CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interpellanza n. 383/A

USULA - BUSIA sulla pesca dell'aragosta rossa (Palinurus elephas) e sulle zone di ripopolamento in Sardegna.

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I sottoscritti,

premesso che:
- la Sardegna ha per Statuto la competenza primaria in materia di caccia e pesca e, attraverso le norme di attuazione approvate con decreti del Presidente della Regione n. 327/1950 e n. 1627/1965, sono state trasferite le funzioni in materia di pesca nelle acque interne, nel demanio marittimo e nel mare territoriale;
- la Regione, pertanto, ha da tempo provveduto a disciplinare con proprie norme i diversi e complessi aspetti di una materia che, per sua natura, necessita siano coniugate le legittime aspettative di sviluppo economico, attraverso lo sfruttamento delle risorse ittiche, con la conservazione equilibrata del bene nel tempo a garanzia di duratura fruizione e finalizzata ad impedirne il depauperamento;
- in questo senso, la normativa regionale non può che essere armonizzata con quella statale e, in particolare, con la copiosa normativa comunitaria di riferimento, la quale contempla misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse nel Mar Mediterraneo e istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca;

posto che:
- oggi le competenze in materia di pesca, acquacoltura e molluschicoltura, ivi compresa la ricerca, la tutela, la valorizzazione, la qualità dei prodotti ittici e l'educazione alimentare nonché quelle relative agli interventi di valorizzazione produttiva delle lagune, stagni e laghi salsi della Sardegna sono poste in capo dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
- anche la pesca dell'aragosta rossa (Palinurus elephas), che costituisce una delle specie di maggior pregio del mare della Sardegna e che ha particolare valore economico, è stata puntualmente regolamentata, in particolare, per quanto riguarda il periodo di fermo che va dal 1° settembre alla fine di febbraio dell'anno successivo;

dato atto che:
- la Regione è stata pioniera nel tentativo di contemperare le esigenze di prelievo con la conservazione della risorsa in funzione del mantenimento degli equilibri nello sforzo di pesca in quanto già dal 1998, col primo decreto n. 776 dell'Assessore della difesa dell'ambiente (che ne aveva la competenza), venne istituita e successivamente prorogata una zona di tutela delle risorse biologiche della fascia costiera centro occidentale della Sardegna - Golfo di Oristano al fine di favorire l'accrescimento dell'aragosta e di verificare l'andamento sulla riproduzione e crescita numerica per fini di ripopolamento;
- successivamente, grazie agli incoraggianti positivi risultati ottenuti e proprio per impedire l'impoverimento della risorsa nell'intera Isola, è stato approvato nel 2008 un programma pluriennale di ripopolamento, ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 14 aprile 2006, n. 3, che prevedeva, appunto specifici interventi per contenere l'impatto della pesca sulla conservazione degli ecosistemi marini; il programma prevedeva, sulla base della collaborazione del Dipartimento di biologia animale ed ecologia dell'Università degli studi di Cagliari, l'individuazione di cinque zone marine prospicienti la costa ritenute idonee nelle quali la pesca artigianale rivestiva particolare importanza per le marinerie locali dove lo sforzo di prelievo risultava più elevato;
- in attuazione del "Programma di ripopolamento dell'aragosta rossa (Palinurus elephas)", sono state istituite con decreto dell'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale n. 1247/DecA/50 del 7 maggio 2010 cinque zone di tutela biologica suddivise in sottozone e con annesse zone di rispetto e fissato, nel contempo, il divieto di prelievo;
- a seguito di verifiche sul campo si è resa necessaria l'estensione temporale del programma di ripopolamento attivo (decreto n. 835/DecA/42 del 19 giugno 2013), perché i risultati migliori sono risultati visibili e apprezzabili in maniera crescente tra il secondo e il sesto anno di istituzione dell'area in quanto, a seguito dell'incremento degli stock, lo spostamento degli esemplari dall'interno dell'area verso le zone circostanti raggiunge massimi valori in quell'arco temporale;

considerato che:
- il divieto di pesca nelle aree di ripopolamento attivo è stato prorogato fino al 31 agosto 2018 e che allo stato non risultano ulteriori proroghe e, pertanto, non risultano più attualmente attive quelle zone la cui funzione essenziale, oltre che di mantenimento, è quella di moltiplicatore della risorsa, e di conseguenza si paventa il rischio di vanificare i rilevanti risultati finora ottenuti di tutela e ricostituzione delle risorse biologiche;
- il periodo di fermo biologico stabilito a partire dal 1° settembre di ciascun anno appare indiscutibilmente adeguato, in quanto, dagli studi effettuati risulta che è da quel periodo che inizia la riproduzione mediante la posa delle uova sotto l'addome. In tal senso non ha avuto giustamente seguito la sperimentazione del posticipo del fermo a partire dal 15 settembre avviato per una sola annualità col decreto n. 1916/DecA/46/2016; degna di nota appare la comunicazione di diverse cooperative di piccola pesca che hanno manifestato la contrarietà alla modifica del calendario del fermo biologico, talvolta con sacrifici di ordine economico per i mancati guadagni;

evidenziato che:
- da diverse notizie apparse dalla stampa, si assiste da parte di taluni operatori a non celate richieste di posticipo del periodo di fermo con inizio al 1° ottobre, o almeno di prolungamento di qualche settimana di settembre della stagione di pesca, adducendo le più svariate motivazioni che vanno dalla compensazione di mancati guadagni a seguito di cattive condizioni del mare per eventi meteo avversi che impediscono il normale esercizio dell'attività professionale, alla opportunità di fruire della massiccia presenza di turisti cui vendere i prodotti o ancora dal rischio di invasione di prodotti stranieri o da diverse regolamentazioni meno stringenti presenti in altre regioni;
- desta preoccupazione, al fine della salvaguardia della risorsa e del rigoroso rispetto delle migliori regole di conservazione che possa garantire lo sforzo di pesca anche per gli anni a venire così da preservare oltre i livelli occupazionali anche un equilibrio biologico naturale, qualsiasi possibile sottovalutazione o minimizzazione delle richieste di revisione della attuale disciplina in maniera più permissiva,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se:
1) siano ancora esistenti le 5 zone di tutela biologica istituite col Programma di ripopolamento dell'aragosta rossa e se è in itinere l'adozione del provvedimento che vieta, come avvenuto finora, nelle stesse l'esercizio della pesca;
2) dati i risultati altamente positivi in termini di aumenti degli stock e di fattore moltiplicatore della risorsa delle aree di ripopolamento che diventano poi funzionali all'esercizio delle attività di pesca e garanzia dei livelli occupazionali, quali intendimenti si hanno sulla reale prosecuzione della politica di conservazione delle specie ittiche attraverso il mantenimento di quelle esistenti o anche, eventualmente, procedendo all'individuazione di nuove altre zone altrettanto adeguate;
3) siano state apportate modifiche al calendario del fermo biologico che ha assunto una funzione essenziale per la riproduzione e il rimpinguamento della risorsa;
4) esistano, a seguito di puntuale verifica di eventuali e accertati mancati guadagni come avanzato da taluni operatori, le oggettive condizioni per ricorrere in termini ristoratori alle risorse di cui al Fondo di solidarietà regionale della pesca ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 14 aprile 2006, n. 3 e successive modifiche ed integrazioni e quali intendimenti si abbiano in proposito.
5) siano state fatte le opportune valutazioni, al fine di promuovere pratiche virtuose, sulla possibilità di un ristoro economico sul "pescato sotto taglia" certificato, come avviene in realtà italiane.

Cagliari, 16 novembre 2018