CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 827/A

INTERROGAZIONE TRUZZU, con richiesta di risposta scritta, sul procedimento di trasferimento e di inquadramento presso l'Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro (ASPAL) del personale di ruolo delle province assunto a tempo indeterminato.

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Il sottoscritto,

premesso che:
- con deliberazione n. 14/38 del 23 marzo 2016, la Giunta regionale ha preso atto e sottoscritto il protocollo d'Intesa sull'attuazione, monitoraggio e qualificazione delle funzioni e del personale coinvolto nel processo di riordino istituzionale siglato con l'ANCI e le organizzazioni sindacali confederali regionali;
- l'articolo 36, comma 1, della legge regionale n. 9 del 17 maggio 2016 (Disciplina dei servizi e delle politiche per il lavoro) dispone che, a far data dal 1° luglio 2016, la Regione subentra nelle funzioni e nei compiti attribuiti alle province dalla legge regionale n. 20 del 2005 (Norme in materia di promozione dell'occupazione, sicurezza e qualità del lavoro. Disciplina dei servizi e delle politiche per il lavoro); il comma 2, stabilisce che la Giunta regionale delibera un piano di subentro e il comma 3 che sia la medesima deliberazione a disciplinare le modalità di inquadramento del personale trasferito, nonché le eventuali misure perequative;
- l'articolo 37, comma 1, dispone che "è trasferito all'ASPAL il personale impiegato per lo svolgimento delle funzioni e dei compiti di cui all'articolo 6 della legge regionale n. 20 del 2005";
- la Giunta regionale con deliberazione n. 35/2 del 14 giugno 2016 ha definito le tabelle di equiparazione delle categorie e dei livelli retributivi (articolo 38 bis, comma 4, della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31) e, con deliberazione n. 38/3 del 28 giugno 2016, ha approvato il piano di subentro;

rilevato che:
- il piano di subentro prevede l'indicazione delle modalità di trasferimento del personale delle province a tempo indeterminato, di cui all'articolo 37 della legge regionale n. 9 del 2016, le modalità di inquadramento e le eventuali misure perequative;
- ai fini dell'inquadramento del suddetto personale si dovrà tener conto dell'articolo 38 bis della legge regionale n. 31 del 1998 e delle tabelle di equiparazione delle categorie e dei livelli retributivi di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 35/2 del 14 giugno 2016;
- l'articolo 38 bis (Passaggio diretto di personale fra amministrazioni diverse) della legge regionale n. 31 del 1998, richiamato in deliberazione, fa riferimento alla mobilità volontaria e alla cessione del contratto di lavoro da parte dell'amministrazione di provenienza e il comma 4 stabilisce che la Giunta regionale, su proposta dell'assessore competente in materia di personale, sentite le organizzazioni sindacali, può definire una tabella di equiparazione delle categorie e dei livelli retributivi previsti dai contratti collettivi regionali a quelli degli altri comparti di contrattazione collettiva delle amministrazioni pubbliche; il successivo comma 5 dispone che "l'amministrazione adotta il provvedimento di trasferimento previo parere favorevole di quella di provenienza; applica il trattamento giuridico ed economico previsto nel contratto collettivo per il proprio personale, con attribuzione del livello economico di valore pari o immediatamente inferiore a quello posseduto nell'amministrazione di provenienza, assicurando, in tale ultimo caso un assegno personale riassorbibile atto a garantire l'importo del trattamento economico fisso e continuativo annuo in godimento.";
- in attuazione dell'articolo 38 bis, comma 5, della legge regionale n. 31 del 1998, la deliberazione della Giunta regionale n. 35/2 del 14 giugno 2016, al punto 2, stabilisce che "l'inquadramento del personale trasferito deve avvenire nella categoria corrispondente a quella posseduta presso l'Amministrazione di appartenenza secondo le corrispondenze di cui alla allegata tabella e con l'attribuzione del livello economico retributivo cui corrisponde un trattamento economico annuo fisso e continuativo pari o immediatamente inferiore a quello già percepito presso l'Amministrazione di provenienza; l'eventuale differenza retributiva tra il trattamento economico attribuito nell'Amministrazione del sistema Regione e quello fisso e continuativo in godimento presso l'Amministrazione di provenienza è conservata a titolo di assegno ad personam riassorbibile mentre l'eventuale retribuzione di anzianità in godimento è conservata a titolo di assegno personale non riassorbibile";

