CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

Mozione n. 149

MOZIONE ZEDDA Paolo Flavio - USULA - CHERCHI Augusto - MANCA Pier Mario - ANEDDA - SALE - UNALI - BUSIA - DESINI - SOLINAS Christian - PISCEDDA - DERIU - MORICONI - COCCO Daniele Secondo - PIZZUTO - AGUS - LAI - COLLU - TENDAS - ARBAU - LEDDA sull'opportunità di ampliare gli spazi di sovranità della Regione inerenti la rete viaria situata nel proprio territorio, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
- l'Agenzia nazionale autonoma delle strade (Anas), istituita con decreto ministeriale del 27 giugno 1946, ha subito un lungo e complesso processo di riforma e rappresenta al giorno d'oggi l'ente nazionale cui è affidata, tra l'altro, la costruzione, gestione e manutenzione della rete stradale e autostradale di competenza, con il connesso diritto di esercitare tutti i poteri e le facoltà dell'ente proprietario;
- all'interno di tale processo di trasformazioni legislative, è stato dato contestualmente avvio al cosiddetto "decentramento autostradale", in particolare, con l'approvazione della legge 15 marzo 1997, n. 59 (cosiddetta Legge Bassanini), il Parlamento ha delegato al Governo, tra l'altro, il conferimento di funzioni e compiti agli enti territoriali;
- il processo di riorganizzazione del sistema viario in senso federalista è stato successivamente attuato con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59);
- più nello specifico, l'articolo 98 del decreto succitato, nel normare la competenza statale in materia, affidava alcune funzioni fondamentali a Ministero dei lavori pubblici e Anas, tra le quali la pianificazione pluriennale della viabilità e la programmazione, progettazione, realizzazione e gestione della rete autostradale e stradale nazionale, costituita dalle grandi direttrici del traffico nazionale e da quelle che congiungono la rete viabile principale dello Stato con quella degli stati limitrofi;
- il medesimo articolo, al secondo comma, stabiliva un rinvio ad intese con la Conferenza unificata o, in caso di mancato accordo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con le quali si sarebbe dovuta individuare la rete stradale e autostradale nazionale, individuazione successivamente operata con decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 461;
- contestualmente, l'articolo 99 prevedeva il conferimento a regioni e enti locali di tutte le attività inerenti il "bene pubblico strada", tra le quale l'opera e la gestione del servizio di viabilità secondo i noti principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza;
- a partire dal 2002, l'Agenzia nazionale autonoma per le strade è stata trasformata in società per azioni con il Ministero dell'economia in qualità di unico socio;

PREMESSO, altresì che:
- il processo di "federalismo autostradale" ha trovato nuovo impulso in seguito all'approvazione della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008));
- in seguito all'entrata in vigore della legge n. 244 del 2007 si è proceduto, in alcune regioni d'Italia, alla costituzione di società miste regione-Anas, tra le quali Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio;
- per altro verso, alcune regioni a statuto speciale hanno optato per il trasferimento di funzioni per mezzo di norme di attuazione dello statuto;
- in particolare, il decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 320, delega alle Province autonome di Trento e Bolzano "le funzioni in materia di viabilità stradale dello Stato quale ente proprietario e dell'ente nazionale per le strade (Anas)" e, contestualmente, prevede la soppressione del compartimento Anas di Trento con sede a Bolzano;
- con decreto legislativo 1° aprile 2004, n. 111, d'altra parte, sono state trasferite al Friuli, tra l'altro, "tutte le funzioni amministrative in materia di pianificazione, di programmazione, di progettazione, di esecuzione, di manutenzione, di gestione di nuove costruzioni o di miglioramento, nonché vigilanza delle reti stradali regionale e nazionale ricadenti nel territorio regionale";
- nella stragrande maggioranza del territorio dello Stato, quindi, si è provveduto ad utilizzare gli strumenti legislativi inerenti il decentramento stradale sia per ridurre la presenza dell'Anas, sia per garantire alle regioni un controllo maggiormente marcato del proprio territorio;

CONSIDERATO che:
- la Regione finora non sembra aver operato scelte strategiche definitive relative alla sovranità sulle proprie strade presenti e alla complessiva rete viaria e infrastrutturale di trasporto;
- i relativi accordi di programma non hanno ottenuto, ancorché attuati, risultati apprezzabili in termini di efficientamento infrastrutturale;
- nondimeno, l'Anas continua a gestire in Sardegna circa 3.000 km di strade statali;
- tale impostazione si è rivelata nel corso del tempo non solo insufficiente a colmare il gap infrastrutturale della Sardegna, con specifico riferimento al sistema stradale, ma anche del tutto inadeguata in ordine al mero servizio di vigilanza e manutenzione ordinaria e straordinarie delle strade;

