CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XV LEGISLATURA

Mozione n. 258

MOZIONE RUBIU - OPPI - TATTI - PINNA Giuseppino - PITTALIS - FASOLINO - RANDAZZO - TEDDE - LOCCI - ZEDDA Alessandra - CARTA Giancarlo - TOCCO - CHERCHI Oscar - DEDONI - TUNIS sulla mancata presentazione del disegno di legge di riordino della normativa urbanistica in Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che, con la legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, sono state approvate le "Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio", le cui disposizioni mirano alla semplificazione e a un generale riordino delle principali norme regionali in materia edilizia, urbanistica e paesaggistica;

CONSIDERATO che la legge regionale n. 8 del 2015 promuove la riqualificazione e il miglioramento della qualità architettonica e abitativa, dell'efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente, la limitazione del consumo del suolo e la riqualificazione dei contesti paesaggistici e ambientali compromessi esistenti nel territorio regionale;

CONSIDERATO, inoltre, che la stessa legge regionale n. 8 del 2015, all'articolo 37, prevede che gli interventi relativi al miglioramento del patrimonio edilizio esistente, che prevedono incremento volumetrico, si applicano fino all'entrata in vigore della nuova legge regionale in materia di governo del territorio e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2016.

RILEVATO che:
- la legge regionale n. 8 del 2015 costituisce l'ennesimo provvedimento legislativo "tampone" costituito da un articolato che prevede modifiche e/o aggiunte ai numerosi provvedimenti legislativi vigenti in materia urbanistica ed edilizia, ormai superati, e per i quali si avverte la necessità di un testo unico che ne decreti la definitiva abrogazione;
- già in sede di approvazione della legge regionale n. 8 del 2015, la stessa Giunta regionale aveva rimarcato l'esigenza di pervenire ad un disegno di legge organico e strutturale di riordino di tutta la materia urbanistica ed edilizia e di governo dell'intero territorio regionale;

RILEVATO, infine, che in più occasioni lo stesso Assessore regionale all'urbanistica, Cristiano Erriu, tra cui il 29° Congresso nazionale dell'Istituto di urbanistica, ha evidenziato la necessità di una nuova legge di riordino della materia e di governo del territorio e il cui disegno di legge elaborato dagli uffici dell'Assessorato e in attesa della sua discussione in Giunta;

CONSTATATO che, a oggi, non risulta presentato alcun disegno di legge in materia urbanistica, edilizia e di governo del territorio, che superi le attuali norme vigenti e che sia in grado di creare le condizioni per un rilancio oltre che del comparto edile, dell'intera economia della Sardegna;

RILEVATO che, dall'entrata in vigore della legge regionale n. 8 del 2015 a oggi, sulla base dell'ultimo monitoraggio al 30 aprile 2016, su 377 comuni dell'isola solo 87 comuni hanno segnalato incrementi volumetrici per un totale di 17.853,52 mc, e complessivamente sono stati segnalati 314 interventi su edifici residenziali e produttivi;

CONSIDERATO che dall'entrata in vigore della legge regionale del 23 ottobre 2009, n. 4 meglio nota come "Piano Casa" della Sardegna, una legge pensata per venire incontro alle esigenze delle famiglie che hanno potuto rinnovare il loro patrimonio edilizio grazie alle varie misure presenti, si è potuto riscontrare una ricaduta positiva soprattutto nel comparto dell'edilizia, messo a dura prova dalla forte crisi economica che sta attraversando il nostro paese e soprattutto la nostra isola;

RILEVATO che durante la sua vigenza il "Piano casa" della Sardegna, sulla base dell'ultimo rapporto di monitoraggio a tutto il mese di settembre 2013, aveva fatto registrare, su 71 comuni campione, 1.013.826 residenti coinvolti e 21853 istanze presentate;

EVIDENZIATO che il rapporto sul "Piano casa" della Sardegna consente di cogliere le tendenze fondamentali nell'attuazione della legge; infatti, i dati relativi al numero delle istanze, alla loro distribuzione nelle diverse zone urbanistiche, alle diverse destinazioni d'uso, alla tipologia e alla dimensione degli interventi, risultano in linea con le finalità della legge: ossia di promuovere il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e la attivazione di interventi di dimensioni contenute e di miglioramento della qualità architettonica, della sicurezza strutturale, della compatibilità paesaggistica e del patrimonio edilizio esistente nel territorio regionale;

