CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 661/A

INTERROGAZIONE COSSA - DEDONI - CRISPONI, con richiesta di risposta scritta, sulla struttura complessa che si occupa di patologie del colon-retto presso l'Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari.

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I sottoscritti,

premesso che:
- nei paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza e mortalità nella donna, dopo quello della mammella, ed il terzo nell'uomo, dopo quello del polmone e della prostata;
- ogni anno il cancro del colon-retto colpisce nel nostro paese circa 40.000 donne e 70.000 uomini; negli ultimi anni, a livello nazionale, si è assistito ad un significativo incremento dell'incidenza nella popolazione femminile, anche se è diminuita la mortalità grazie a un'informazione più adeguata, alla diagnosi precoce e ai miglioramenti nel campo della terapia;
- in Sardegna la situazione presenta un quadro ancora più preoccupante: secondo il Registro tumori di Nuoro 2015, infatti, il cancro del colon e del retto non solo rappresenta la seconda neoplasia per frequenza nella popolazione maschile e femminile, ma la sua incidenza è in costante aumento;
- per quanto attiene al trattamento di tale patologia oncologica, tutte le evidenze scientifiche dimostrano che i risultati terapeutici sono fortemente dipendenti dal livello di specializzazione raggiunto e dai volumi di attività dei centri deputati alla diagnosi e alla cura, tanto che nei paesi anglosassoni e nord europei la specializzazione in chirurgia colon-rettale è riconosciuta da più di venti anni come branca autonoma e indipendente dalla chirurgia generale;
- la correlazione tra competenza/volume e qualità del trattamento risulta essere particolarmente significativa nel cancro del retto, per il quale le best practice e i rilievi statistici ex post suggeriscono attività minime pari ad almeno trenta casi/anno trattati in ogni presidio ospedaliero dedicato;
- per il trattamento di quest'ultima neoplasia sono inoltre richieste competenze specifiche che non si limitano al trattamento chirurgico, ma comprendono la capacità di gestione delle sequele funzionali, delle recidive e di altre problematiche specifiche che possono essere affrontate con appropriatezza solo nel contesto di un centro dedicato;
- tali considerazioni sono costantemente rilevate da parte delle associazioni dei malati oncologici, coordinate nella FAVO che, in occasione della decima giornata nazionale del malato oncologico, svoltasi a Roma il 14 maggio 2015, ha presentato il settimo rapporto annuale sulle condizioni assistenziali dei malati oncologici in Italia che, confermando i dati già emersi negli anni recenti, ha rilevato come appena il 20 per cento delle strutture sanitarie italiane che si occupano di chirurgia del colon-retto rispetti gli standard minimi relativi al volume di attività;
- in particolare, la FAVO rileva come - nel 2013 - soltanto 177 delle 805 strutture sanitarie italiane che hanno una casistica di interventi chirurgici per cancro del colon-retto, abbiano raggiunto il parametro di almeno 50 interventi/anno, che viene considerato uno dei principali indicatori di appropriatezza;
- tale rilievo della FAVO si accompagna al riscontro di indicatori non soddisfacenti nelle strutture meno specializzate e con minori volumi di attività, con mortalità nei trenta giorni successivi all'intervento che si collocano oltre il 15 per cento;
- sulla base dei dati forniti dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali - AGENAS - aggiornati al 2014 è stato recentemente pubblicato una sorta di "portale della salute", nel quale sono indicate le strutture che affrontano ciascuna patologia in modo più appropriato e con migliori "esiti";
- il sito, disponibile dal 1° febbraio 2016 all'indirizzo www.doveecomemicuro.it, raccoglie in un database i dati di oltre 1.300 strutture sanitarie nazionali accreditate per un totale di oltre 300 mila informazioni aggiornate;
- da tale certificazione risulta che, nella cura del cancro del colon-retto, una delle migliori performance misurate sulla base della mortalità a trenta giorni dall'intervento appartiene al Presidio Policlinico di Monserrato - AOU di Cagliari;
- a fronte di questo dato positivo per la Sardegna, i dati AGENAS mettono anche in luce un'eccessiva frammentazione dell'offerta regionale nel trattamento del cancro colon-rettale, nonché significative disparità dei tassi di mortalità post-operatoria presso i vari ospedali della Regione autonoma della Sardegna (lo 0,54 per cento dell'AOU di Cagliari; il 2,79 per cento dell'Ospedale SS. Trinità di Cagliari; l'8 per cento dell'Ospedale Brotzu di Cagliari; il 6,05 per cento dell'Ospedale San Francesco di Nuoro; il 4,27 per cento dell'Ospedale SS Annunziata di Sassari ed infine lo 0,93 per cento dell'AOU di Sassari);
