CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

Mozione n. 192

MOZIONE PINNA Rossella - COCCO Pietro - DERIU - COZZOLINO - COMANDINI - TENDAS - MELONI - SABATINI - MANCA Gavino - COLLU - RUGGERI - DEMONTIS - LOTTO - USULA -PIZZUTO - ZEDDA Paolo Flavio - BUSIA - AGUS - LAI - COCCO Daniele Secondo - PISCEDDA - DESINI sulla necessità di introdurre nelle scuole della Sardegna l'educazione alle pari opportunità, la prevenzione della violenza di genere, il contrasto a qualunque espressione e forma di discriminazione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
- le cronache quotidiane evidenziano, anche tra i più giovani, la persistenza di rapporti conflittuali, e finanche violenti, che spesso connotano le relazioni di genere;
- le statistiche danno in aumento le segnalazioni di maltrattamenti, abusi, fino al preoccupante fenomeno di femminicidi, di casi di bullismo e omofobia che rappresentano una delle cause più diffuse di suicidio tra gli adolescenti;
- per una vera azione di prevenzione è fondamentale educare all'uguaglianza tra donne e uomini e in generale tra le persone, al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali a partire dall'infanzia fino all'educazione degli adulti;

RICORDATO che:
- la discriminazione è uno strumento di disparità e di ingiustizia sociale che va combattuto;
- il 25 giugno 2015 a Bruxelles è stato presentato l'indice sull'uguaglianza di genere 2015 dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), ove si è rilevato che l'Italia sconta un forte ritardo sulle tematiche di genere, classificandosi tra i paesi dell'Unione europea con la minore uguaglianza di genere;
- già dalla IV Conferenza mondiale sulle donne (Pechino - 1995), i maggiori organismi internazionali hanno dato l'input per avviare un piano d'azione omogeneo volto a prevenire la violenza di genere, nonché agire sull'empowerment femminile riconoscendo uno status quo non più sostenibile e accettabile; e infatti il 27 settembre scorso, durante l'assemblea generale dell'ONU a New York si sono incontrati Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo per sottoscrivere l'Agenda 2030 e hanno definito il loro totale impegno per un'accelerata attuazione della Dichiarazione e piattaforma d'azione di Pechino;
- l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, nel corso degli anni, ha preso una posizione politica ferma contro ogni forma di violenza fondata sul genere, adottando una serie di risoluzioni e raccomandazioni che chiedono norme giuridicamente vincolanti in materia di prevenzione, protezione contro la repressione delle forme più gravi e diffuse di violenza di genere;
- la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, adottata a Istanbul 1'11 maggio del 2011, atto di importanza storica, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per i Paesi che vi hanno aderito (l'Italia l'ha ratificata con legge 23 giugno 2013, n. 77), il che crea un quadro giuridico completo, incentrato sulla prevenzione della violenza di genere, la protezione delle vittime e la perseguibilità penale degli aggressori e mira inoltre a promuovere l'eliminazione delle discriminazioni per raggiungere una maggiore uguaglianza tra le persone;
- all'articolo 3 della citata convenzione, si precisa che "con il termine 'genere' ci si riferisce a modi, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una società considera appropriati per donne e uomini";
- l'attuazione della Convenzione "deve essere garantita senza alcuna discriminazione fondata su sesso, genere, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o di qualsiasi tipo, origine nazionale o sociale, appartenenza ad una minoranza nazionale, censo, nascita, orientamento sessuale, identità di genere, età, condizioni di salute, disabilità, stato civile, status di migrante o di rifugiato o qualsiasi altra condizione";
- oltre alla protezione delle vittime è importante ricordare che la Convenzione di Istanbul obbliga i suoi firmatari alla creazione di politiche integrate e globali sull'educazione, la formazione professionale e l'inserimento lavorativo;
- con legge 15 ottobre 2013, n. 119, è stato convertito, con modificazioni, il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante, fra le altre disposizioni, norme urgenti in materia di contrasto della violenza sessuale e di genere;
- il 1° agosto 2014, è entrata ufficialmente in vigore in Italia la Convenzione del Consiglio d'Europa (Convenzione di Istanbul - 2011);
- il 16 luglio 2015, è entrata in vigore la legge n. 107 del 2015 sulla "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", la cosiddetta "Buona scuola";

