CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 705/A

INTERROGAZIONE TEDDE - PITTALIS - CAPPELLACCI - CHERCHI Oscar - FASOLINO - LOCCI - PERU - RANDAZZO - TOCCO - TUNIS - ZEDDA Alessandra, con richiesta di risposta scritta, sulle negative conseguenze in danno ai concessionari balneari derivanti dall'applicazione della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8.

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I sottoscritti,

premesso che, con legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, sono state introdotte importanti disposizioni in materia urbanistica ed edilizia per il miglioramento del patrimonio edilizio regionale, alcune delle quali hanno un negativo e diretto impatto sulle imprese sarde titolari di concessioni balneari, a far data dal 31 dicembre 2016;

premesso, altresì, che tale legge introduce, infatti, anche rilevanti modifiche alla legge regionale n. 45 del 1989, recante disposizioni relative a direttive e vincoli regionali e schemi di assetto territoriale;

rilevato in particolare che l'articolo 17 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, nel modificare l'articolo 10 bis della legge regionale n. 45 del 1989, prevede che, nell'ambito dei litorali urbani, così come individuati dal comma 2, lettera a), della legge regionale n. 45 del 1989 e dalla deliberazione della Giunta regionale n. 32/12 del 23 giugno 2015, nei comuni sprovvisti di Piano di utilizzo dei litorali (PUL), il posizionamento di strutture a servizio della balneazione è ammesso per una durata non superiore ai novanta giorni;

rilevato, altresì, che l'articolo 43 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, al comma 1, prevede che la suddetta modifica è efficace a far data dal 31 dicembre 2016;

considerato, pertanto, che l'applicazione di tale disposizione produrrà i suoi effetti a partire dalla stagione balneare 2017, nel corso della quale, gli operatori titolari di concessioni balneari nei comuni che non si sono dotati del PUL potranno installare le strutture al servizio della balneazione solo per novanta giorni contro i 12 mesi di cui di fatto hanno goduto fino a oggi e di cui potranno disporre per l'ultima volta solo per l'anno 2016;

considerato che l'applicazione dell'afflittiva disposizione finirà per dimezzare il periodo di apertura delle strutture balneari con sede nei comuni sprovvisti di PUL, impedendo agli operatori di poter svolgere l'attività e lavorare al di fuori dei mesi di altissima stagione con pesantissime conseguenze sull'occupazione e sulle capacità di sopravvivenza delle imprese medesime, costrette a fare a meno dei ricavi relativi ai periodi di spalla fondamentali per la copertura dei costi fissi d'esercizio e per il loro equilibrio economico-finanziario;

valutato che il quadro degli operatori balneari sarebbe destinato a peggiorare definitivamente, qualora la Corte di giustizia europea sui due ricorsi italiani circa la proroga al 2020 delle concessioni balneari, del TAR Sardegna e Lombardia, in relazione alla direttiva europea sui servizi (direttiva Bolkestein), si pronunciasse negativamente e riportando di fatto la scadenza delle concessioni in essere a quella originariamente prevista da Bruxelle al 31 dicembre 2015;

valutata, altresì, l'importanza che il comparto dei servizi balneari riveste per l'economia sarda, in un quadro in cui il comparto turistico, settore portante del sistema economico isolano, deve far fronte all'accresciuta competitività del mercato globale che pone sfide sempre più insidiose con gli altri sistemi turistici del Mediterraneo;

ritenuto che sarebbe necessario garantire pari opportunità a tutti i territori della Sardegna, assicurando un identico periodo di apertura a prescindere dall'approvazione del PUL la cui dotazione da parte degli enti locali spesso sconta i negativi effetti di processi politico-amministrativi lunghi e complessi incompatibili con le tempistiche imposte dal mercato alle imprese turistiche;

ritenuto, altresì, che pare oltremodo punitivo far ricadere sugli imprenditori i negativi effetti di ritardi delle classi politiche locali ovvero applicare norme afflittive nei confronti di una categoria che produce reddito e occupazione che in nessun modo può direttamente incidere sul processo di formazione ed approvazione del PUL,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:
1) se sia intendimento dell'Amministrazione regionale rimuovere i pesanti vincoli introdotti dall'articolo 17 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, il quale, nel modificare l'articolo 10 bis della legge regionale n. 45 del 1989, prevede che nell'ambito dei litorali urbani, così come individuati dal comma 2, lettera a), della legge regionale n. 45 del 1989 e dalla deliberazione della Giunta regionale n. 32/12 del 23 giugno 2015, nei comuni sprovvisti di PUL, il posizionamento di strutture a servizio della balneazione è ammesso per una durata non superiore ai novanta giorni;
2) se la Giunta regionale abbia attentamente valutato i negativi e devastanti effetti sugli operatori balneari che deriveranno dall'applicazione della suddetta modifica normativa avente efficacia a far data dal 31 dicembre 2016 a mente dell'articolo 43, comma 1, della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, per i quali il periodo di attività è di fatto dimezzato, con definitive e nefaste conseguenze sul piano dell'occupazione ed economico;
3) se siano state valutate anche le ulteriori conseguenze di un eventuale sfavorevole pronuncia da parte della Corte di giustizia europea sui due ricorsi italiani circa la proroga al 2020 delle concessioni balneari, in relazione alla direttiva europea sui servizi (direttiva Bolkestein), che riporterebbe di fatto la scadenza delle concessioni in essere a quella originariamente prevista da Bruxelles al 31 dicembre 2015, e quali siano le azioni che la Regione intende mettere in campo per tutelare le imprese;
4) se siano allo studio dell'Amministrazione regionale misure idonee a scongiurare un quadro che vedrebbe soccombere le imprese balneari con sede nei comuni sprovvisti del PUL.

Cagliari, 25 marzo 2016