- contemporaneamente, il Piano di razionalizzazione della rete ospedaliera 2015-2018 della Regione, approvato dalla Giunta regionale, all'Allegato III, ribadisce come il decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70 "Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera", pubblicato nella G.U. 4 giugno 2015, n. 127 ai punti 4.2 e 4.7, sottolinei la documentata associazione "tra volumi di attività e migliori esiti delle cure" in particolare nel campo oncologico ed inviti le regioni a "identificare, in relazione alle risorse disponibili, le strutture (...) che possono svolgere le funzioni assistenziali identificate, per garantire le soglie di volume e di esito stabilite";
- lo stesso Piano di razionalizzazione della rete ospedaliera della Regione, a proposito delle reti di cura (allegato 3, punto 7) afferma che: "La dispersione dei centri coinvolti nelle reti di cura è particolarmente evidente (in Sardegna) nell'area della chirurgia oncologica" e che "il mancato governo delle reti di cura produce inevitabilmente, oltre ai rischi già descritti, di indebolire la qualità dell'assistenza ospedaliera", anche: 1) la frammentazione dell'attività operatoria in centri che documentano casistiche particolarmente limitate e 2 ) il riferimento a centri extra-regionali;
- in altre parole, lo stesso governo regionale riscontra un deficit di appropriatezza nel trattamento della patologia oncologica chirurgica e incoraggia la specializzazione di centri dedicati, che siano di riferimento per ciascuna patologia;
- nello specifico della chirurgia oncologica colon rettale, analizzando la casistica relativa alla somma di entrambe le patologie, emerge con chiarezza come la struttura complessa dell'AOU di Cagliari che funge da riferimento in merito, oltre ad avere le più basse percentuali di mortalità post-operatoria, rappresenti anche l'unico centro in Sardegna ad avere dei volumi di trattamento del cancro del retto ben superiori a quelli indicati in letteratura per definire un Centro "ad alto volume";
- la particolare raffinatezza di risposta terapeutica di tale unità operativa dell'AOU di Cagliari é peraltro pienamente percepita dall'opinione pubblica che la considera un presidio sanitario di sicura affidabilità e dagli stessi media locali, che le hanno dedicato ampio spazio nella cronaca dell'Unione sarda del 4 febbraio 2016;
- nonostante in Italia non sia stata ancora ufficializzata la figura dello specialista chirurgo colorettale (come è invece già avvenuto per l'urologo, il chirurgo vascolare, il toracico e cosi via), sta diventando sempre più evidente che tale branca della chirurgia presenta complessità e specificità tali da renderla anche nel nostro paese una specializzazione a sé stante;
- il centro dell'AOU di Cagliari ha orientato da più di venti anni la propria attività sia clinica che scientifica verso le patologie colorettali, sviluppando le competenze per trattare al meglio non soltanto le neoplasie ma anche altre importanti patologie benigne, come le malattie infiammatorie croniche intestinali, il prolasso rettale, l'endometriosi pelvica, i disturbi della continenza anale, le fistole anali e ogni altra patologia;
- tale presidio ospedaliero-universitario ha inoltre rappresentato la prima unità operativa complessa di chirurgia generale e colo-proctologica in Italia, seguita nell'esempio da altre autorevolissime strutture sanitarie come l'Istituto nazionale dei tumori di Milano e l'Istituto nazionale dei tumori di Napoli,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se non ritengano di dover accelerare le azioni rivolte al riconoscimento del ruolo dell'AOU di Cagliari come centro di riferimento regionale per il trattamento del cancro del colon e del retto, conseguentemente inserendolo come hub nella istituenda rete oncologica della Regione autonoma della Sardegna;
2) quali azioni intendano intraprendere per consolidare e potenziare la specificità dell'AOU nella diagnosi e nella terapia della patologia tumorale colon-rettale, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente i già ottimi indicatori di risultato, garantendo il consolidamento dell'attività clinica, ma anche di quella didattica e di ricerca:
3) quali iniziative di supporto e di coordinamento intendano promuovere sulla direzione generale dell'AOU di Cagliari per garantire adeguate risorse tecnologiche, logistiche e umane che tutelino e valorizzino l'autonomia specifica della struttura e consentano l'ulteriore ampliamento dell'appropriatezza e della qualità dell'offerta.

Cagliari, 24 febbraio 2016