CONSIDERATO che:
- l'educazione e l'istruzione sono il fondamento per una cittadinanza responsabile e che necessita presso le scuole di ogni ordine e grado un lavoro capillare di educazione alla parità come prevenzione a qualsiasi forma di discriminazione tra i generi;
- lo scorso 24 settembre 2015, è stata depositata, presso il Consiglio regionale della Sardegna, la mozione n. 182 a firma di tutti consiglieri regionali delle forze politiche di centro destra "sull'introduzione di ideologie destabilizzanti e pericolose per lo sviluppo degli studenti, quali l'ideologia gender nelle scuole della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del regolamento", con la quale disorientano la popolazione parlando di inesistenti "teorie gender" e descrivono un quadro apocalittico, paventando l'introduzione di progetti educativi inadeguati e pericolosi, portatori di ideologie promiscue dalle conseguenze pericolose in termini di disintegrazione della personalità e tali da disattendere i più elementari principi costituzionali, universali dei diritti dell'uomo, dell'infanzia e adolescenza, nonché in grado di mettere a repentaglio la liberà di pensiero, coscienza e religione dei fanciulli;

RITENUTO necessario evidenziare che:
- sull'argomento è verosimilmente in atto una campagna mediatica che mina la laicità dell'istruzione nella scuola pubblica contro la vera ratio della norma definita una legge che incoraggia l'omosessualità;
- è stata orchestrata una campagna che non si fa scrupoli nel cavalcare l'onda delle tante informazioni circolanti nel web, totalmente infondate, come quella che attribuisce agli "Standard per l'educazione sessuale in Europa", elaborati dall'Organizzazione mondiale della sanità e sviluppati dal Centro federale per l'educazione alla salute tedesco (BZgA), la promozione di giochi erotici da insegnare negli asili;
- è necessaria, in primo luogo, un'operazione di chiarezza, a partire dalla lettura del comma 16 dell'articolo 1 della legge n. 107 del 2015 che prevede che l'elaborazione dell'offerta formativa assicuri "l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità di genere, la prevenzione alla violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle relative tematiche";
- è evidente che l'educazione alla parità di genere è volta a promuovere un'educazione al rispetto delle diversità, ai sentimenti, agli affetti, e che non è da considerare contro la famiglia ma contro gli stereotipi, i pregiudizi, le discriminazioni, il bullismo omofobico;
- in merito al citato comma 16 della legge n. 107 del 2015, sono sorte interpretazioni tanto distorte quanto pretestuose circa la presunta possibilità di inserimento all'interno dei piani dell'offerta formativa delle scuole della cosiddetta "Teoria o ideologia del gender" che troverebbe attuazione in pratiche e insegnamenti non riconducibili ai programmi previsti dagli attuali ordinamenti scolastici;
- lo stesso comma prevede che nei Piani triennali dell'offerta formativa le scuole assicurino l'attuazione dei principi di pari opportunità, ossia l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere, il contrasto a qualunque espressione e forma di discriminazione, nelle forme che, alla luce dell'autonomia, le scuole riterranno più opportune ed efficaci, sempre nel rispetto delle linee di indirizzo che saranno divulgate dal MIUR;
- tale disposizione non fa altro che ottemperare ai valori costituzionali fondamentali di pari dignità (articoli 3, 4, 29, 37, 51 della Costituzione ), nonché a quanto previsto dal diritto europeo in materia di discriminazione, condannata in tutte le sue possibili declinazioni (genere, religione, convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale e politico);
- la norma prevede che il piano triennale dell'offerta formativa sia, peraltro, predisposto dal collegio dei docenti ed approvato dal Consiglio di istituto con il coinvolgimento di tutte le componenti (docenti, genitori, studenti); non un piano calato dall'alto che esclude le famiglie;
- a tal proposito, il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con nota Prot. AOODPIT n. 1972 del 15 settembre 2015, ha ritenuto necessario intervenire, a supporto del citato articolo 1, comma 16. della legge n. 107 del 2015, chiarendo le reali finalità: "la finalità del suddetto articolo non è quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro le quali rientrano la promozione dell'autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000. Nell'ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l'educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né "ideologie gender" né l'insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo";

