CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

Mozione n. 108

MOZIONE AZARA - LEDDA - ARBAU - PERRA sulla necessità di assumere iniziative al fine di arginare l'incessante moria dei piccoli negozi e il dissolversi del tradizionale tessuto commerciale delle città e dei paesi della Sardegna.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:
- il decreto legge n. 201 del 2011, cosiddetto "salva Italia", e la successiva legge n. 214 del 2011 hanno sancito la liberalizzazione degli orari e delle aperture degli esercizi commerciali sul tutto il territorio nazionale, consentendo l'apertura indiscriminata tutti i giorni dell'anno, comprese domeniche e festività, lasciando al singolo operatore economico totale libertà su orari e giorni festivi;
- questa totale e incondizionata deregolamentazione per le attività commerciali voluta dal Governo Monti non ha prodotto alcun incremento e miglioramento sul settore, come evidenziato dai dati Istat che, anzi, registrano, a partire dal 2011, un crollo di consumi per oltre 50 miliardi di euro;
- secondo le ultime stime effettuate dalle associazioni di categoria nel 2014 hanno chiuso più del 40 per cento delle attività aperte nel 2010, bruciando investimenti per 2,7 miliardi di euro;
- in Sardegna la situazione risulta ancora più drammatica che nel resto d'Italia, con un saldo passivo di 650 imprese nei soli primi sei mesi del 2014; secondo dati pubblicati dalla Confesercenti, hanno chiuso i battenti 493 esercizi di commercio al dettaglio, di cui 80 del settore alimentare e 413 del no food, mentre 19 sono le imprese di alloggio e ricezione, 68 quelle di ristorazione e 70 i bar;

CONSIDERATO che:
- la liberalizzazione indiscriminata ha favorito, e continua a favorire, esclusivamente la grande distribuzione, producendo, per contro, un danno significativo nei confronti dei piccoli negozi di vicinato, generalmente a conduzione unifamiliare, che non possono assolutamente competere sugli orari e sui giorni di apertura;
- con il referendum dell'11 giugno del 1995 la stragrande maggioranza degli italiani che aveva partecipato alla consultazione si era pronunciata contro la liberalizzazione degli orari dei negozi rispondendo NO al quesito che prevedeva l'abrogazione della legge 28 luglio 1971, n. 558 recante "Disciplina dell'orario dei negozi e degli esercizi di vendita al dettaglio";
- il recente progetto di legge di iniziativa popolare, promosso da Confesercenti con l'obiettivo di riportare le competenze in materia di aperture del commercio in capo alle Regioni, ha raccolto in breve tempo oltre centocinquantamila firme, molto più delle cinquantamila firme necessarie, a conferma del crescente sentimento di solidarietà nazionale a sostegno dei piccoli commercianti, impossibilitati a sostenere i costi imposti dalla liberalizzazione e a reggere la concorrenza dei grandi centri di distribuzione;

RILEVATO che:
- la situazione europea risulta essere piuttosto composita, ma generalmente, a differenza che in Italia, la legislazione regolamenta gli orari di possibile apertura, in diversi paesi in modo più restrittivo (Belgio, Finlandia, Germania, Olanda), in altri in modo più ampio (Austria, Danimarca, Grecia, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Ungheria);
- alcuni stati europei hanno adottato iniziative ulteriormente restrittive per le attività commerciali, come è accaduto in Ungheria che ha approvato, il 16 dicembre scorso, una misura che impone la chiusura domenicale dei maggiori negozi e dei supermercati, in gran parte controllati da grandi catene straniere;
- recentemente, anche il governo italiano ha cercato di porre dei limiti, per ora assolutamente insufficienti, alla liberalizzazione indiscriminata, con un disegno di legge passato alla Camera lo scorso settembre, che prevede sei giorni all'anno di chiusura obbligatoria per negozi e supermercati, con scelta tra dodici giorni festivi dell'anno (Capodanno, Epifania, 25 aprile, Pasqua, pasquetta, il primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, 1'8 dicembre, Natale e Santo Stefano);

RITENUTO che:
- l'apertura indiscriminata dei negozi, oltre a implementare le difficoltà dei piccoli commercianti rispetto allo strapotere della grande distribuzione, può risultare incompatibile con il diritto al riposo, alla vita familiare e sociale e all'osservanza della propria fede religiosa, sia per gli operatori e lavoratori del commercio, che per le loro famiglie;
- sia ormai non più rinviabile la necessità di dare l'avvio a un'inversione di rotta e dare un nuovo impulso alle attività commerciali medio piccole, ai negozi e alle piccole botteghe che fanno parte delle nostre strade e dell'identità delle nostre città e dei nostri paesi;
- la politica e le istituzioni devono porre in essere urgenti iniziative al fine di evitare che le serrande dei negozi si abbassino definitivamente e attivare misure al fine di favorire il ritorno dei giovani alle attività dei padri, dare impulso a un ricambio generazionale che impedisca il dissolversi di una parte importante della nostra economia e insieme del nostro vivere quotidiano,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio

1) a porre in essere urgenti iniziative nei confronti del Governo e del Ministero competente al fine di riportare la potestà di regolamentazione nel settore del commercio alle Regioni;
2) a vigilare sul rispetto dei diritti dei lavoratori del settore commercio e sul rispetto del contratto collettivo di lavoro;
3) ad attivare un tavolo di concertazione regionale che comprenda gli enti locali, i rappresentanti dei consumatori, le confederazioni dei commercianti, le organizzazioni sindacali, al fine di predisporre misure condivise per arginare le criticità del settore commerciale e favorire quel ricambio generazionale, fondamentale per la ripresa del settore del piccolo commercio e per tutelare l'identità delle nostre realtà urbane.

Cagliari, 15 gennaio 2015