EVIDENZIATO, inoltre, che l'analisi dei dati complessivi, elaborati durante la vigenza del "Piano Casa" della Sardegna, mostra un incremento costanze del numero di istanze ricevute nei 71 comuni campione e che la stessa non abbia subito particolari flessioni successivamente all'approvazione della legge regionale n. 22 del 23 novembre 2012, che ha prorogato il "Piano Casa" della Sardegna; tale costante progressione conferma come la citata legge abbia ben interpretato le esigenze non ancora soddisfatte della popolazione;

CONSTATATO che da più parti si leva forte il grido di sofferenza che evidenzia la profonda crisi che sta attraversando il comparto edile e il relativo indotto, come testimonia l'ultimo dossier "trend delle costruzioni - dati sulla Sardegna" dell'Ufficio studi di Confartigianato imprese, dal quale emerge che nell'ultimo biennio le imprese sono calate di 461 unità e il numero degli occupati si è ridotto di 7mila unità; segno tangibile, afferma lo stesso Presidente di Confartigianato edilizia Sardegna, che il barometro dell'edilizia in Sardegna segna ancora "bassa pressione";

EVIDENZIATO l'importanza che ha il comparto edile per l'intera economia della Sardegna che in questi ultimi anni, ha subito forti perdite, conseguenza oltre che della profonda crisi economica anche della mancanza di regole certe e chiare in materia urbanistica ed edilizia e sopratutto di norme a lungo termine e sostenibili, in grado di coniugare le esigenze delle comunità e della conseguente attività antropica con quelle della tutela dei luoghi e del paesaggio, ma evitando derive vincolistiche e integraliste, considerata anche la particolare vocazione turistica della Sardegna;

RILEVATO, quindi, che il rilancio dell'economia della Sardegna passa anche attraverso il rinnovo e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente dell'isola, il rinnovo e la riqualificazione dei tessuti urbani degradati e la riqualificazione dei litorali; anche mediante scelte coraggiose e lungimiranti volte a migliorare e riqualificare i luoghi compromessi da attività antropiche pregresse, attraverso regole certe e meno stringenti sul territorio urbano e rurale in grado di coniugare le esigenze di sviluppo economico e benessere sociale con quelle della tutela;

CONSTATATO che si corre il rischio, alla scadenza prevista dall'articolo 37 della legge regionale 8 del 2015, il 31 dicembre 2016 per l'ammissibilità degli interventi di incremento volumetrico, di non avere alcuna legge di settore, creandosi così un pericoloso vuoto normativo, che aggraverebbe ancora di più la crisi del comparto edile, e lasciando cittadini e imprese senza normativa di riferimento sospesi tra leggi diverse ormai superate e obsolete, che si attorcigliano l'una con l'altra;

CONDIVISE le preoccupazioni, manifestate da più parti, per la complessa situazione riguardante il comparto delle imprese del settore edile e del relativo indotto, con centinaia di aziende schiacciate dai debiti e dai vincoli burocratici, che attendono ancora un piano concreto di interventi in grado di rilanciare il settore e di fare uscire le stesse dalle secche della crisi;

VISTO che, a oggi, si sono susseguiti rinvii su rinvii e non vi sono stati passi avanti credibili per un intervento risolutivo teso a sbloccare una legge così importante come quella urbanistica, priva, a distanza di anni, di una guida normativa certa e al passo con i tempi, senza le strettoie burocratiche che ostacolano la vita delle imprese.

CONSTATATO non sufficiente, a giudicare dai fatti, l'impegno della Giunta regionale per ridare ossigeno al comparto dell'edilizia, asse strategico per lo sviluppo economico e sempre più colpito da una crisi senza precedenti, con il pericolo che possano esserci ulteriori perdite di posti di lavoro e opportunità perse per lo sviluppo del settore e dell'intera regione.

CONSIDERATO che, nel corso della storia moderna, l'urbanizzazione è stato uno dei principali motori di sviluppo e di riduzione della povertà e che, pertanto, spetta alla politica ed alle classi dirigenti individuare una modalità attraverso cui ridurre le condizioni di disagio sociale ed economico, e assicurare la sostenibilità della crescita degli insediamenti umani, sia che essi si realizzino in piccole comunità rurali, ovvero in realtà urbane piccole, medie e metropolitane;

