanto meno opportuna, la condotta dall'ARGEA;
5) non ritengano di dover intervenire immediatamente per evitare i gravi conseguenti danni per le aziende agricole sarde, chiarendo che la "destinazione urbanistica agricola" qualifica la concreta destinazione d'uso agro-zootecnica dei terreni aziendali ricadenti in qualunque zona urbanistica omogenea per la quale i relativi strumenti urbanistici vigenti prevedano la compatibilità di tale destinazione

Cagliari, 19 ottobre 2015