CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 1166/A

TRUZZU, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione della Giunta regionale n. 25/11 del 23 maggio 2017 recante "Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla legge regionale n. 12 del 1994, e successive modifiche e integrazioni, e alla legge n. 1766 del 1927".

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Il sottoscritto,

premesso che:
- in data 14 marzo 1994, il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge regionale n. 12 recante "Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1", concernente l'organizzazione amministrativa della Regione sarda, con l'obiettivo di disciplinare l'esercizio delle funzioni attribuite alla Regione sarda ai sensi dell'articolo 3, lettera n), e dell'articolo 6 dello Statuto speciale per la Sardegna, attribuendo specifici poteri agli organi dell'Amministrazione regionale in materia di usi civici, senza peraltro disciplinare in alcun modo la procedura di legittimazione dei terreni gravati da uso civico;
- la procedura di legittimazione delle terre civiche è disciplinata dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766 e dal regolamento approvato con successivo regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332; ciò anche perché, essendo coinvolte prerogative di carattere soggettivo e/o individuale, e quindi attinenti a diritti soggettivi, la relativa competenza normativa non può che spettare allo Stato, ai sensi dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione;
- la competenza legislativa della Regione è limitata a disciplinare le condizioni di disponibilità e d'utilizzazione dei terreni gravati da uso civico fino a quando persistano gli stessi usi, mentre allo Stato spetta la disciplina dell'istituto della legittimazione, come anche ribadito dalla sentenza del TAR Sardegna n. 1234/2015, la quale ha ritenuto applicabile tale istituto anche alla Regione;
- in data 23 maggio 2017, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, ha approvato la deliberazione n. 25/11 del 23 maggio 2017, recante "Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla legge regionale n. 12 del 1994, e successive modifiche e integrazioni, e alla legge n. 1766 del 1927", con l'introduzione, tra l'altro, di una disciplina specifica per la procedura di legittimazione;

considerato che:
- l'istituto della legittimazione attribuisce all'istante, in presenza di determinati requisiti, un diritto soggettivo, senza che nessuna ulteriore valutazione possa essere riservata all'amministrazione incaricata di procedere all'istruttoria, se non avuto riguardo al possesso dei titoli necessari per il riconoscimento del diritto in questione;
- lo scopo della deliberazione della Giunta regionale, come anche indicato nel preambolo della stessa, avrebbe dovuto essere l'aggiornamento, con alcuni ulteriori indirizzi, dei procedimenti amministrativi in materia di usi civici; e ciò alla luce dell'esperienza maturata in sede di gestione dei procedimenti medesimi sulla base delle regole in atto;
- nessuna esperienza è stata maturata in tal senso dall'Amministrazione regionale avendo, quest'ultima, escluso da sempre l'applicabilità, nella Regione, dell'istituto della legittimazione previsto dalla legge n. 1766 del 1927;

rilevato che:
- la deliberazione in questione ha introdotto, in contrasto con quanto previsto dalla legge n.  1766 del 1927, il parere favorevole sull'istanza di legittimazione del consiglio comunale del comune nel cui territorio è ricompreso il terreno oggetto dell'istanza, tra l'altro con la maggioranza qualificata dei 2/3 dei componenti;
- il parere introduce un'evidente limitazione al riconoscimento di un diritto soggettivo, peraltro a opera di un organo, il consiglio comunale, appartenente a un ente locale che non dispone, in alcun modo, in sede legislativa, di simile prerogativa;

atteso che:
- il parere, dovendo essere rilasciato da un organo del comune, ente incompetente al riguardo e comunque con una maggioranza assolutamente sproporzionata, appare lesivo delle prerogative degli aventi diritto alla legittimazione, nonché in palese contrasto con la legislazione esclusiva dello Stato in materia;
- anche recentemente la Corte costituzionale, con la sentenza n. 103/2017, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcune norme inerenti gli "usi civici" contenute nella legge di stabilità 2016, perché in contrasto con le prerogative statali;

ritenuto che l'attuazione della deliberazione in questione arrecherà un grave pregiudizio alle prerogative dei soggetti aventi diritto alle legittimazione delle terre a uso civico, impedendo di fatto l'esercizio di un diritto soggettivo riconosciuto dalla legge, nonché un nuovo e ulteriore contenzioso con lo Stato e con i soggetti interessati;

considerato che le mancate legittimazioni di terre gravate da "uso civico" interessate da rilevanti miglioramenti, avranno come effetto assolutamente negativo quello di provocare l'abbandono e la desertificazione delle stesse terre,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere quali siano le motivazioni che hanno comportato l'adozione della deliberazione n. 25/11 del 23 maggio 2017 e in particolare la ratio che ha portato all'introduzione di vincoli inaccettabili quali quello del parere favorevole dei componenti i 2/3 del consiglio comunale, nonché alla lesione delle prerogative statali in materia.

Cagliari, 30 giugno 2017