CONSIDERATO, altresì che:
- nella classifica regionale dell'indice di dotazione generale delle infrastrutture economiche, elaborato dall'Istituto Tagliacarne, con una media nazionale pari a 100, la Sardegna risulta avere un indice al 2011 tra i più bassi in assoluto (51,14) addirittura in forte regressione rispetto al 2001 (74,08), dato superiore unicamente al Molise (44,03), Val d'Aosta (39,65) e Basilicata (37,90);
- secondo dati dell'UE Regional Competitiveness index, riportati dal Crenos nel rapporto 2014 sull'economia della Sardegna, l'Isola si posizionerebbe al 231° posto su 259 regioni per la perfomance dell'indicatore sintetico infrastrutturale, al di sotto anche di Campania (112°), Basilicata (184°), Sicilia (194°) e Calabria (211°);
- secondo il Trail (Portale nazionale delle infrastrutture di trasporto e logistica del sistema camerale), che riporta i dati elaborati dall'Istituto Tagliacarne, la Sardegna risulterebbe ultima con riferimento all'indice di dotazione stradale (47,15 contro una media nazionale di 107,53); il sistema viario della Sardegna si compone di una rete di circa 50.000 km, di cui circa 3.000 km di strade statali di interesse nazionale e regionale, secondo la definizione utilizzata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 febbraio 2000, successivamente aggiornato il 21 settembre 2001; in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si sarebbe già dovuto provvedere, mediante accordo con la Regione, al trasferimento in capo alla stessa del 58 per cento della rete stradale oggi gestita dall'Anas;
- l'attività dei diversi soggetti coinvolti, compreso l'ente gestore, sulle principale direttrici della rete stradale sarda non sembra aver ottenuto risultati apprezzabili in termini di ricadute sul sistema socio-economico sardo e sui collegamenti interni, né inciso in modo tangibili sulle storiche criticità inerenti il sistema viario della Sardegna con riferimento specifico ai seguenti profili:
- le caratteristiche geografiche dell'Isola, con il connesso "costo d'insularità", il quale oggettivamente influenza la resa economica del territorio e allo stesso tempo incide sullo sviluppo di una rete viaria interna, presupposto fondamentale per lo sviluppo economico-sociale dell'Isola;
- la marcata polarizzazione tra i poli urbani principali individuata dalla direttrice occidentale, parzialmente integrata da itinerari lungo la costa; il conseguente squilibrio territoriale entro tutto il sistema viario, che pare non accennare a diminuire neanche in seguito ai più recenti interventi infrastrutturali che, nondimeno, sembrano in realtà assecondare la tendenza demografica al progressivo spopolamento delle aree interne a favore di quelle costiere;
- tali criticità si traducono in una limitata accessibilità delle zone dell'interno;
- i dati sulla sicurezza stradale rilevano un tasso di mortalità di circa due punti percentuale superiore alla media nazionale, in cui le strade più pericolose in assoluto risultano essere quelle più importanti; dopo circa cinquant'anni dall'ideazione del sistema viario sardo, a partire dalla pianificazione del piano di rinascita, la densità infrastrutturale della Sardegna è dunque inferiore di circa il 20 per cento rispetto a quella nazionale;
- tale comparazione, tuttavia, risulta inadeguata a rappresentare la realtà delle rete stradale sarda, in quanto - caso unico in Italia - la Sardegna è priva di tronchi autostradali; utilizzando delle correzioni negli indici statistici si nota che la densità infrastrutturale sarda è meno della metà di quella italiana;
- dati non meno impietosi si registrano in termini di confronto tra la densità di rete e il prodotto interno regionale e nazionale; in alcuni settori, come quello dell'agricoltura, tale dato raggiunge a stento il 50 per cento del dato nazionale;
- tirando le somme, una valutazione generale delle rete viaria, svolta anche sulla base delle incoerenze insite nel decreto legislativo n. 461 del 1999, il quale non ha in alcun modo modificato gli squilibri regionali, presenta forti criticità in ordine alla marcata polarizzazione, scarsi collegamenti tra i centri minori e insufficienza di percorsi turistici, anche interni, al fine di promuovere l'immenso patrimonio ambientale e culturale locale;

