CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 704/A

INTERROGAZIONE TEDDE - PITTALIS - CAPPELLACCI - CHERCHI Oscar - FASOLINO - LOCCI - PERU - RANDAZZO - TOCCO - TUNIS - ZEDDA Alessandra, con richiesta di risposta scritta, sulle pesanti penalizzazioni patite dai lavoratori sardi a seguito dei gravi ritardi della Regione nell'erogazione dell'indennità per la mobilità in deroga e la restrittiva interpretazione del Ministero del lavoro.

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I sottoscritti,

premesso che, con decreto interministeriale n. 83473 del 1° agosto 2014 tra il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell'economia e delle finanze, è stata definita la nuova disciplina degli ammortizzatori sociali in deroga, rimettendo alla facoltà delle regioni la possibilità di concedere, con proprio decreto, il trattamento dei nuovi ammortizzatori sociali in deroga ai lavoratori interessati che abbiano i requisiti previsti dalla nuova normativa;

premesso, altresì, che l'istituto della mobilità in deroga costituisce un importante strumento di sostegno ai lavoratori licenziati in quanto garantisce a essi un reddito sostitutivo della retribuzione;

considerato che la nuova disciplina è valida per il triennio 2014-2016 e si estinguerà nel 2017, essendo stata prevista solo per garantire la graduale transizione verso il nuovo regime previsto dalla riforma degli ammortizzatori sociali;

rilevato che, com'è noto, la Regione è in forte ritardo nel pagamento di parte delle indennità per la mobilità in deroga relative al 2014 e della totalità di quelle che fanno riferimento all'annualità 2015, a causa del mancato trasferimento da parte dello Stato di quote importanti delle risorse destinate al pagamento degli ammortizzatori sociali oggetto della presente interrogazione;

rilevato, altresì, che tali ritardi hanno privato circa 9.000 lavoratori sardi licenziati e le relative famiglie di un importantissimo sostegno introdotto dal legislatore al fine di salvaguardare alcune specifiche situazioni occupazionali di rilevanza nazionale meritevoli di tutela;

evidenziato che recentemente il Governo ha assegnato 50 milioni di euro per l'annualità 2015, ma che mancano ancora circa 70 milioni di euro relativi all'annualità 2014;

evidenziate, altresì, le gravi responsabilità dello Stato che, a oggi, non ha ancora trasferito alla Regione le risorse cui ha diritto;

preso atto che a causa di tali ritardi la Regione ha liquidato parte delle indennità del 2014, dovendo successivamente interromperne l'erogazione;

appreso che, sorprendentemente, il Ministro del lavoro con nota del 21 dicembre 2015, i cui contenuti sono stati ribaditi e confermati con nota dello stesso Ministro in data 22 febbraio 2016, interpretando restrittivamente la normativa in materia, ha sostenuto che "l'interruzione nell'erogazione dell'indennità di mobilità determina il venir meno del presupposto, quello della continuità, essenziale per la concessione dell'ammortizzatore", determinando, sulla scorta di tale irresponsabile ed iniqua interpretazione, la perdita del diritto a beneficiare del sostegno da parte di circa di circa 7.000 lavoratori sardi disoccupati;

valutato che una simile posizione e interpretazione potrebbe essere scambiata per una facezia, se non fosse per l'alta caratura dell'istituzione dalla quale proviene e dalla tragicità delle sciagurate conseguenze che essa comporterà per circa 7.000 lavoratori sardi che hanno perso il proprio posto di lavoro e che difficilmente riusciranno a trovare una nuova e dignitosa collocazione nel mercato del lavoro;

ritenuto che la decisione del Ministro del lavoro nel violare principi costituzionalmente rilevanti e tutelati finisce per far dipendere l'esercizio di un diritto e l'accesso al beneficio di sostegno al reddito di ex lavoratori da un ritardo dello Stato;

ritenuto, altresì, che la situazione assume contorni paradossali e assurdi nel momento in cui lo Stato non solo non pone rimedio ai propri ritardi, ma finisce per affliggere e punire coloro che dovrebbero, invece, essere "risarciti" e tutelati;

valutato che l'interpretazione ministeriale pare nascondere in maniera non troppo velata pretestuose motivazioni atte a sollevare lo Stato dal pagamento delle indennità per la mobilità in deroga relative ad annualità pregresse e che le risorse recentemente trasferite alla Regione sono destinate a essere restituite al Ministero, stante quanto sostenuto nella circolari del dicastero del lavoro di dicembre 2015 e febbraio 2016;

evidenziato che si profila l'ennesimo "furto" immorale perpetrato nei confronti della Regione e dei sardi per mezzo di un espediente che viola e calpesta principi costituzionali fondamentali, che evidenzia lo scarso spessore etico e istituzionale del Governo e, in particolar modo, del Ministro del lavoro;

evidenziata, altresì, la necessità che davanti a una evidente e sfrontata violazione dei diritti e delle legittime aspettative dei sardi che hanno perso il lavoro, la classe politica sarda tutta si opponga compatta con forza e fermezza per impedire l'ennesimo sfregio alla Sardegna,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:
1) se sia intendimento dell'Amministrazione regionale agire presso il Governo e il Ministro del lavoro al fine di chiedere e ottenere la disapplicazione delle disposizioni interpretative contenute nelle circolari ministeriali di dicembre 2015 e febbraio 2016;
2) se la Giunta regionale stia valutando un eventuale ricorso in sede amministrativa per impugnare e far annullare le circolari nell'ipotesi in cui la linea del Governo e, in particolare, del Ministero del lavoro non cambi;
3) quale sia la posizione dell'Amministrazione regionale rispetto all'interpretazione del Ministro del lavoro che con nota del 21 dicembre 2015, ribadita e confermata con nota del 22 febbraio 2016, ha sostenuto che "l'interruzione nell'erogazione dell'indennità di mobilità determina il venir meno del presupposto, quello della continuità, essenziale per la concessione dell'ammortizzatore", determinando, sulla scorta di tale irresponsabile e iniqua interpretazione, la perdita del diritto a beneficiare del sostegno da parte di circa 7.000 lavoratori sardi disoccupati;
4) quale sia l'opinione dell'Amministrazione regionale rispetto a una situazione paradossale e assurda in cui lo Stato non solo non pone rimedio ai propri ritardi, ma finisce per affliggere e punire coloro che dovrebbero, invece, essere "risarciti" e tutelati, perpetrando l'ennesimo sfregio nei confronti della Sardegna e, in particolare, dei sardi che hanno perso il lavoro.

Cagliari, 25 marzo 2016