RITENUTA la necessità e l'urgenza di pervenire a un provvedimento che sia esso stesso un testo unico, in materia urbanistica ed edilizia e di governo del territorio, in grado di superare le diverse leggi attualmente vigenti, che tenga conto della specificità del nostro territorio e che preveda scelte coraggiose e lungimiranti consentite dalla specialità del nostro statuto, e che:
- concorra al miglioramento della qualità della vita e al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e contribuisca a costruire un modello competitivo territoriale;
- sia capace di governare la complessità delle città e dei territori, di coniugare le esigenze delle popolazioni locali con quelle dello sviluppo sostenibile, le esigenze di benessere sociale e sviluppo con quelle della tutela ambientale e paesaggistica;
- sia in grado di ripopolare le campagne, ormai abbandonate e desolate, superando il criterio della "superficie minima di intervento" con quello più evoluto di "lotto minimo funzionale all'attività agricola", che tenga conto delle realtà più piccole dei territori dell'interno e delle diverse specificità delle produzioni di filiera e di nicchia;
- favorisca il miglioramento, la riqualificazione, il recupero e il riuso del patrimonio edilizio esistente, anche attraverso variazioni di destinazione d'uso;
- favorisca investimenti pubblici e privati in grado di far ripartire l'intera economia della Sardegna in stagnazione ormai da tempo immemorabile;
- sia in grado di riqualificare e rivitalizzare i centri storici ormai in completo stato di abbandono e degrado, non più intesi come bene statico da tutelare ma come cuore vitale della comunità da vivere e condividere, mediante azioni di incentivazione, sgravi e defiscalizzazione anche per le attività artigianali che poi vorranno insediarsi negli edifici recuperati;
- sia in grado di dare risposte più adeguate alle attese di tanti cittadini e imprese che da tempo chiedono semplificazione e maggiore certezza;

RITENUTA pertanto la necessità di una legge urbanistica dallo spirito innovativo e attenta alle esigenze delle imprese e degli enti locali, che auspicano vincoli meno rigidi e maggiori possibilità per la ripresa economica e sociale,

impegna il Presidente della Regione
e l'Assessore regionale degli enti locali finanza e urbanistica

1) a riferire in Aula sullo stato di attuazione del disegno di legge di governo del territorio, chiarendo quali siano le relative linee guida per l'elaborazione de testo;
2) a valutare l'opportunità che la nuova legge tenga conto delle esigenze dei cittadini e delle imprese in particolare di quelle del settore edile, che auspicano vincoli meno rigidi e maggiori possibilità per la ripresa economica e sociale;
3) a elaborare un testo di legge che:
- concorra al miglioramento della qualità della vita e al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e contribuisca a costruire un modello competitivo territoriale;
- sia capace di governare la complessità delle città e dei territori, di coniugare le esigenze delle popolazioni locali con quelle dello sviluppo sostenibile, le esigenze di benessere sociale e sviluppo con quelle della tutela ambientale e paesaggistica;
- sia in grado di ripopolare le campagne, ormai abbandonate e desolate, superando il criterio della "superficie minima di intervento" con quello più evoluto di "lotto minimo funzionale all'attività agricola" che tenga conto delle realtà più piccole dei territori dell'interno e delle diverse specificità delle produzioni di filiera e di nicchia;
- favorisca il miglioramento, la riqualificazione, il recupero e il riuso del patrimonio edilizio esistente, anche attraverso variazioni di destinazione d'uso;
- favorisca investimenti pubblici e privati in grado di far ripartire l'intera economia della Sardegna in stagnazione ormai da tempo immemorabile;
- sia in grado di riqualificare e rivitalizzare i centri storici ormai in completo stato di abbandono e degrado, non più intesi come bene statico da tutelare ma come cuore vitale della comunità da vivere e condividere, mediante azioni di incentivazione, sgravi e defiscalizzazione anche per le attività artigianali che poi vorranno insediarsi negli edifici recuperati;
- sia in grado di dare risposte più adeguate alle attese di tanti cittadini e imprese che da tempo chiedono semplificazione e maggiore certezza;
4) a elaborare un testo che liberi le aree rurali dagli attuali vincoli considerati troppo restrittivi e ostacolo allo sviluppo delle stesse, in grado di stabilire il giusto equilibrio tra l'effettiva vocazione dei suoli e il loro utilizzo a fini produttivi e non, senza che le norme ostacolino fa possibilità di costruire nuove opportunità per i cittadini e le imprese;
5) a garantire il giusto coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, cittadini, imprese, enti locali, associazioni di categoria, imprenditori agricoli, istituzioni ecc.;
6) ad attuare soluzioni che pongano rimedio alla ormai annosa crisi delle imprese del settore edile con un programma che possa portare alla riduzione della pressione fiscale e a una semplificazione burocratica certa e tangibile.

Cagliari, 21 settembre 2016