RILEVATO che:
- dai dati presenti nel piano regionale trasporti relativi allo "stato di fatto" della rete, di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 66/23 del 27 novembre 2008, sarebbero risultati interventi programmati sulla rete stradale relativi grosso modo al decennio precedente alla sua adozione pari a euro 2.351.431.000, dei quali il 95,53 per cento destinati alla rete stradale di interesse nazionale;
- al di là dei finanziamenti spesso promessi e ancor più spesso negati, l'intesa istituzionale di programma Stato-Regione, e successiva integrazione, firmata a Roma il 21 aprile 1999, che avrebbe dovuto rappresentare lo strumento nel quale individuare gli obiettivi strategici al fine di consentire l'accelerazione e qualificazione del processo di sviluppo della Sardegna, individuava un piano di interventi da realizzarsi nell'Isola, per i quali il 23,37 per cento delle risorse programmate sono state impegnate nel settore della viabilità;
- in attuazione di tale intesa è stato stipulato, nel luglio del 2003, l'accordo di programma quadro sulla viabilità (APQ Viabilità), soggetto a diversi atti d'integrazione, il quale prevedeva, all'articolo 1 "la realizzazione di un programma di interventi, al fine di conseguire l'integrazione ed ottimizzazione dell'intera rete viaria sia nazionale che regionale, l'accrescimento della competitività del sistema produttivo regionale nonché il riequilibrio territoriale, anche con riferimento alle aree interne più svantaggiate" e che, a tal fine, poneva, tra l'altro, come obiettivi prioritari "ricondurre allo standard autostradale l'itinerario Cagliari-Porto Torres, Abbasanta-Nuoro-Olbia; Alghero-Sassari-Olbia; promuovere la "continuità territoriale interna", migliorando l'accessibilità ai nodi urbani e agli scali portuali e aeroportuali";
- gli interventi programmati in attuazione dell'APQ, e successive integrazioni, hanno comportato un finanziamento complessivo, secondo il rapporto annuale di esecuzione del 2013, pari a euro 1.143.095.538, di cui il 56,12 per cento finanziato con risorse a diverso titolo regionali (fondi FSC, fondi UE, fondi regionali in senso stretto);
- sennonché, proprio per colmare il persistente gap infrastrutturale dell'Isola, l'articolo 4 della legge regionale 9 marzo 2015, n. 5 (legge finanziaria 2015), autorizza la Regione a contrarre uno o più mutui per un importo complessivo di euro 700.000.000, in gran parte destinato, secondo la lettera dell'articolo 5, comma 13, a finanziare il piano regionale delle infrastrutture;
- ai sensi della citata legge, inoltre, la Giunta regionale ha provveduto ad adottare la delibera n. 22/1 del 7 maggio 2015 inerente il piano regionale delle infrastrutture, attualmente in attesa del parere della competente Commissione consiliare, ove si legge che gli interventi previsti per la rete viaria, complessivamente pari a euro 156.205.000, avranno come soggetto attuatore unicamente l'Anas per quel che riguarda la rete stradale principale;

RILEVATO altresì che l'Anas ha già dato irrimediabilmente prova della sua inadeguatezza in ordine all'ammodernamento della rete stradale, ai tempi per gli interventi programmati con particolare riguardo all'inusitato innalzamento dei costi, nonché alla percorribilità, allo stato di manutenzione straordinaria e ordinaria e alla sicurezza delle strade;

DATO ATTO che alcune delle fondamentali arterie stradali della Sardegna gestite dall'Anas presentano ormai da un decennio criticità tali da comprometterne in alcuni punti il transito ordinario e la sicurezza, con evidenti ripercussioni in termine di disagio degli automobilisti, per il sistema produttivo isolano nel suo insieme, per la stagione turistica oramai alle porte e per i conseguenti danni apportati all'immagine della Regione;

DATO ATTO, altresì, che alcune delle criticità sono emerse in questi giorni in tutti i media nazionali e regionali come veri e propri scandali, con interessamenti della procura di Cagliari per quanto riguarda l'inverosimile cedimento della strada sulla nuova strada statale n. 554;

CONSIDERATO che la Sardegna, nel complessivo obiettivo di delineare nuovi e più ampi spazi di sovranità, ha la necessità di operare in tempi rapidi scelte strategiche chiare in ordine al ruolo che si vuole assumere rispetto al proprio sistema viario, in particolare per quello che riguarda la proprietà e la gestione delle strade;

PRESO ATTO che il compartimento viabilità per la Sardegna dell'Anas si compone, secondo dati del bilancio integrato 2013, di 457 persone già formate e dotate di competenze specifiche e alta professionalità;

RICHIAMATI l'articolo 3, lettera e), dello Statuto sardo, per il quale la Regione ha competenza primaria in materia di "lavori pubblici di esclusivo interesse regionale", e l'articolo 56 che disciplina il meccanismo di formazione delle norme di attuazione dello Statuto;

RICHIAMATO, altresì, l'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 461 del 1999, secondo il quale "Le disposizioni del presente decreto legislativo si applicano alle regioni a statuto speciale con le modalità stabilite dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione",

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a individuare le modalità operative che si ritengano più adeguate per il passaggio alla gestione regionale del sistema viario stradale attualmente di competenza statale, in modo da permettere alle istituzioni sarde il pieno controllo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture stradali;
2) a verificare, nell'ambito delle azioni previste al punto 1), i presupposti per promuovere la presentazione di uno schema di norme di attuazione dello statuto per il trasferimento alla Regione delle funzioni inerenti la complessiva rete stradale presente in Sardegna, individuando a tal fine i beni, le risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all'esercizio delle funzioni oggetto del trasferimento e al passaggio di proprietà alla Regione delle strade site nel territorio della Sardegna e appartenenti allo Stato;
3) a porre in essere, nel breve periodo, tutte le opportune attività di impulso e vigilanza al fine di ripristinare, anche in vista dell'imminente stagione estiva, le minime condizioni di percorribilità e sicurezza delle strade di competenza Anas in condizioni critiche, con particolare riguardo alle condizioni della nuova strada statale n. 554, anche con la previsione di un piano straordinario di manutenzione straordinaria e ordinaria delle strade.

Cagliari, 20 maggio 2015