preso atto che:
- il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche", all'articolo 30, rubricato "Passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse (Art. 33 del d. Igs n. 29 del 1993, come sostituito prima dall'art. 13 del d.lgs n. 470 del 1993 e poi dall'art. 18 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall'art. 20, comma 2 della Legge n. 488 del 1999)", comma 2 quinquies, dispone che, salvo diversa previsione, a seguito dell'iscrizione nel ruolo dell'amministrazione di destinazione, al dipendente trasferito per mobilità si applica esclusivamente il trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa amministrazione;
- il decreto legislativo n. 165 del 2001, all'articolo 31, rubricato "Passaggio di dipendenti per effetto di trasferimento di attività (Art. 34 del decreto legislativo n. 29 del 1993, come sostituito dall'articolo 19 del decreto legislativo n. 80 del 1998)", comma 1, dispone che "Fatte salve le disposizioni speciali, nel caso di trasferimento o conferimento di attività, svolte da pubbliche amministrazioni, enti pubblici o loro aziende o strutture, ad altri soggetti, pubblici o privati, al personale che passa alle dipendenze di tali soggetti si applicano l'articolo 2112 del codice civile e si osservano le procedure di informazione e di consultazione di cui all'articolo 47, commi da 1 a 4, della legge 29 dicembre 1990, n. 428.";
- il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2015 inerente "Definizione delle tabelle di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dai contratti collettivi relativi ai diversi comparti di contrattazione del personale non dirigenziale", all'articolo 2 (Criteri di inquadramento) recita:
"1. Le amministrazioni pubbliche operano, all'atto dell'inquadramento dei personale in mobilità, l'equiparazione tra le aree funzionali e le categorie di inquadramento del personale appartenente ai diversi comparti di contrattazione mediante confronto degli ordinamenti professionali disciplinati dai rispettivi contratti collettivi nazionali di lavoro, tenendo conto delle mansioni, dei compiti, delle responsabilità e dei titoli di accesso relativi alle qualifiche ed ai profili professionali indicati nelle declaratorie delle medesime aree funzionali e categorie, senza pregiudicare, rispetto al requisito del titolo di studio, le progressioni di carriera legittimamente acquisite. La fascia economica derivante da progressione economica nel profilo di appartenenza non può comunque dare luogo all'accesso a profili professionali con superiore contenuto professionale per i quali è previsto un più elevato livello di inquadramento giuridico iniziale.
2. L'individuazione della posizione di inquadramento giuridico del dipendente trasferito in mobilità intercompartimentale deve tenere conto anche delle specifiche ed eventuali abilitazioni del profilo professionale di provenienza e di destinazione.
3. La corrispondenza tra i livelli economici relativi ai diversi comparti di contrattazione è individuata anche sulla base del criterio della prossimità degli importi del trattamento tabellare del comparto di provenienza secondo le corrispondenze di cui alle tabelle allegate al presente decreto, fermo restando, comunque, il prioritario rispetto dei criteri di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo.";

considerato che:
- il riferimento all'articolo 38 bis della legge regionale n. 31 del 1998, richiamato nella deliberazione n. 35/2 del 2016, appare singolare giacché fa riferimento alla mobilità volontaria e alla cessione del contratto di lavoro da parte dell'amministrazione di provenienza, mentre nel caso specifico il trasferimento disposto dalla legge regionale n. 9 del 2016 avviene ex lege e non su base volontaria;
- non sono stati rispettati i principi dettati dalla normativa nazionale vigente su tutto il territorio nazionale, incluse le regioni a statuto speciale;
- il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2015 individua delle tabelle che operano una puntuale equiparazione fra tutte le categorie e i livelli economici previsti nei diversi comparti e non adotta una generica equiparazione per categorie come fa la deliberazione regionale;
- non sono stati rispettati i principi dettati dal richiamato protocollo di intesa, il quale, al punto 4, stabilisce che le parti: "Confermano l'obiettivo di garantire la continuità del lavoro e la posizione giuridica ed economica del personale interessato alla predetta riforma";
- la deliberazione regionale n. 35/2 poggia su un equivoco terminologico, fondandosi sul "trattamento tabellare" e non sui "livelli economici e giuridici" previsti nei diversi comparti, sulla cui base dovrebbe essere attuata l'equiparazione, tant'è vero che il concetto di livello economico è fatto corrispondere con il trattamento tabellare annuo, nonostante nell'articolo 38 bis della legge regionale n. 31 del 1998 non vi sia traccia alcuna di tale concetto;
- il principio cardine, cui dovrebbe fare riferimento la deliberazione nel procedimento di inquadramento del personale trasferito, è il riconoscimento della progressione di carriera non solo sotto il profilo economico, ma sopratutto giuridico;
- l'attuazione di quanto disposto con la richiamata deliberazione creerebbe una forte disparità di trattamento tra il personale proveniente dalle province e quello della Regione, nonché di fatto una grave sperequazione all'interno dello stesso personale delle amministrazioni provinciali tra quelli inquadrati nella stessa categoria, ma in livelli economici diversi da quello iniziale, che di fatto si vedrebbero annullata la carriera giuridica conseguita nelle amministrazioni di provenienza e, quindi, anche l'adeguamento retributivo;
- in concreto, affermare che il livello economico può essere pari o inferiore a quello di provenienza significa che un lavoratore inquadrato nell'ente di provenienza con il livello economico C4 o C3, considerando, nell'ente di destinazione, esclusivamente il trattamento tabellare, verrebbe inquadrato addirittura nei livello economico C1, contraddicendo quanto previsto dalla legge regionale n. 31 del 1998 e dal decreto Madia, che si basano entrambe sul principio del livello economico e non del trattamento fisso e continuativo,

chiede di interrogare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:
1) se ritenga che al procedimento di trasferimento dei personale delle province in Aspal, avvenuto ai sensi della legge n. 9 del 2016, e non su base volontaria, sia applicabile l'articolo 2112 del codice civile;
2) se ritenga, inoltre, che la procedura avviata per l'equiparazione tra le aree funzionali e le categorie di inquadramento del personale appartenente ai due comparti non pregiudichi le progressioni di carriera legittimamente acquisite dal personale di ruolo delle province;
3) quali iniziative intenda avviare per scongiurare il paventato azzeramento della progressione di carriera non solo sotto il profilo economico, ma anche giuridico del suddetto personale;
4) quali misure intenda adottare al fine di scongiurare la palesata disparità di trattamento;
5) se non ritenga che, in virtù dell'applicazione delle deliberazioni della Giunta regionale n. 35/2 del 14 giugno 2016 e n. 38/3 dei 28 giugno 2014, si possa generare un pericoloso e gravoso contenzioso tra l'Amministrazione regionale e il proprio personale.

Cagliari, 25 agosto 2016