SOTTOLINEATO che:
- oggettivamente non esiste alcuna "teoria o ideologia del gender" e che la stessa definizione è un'inesistente creatura che non ha nessun riscontro con teorie scientifiche;
- esistono invece studi sociologici avanzati che, pur non mettendo mai in discussione la differenza biologica tra maschio e femmina, dimostrano che i ruoli per l'uomo per la donna non sono iscritti nel nostro dna ma siano stati costruiti nel tempo dalle società e sono mutevoli e assoggettati ai cambiamenti sociali e non viceversa;
- anche l'Associazione italiana di psicologia, in un recente documento, ha sostenuto l'importanza e la rilevanza scientifica degli studi sull'omofobia, sul sessismo e sui pregiudizi di genere, culturalmente appresi sin dalla prima infanzia e trasmessi tramite l'educazione, i media, le regole sociali, la comunicazione, le relazioni ecc.,
- esiste, senza dubbio, l'esigenza civile di non discriminare le persone e di rispettare le differenti e legittime forme di orientamento sessuale, allo stesso modo delle opinioni politiche, ideologiche, religiose, filosofiche, anche nel rispetto dell'articolo 3 della nostra Costituzione;
- in nome della "difesa dei nostri figli" e della "famiglia naturale" o "tradizionale", si vuole contestare il diritto di ragazze e ragazzi di crescere nella consapevolezza di sé sentendosi accolti e riconosciuti per ciò che sono;
- educare alle differenze significa saper conoscere e valorizzare la ricchezza che ciascuna e ciascuno di noi è il dono unico e insostituibile che ognuna e ognuno di noi può diventare per se stesso e per il mondo, anche destrutturando le architetture sociali che impongono la codificazione artefatta dei ruoli in nome di una presunta naturalità;

CONSIDERATO che:
- un'efficace azione di prevenzione impone di riconsiderare i percorsi formativi offerti dalla scuola, nell'ottica di promuovere il superamento degli stereotipi di genere, educando le nuove generazioni, lungo tutte le fasi dell'apprendimento scolastico, al rispetto della differenza di genere;
- tra gli obiettivi nazionali dell'insegnamento nella scuola italiana è divenuto, pertanto, indifferibile porre espressamente, come elemento portante e costante, sia la promozione del rispetto delle identità di genere sia il superamento di stereotipi sessisti. Il che risponde altresì all'esigenza di dare puntuale attuazione ai principi costituzionali di pari dignità e non discriminazione di cui agli articoli 3, 4, 29, 37 e 51 della Costituzione;
- la Scuola, in quanto istituto costituzionale dello Stato, in ottemperanza delle leggi e delle convenzioni internazionali, rappresenta il luogo per "mission" deputato non solo a dispensare il "sapere" ma anche a contribuire alla formazione del futuro "uomo", alla sua autorealizzazione umana nel rispetto della sua identità personale, sociale, culturale e professionale, accompagnandolo a quello che il Regolamento dell'autonomia scolastica chiama "successo formativo";
- in tale prospettiva, l'educazione scolastica deve perciò tener conto dei mutamenti sociali come la globalizzazione o le nuove migrazioni che hanno trasformato la nostra realtà contemporanea;
- i mutamenti sociali richiedono strategie nuove ed efficaci in grado di offrire alle giovani generazioni gli strumenti opportuni per sviluppare coscienze rispettose, prive di pregiudizi, anche e soprattutto, nei confronti delle diversità altrui;

TENUTO CONTO, altresì, che la legge regionale 12 settembre 2013, n. 26 "Interventi per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e allo stalking. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 7 agosto 2007, n. 8 (Norme per l'istituzione di centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza)", all'articolo 3, prevede che la Regione promuova le finalità della legge attraverso:
a) attività di carattere educativo-sociale, svolte mediante programmi divulgativi della cultura della legalità e del rispetto dei diritti attraverso il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e dei mezzi di informazione, volte alla sensibilizzazione e denuncia del fenomeno della violenza sessuale nei confronti delle donne;
b) attività formative di educazione al rispetto dell'altro rivolte anche a docenti e genitori, finalizzate alla prevenzione di ogni forma di violenza e al superamento degli stereotipi di genere nonché all'acquisizione di capacità relazionali dirette al miglioramento dell'autostima e di apprendimento di tecniche di autodifesa per prevenire e contrastare ogni forma e grado di violenza nei confronti delle donne,

impegna la Giunta regionale

1) a mettere in atto, d'intesa col mondo della scuola, a garanzia e salvaguardia dei principi sopra richiamati, tutte le opportune azioni tese a integrare l'offerta formativa di ogni ordine e grado con l'insegnamento a carattere interdisciplinare dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei principi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea;
2) ad adottare misure educative volte alla promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società;
3) a promuovere e sostenere tutte quelle attività formative e culturali legate ai temi dell'uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, contro ogni forma di razzismo, bullismo, omofobia e per la tutela e il diritto all'integrità personale;
4) a includere nel Piano Iscol@ la possibilità di attivare corsi di formazione rivolti al personale che opera nelle varie agenzie educative (scuola, associazioni sportive e culturali).

Cagliari, 6 novembre 2015