CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 1272/A

USULA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione presente in varie scuole dell'isola, con particolare riferimento agli istituti scolastici di Sorgono e Tonara, in ordine alla formazione delle classi in presenza di persone con disabilità e in relazione alla dispersione scolastica.

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Il sottoscritto,

premesso che:
- la Costituzione della Repubblica italiana riconosce valore fondamentale alla persona in quanto individuo e a tutti la pari dignità sociale, per cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ne impediscono il pieno e completo sviluppo;
- la realizzazione dell'individuo si attua anche attraverso la formazione scolastica e il generalizzato accesso agli studi di ogni ordine e grado per consentire a ciascuno di contribuire, secondo proprie peculiarità e propensioni, al progresso materiale e spirituale della società;
- il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione viene garantito, per i più meritevoli ancorché privi di adeguati mezzi, attraverso la solidarietà collettiva attuata con il riconoscimento del sostegno economico, e sempre mediante lo stesso principio solidaristico viene assicurato il massimo livello di istruzione anche alle persone con disabilità;
- il lavoro consacra la realizzazione individuale e rende liberi dal bisogno; è il mezzo attraverso il quale viene esaltata la dignità umana per il contributo reso alla collettività ed è tutelato in tutte le sue forme e applicazioni;

premesso, altresì, che:
- la Costituzione, inoltre impone, con l'articolo 10, l'adeguamento dell'ordinamento interno alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute;
- in tema di disabilità sono stati adottati importanti atti internazionali, in ultimo la Convenzione delle Nazioni unite il 13 dicembre 2006, entrata in vigore sul piano internazionale il 3 maggio 2008 e ratificata e resa esecutiva dall'Italia con la legge 3 marzo 2009, n. 18, il cui articolo 24 statuisce che "gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità all'istruzione";

dato atto che:
- anche l'ordinamento interno, in attuazione dell'articolo 38, terzo comma, della Costituzione, ha previsto il diritto all'istruzione dei disabili e l'integrazione scolastica già con la legge 5 febbraio 1992 n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione e i diritti delle persone handicappate) che attribuisce al disabile il diritto soggettivo all'educazione e all'istruzione dalla scuola materna fino all'università;
- l'attenzione alle persone con disabilità è cresciuta nella coscienza collettiva, infatti, attraverso il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66 (che detta norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità in attuazione della delega conferita al governo con la legge di riforma del sistema di istruzione e formazione previsto dalla legge n. 107 del 2015 e che interviene per rinnovare le strategie specifiche messe in atto con la legge n. 104 del 1992) vengono introdotte una serie di misure e strumenti, quali, solo per esempio, l'Osservatorio permanente per l'inclusione scolastica, il principio della continuità didattica esteso a tutto il personale della scuola, l'istruzione domiciliare, per rendere concreto il percorso di inclusione scolastica;

considerato che:
- la complessa materia dell'istruzione e della formazione vede diversi livelli di competenza dello stato con gli uffici centrali e periferici, delle regioni e degli enti locali e già il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 ne stabiliva l'articolazione e i cui i principi nell'ordinamento regionale sono stati recepiti con la legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (artt. da 72 a 75);
- con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 che ha modificato il titolo V della parte seconda della Costituzione, riconoscendo a comuni, province, città metropolitane e regioni il rango di istituzioni costitutive della Repubblica al pari dello Stato e non più semplice articolazione dello stesso, la Regione, che aveva nella materia una competenza integrativa attuativa ai sensi dell'articolo 5 dello Statuto, con l'articolo 117 riformulato (in virtù della clausola di adeguamento automatico prevista nell'articolo 10) ha acquisito una competenza concorrente nell'istruzione, fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione dell'istruzione e della formazione professionale riconducibile all'ambito della competenza esclusiva residuale;
- è, pertanto, di competenza esclusiva dello Stato dettare le norme generali che definiscono la struttura portante e unitaria del sistema dell'istruzione nonché stabilire i livelli essenziali delle prestazioni assicurando, mediante un'offerta formativa omogenea, la sostanziale parità di trattamento tra tutti gli utenti;
- è, invece, di competenza della Regione la "formazione professionale" non compresa nel sistema istruzione, la programmazione dell'offerta formativa integrata fra istruzione e formazione professionale e la programmazione della rete scolastica, anche attraverso il ruolo degli enti locali, nei limiti della disponibilità di risorse umane e finanziarie;

rilevato che, da informazioni acquisite sembrerebbe che in diversi istituti di scuole della rete regionale siano presenti casi anomali di classi che accolgono persone con disabilità costituite da numeri di alunni non conforme alla normativa vigente di cui di seguito si riportano esempi a titolo esemplificativo:
1) Classe 1 A - 25 alunni di cui 2 con disabilità - Istituto professionale Servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (IPSASR) - Sorgono
2) Classe 2 A - 23 alunni di cui 2 con disabilità - Istituto professionale Servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (IPSASR) - Sorgono
3) Classe 1 A - 23 alunni di cui 1 con disabilità - Istituto tecnico industriale (ITI) - Tonara
4) Classe 4 B - 26 alunni di cui 1 con disabilità - Liceo scientifico - Sorgono

rilevato, altresì, che:
- giungono segnalazioni di diversi utenti per il disagio vissuto in conseguenza delle particolari difficoltà inerenti l'iscrizione o il trasferimento in alcuni istituti che, come conseguenza, in qualche caso, ha comportato la rinuncia o addirittura l'abbandono dei corsi di studio anche già avviati;
- tali segnalazioni evidenziano, inoltre, un atteggiamento, seppur nell'autonomia propria dell'autorità scolastica nella formazione e gestione delle classi, poco attento a contenere e arginare il fenomeno della dispersione scolastica;

considerato che:
- la costituzione delle classi all'inizio di ciascun anno scolastico deve rispettare i criteri presenti nel decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81 e, in particolare per quelle dove sono presenti persone con disabilità si deve fare riferimento all'articolo 5, comma 2, il quale prevede che: "le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni della scuola dell'infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni, purché sia esplicitata e motivata la necessità di tale consistenza numerica, in rapporto alle esigenze formative degli alunni disabili, e purché il progetto articolato di integrazione definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall'insegnante di sostegno, o da altro personale operante nella scuola";
- il dato numerico di cui all'articolo 5, comma 2, incontra un solo limite stabilito precedentemente dall'articolo 4, comma 1, secondo il quale: "Al fine di dare stabilità alla previsione delle classi, riducendo al massimo gli scostamenti tra il numero delle classi previsto ai fini della determinazione dell'organico di diritto e quello delle classi effettivamente costituite all'inizio di ciascun anno scolastico, è consentito derogare, in misura non superiore al 10 per cento, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun tipo e grado di scuola, dal presente regolamento", per cui tali classi possono nel limite massimo essere costituite da 22 alunni;
- anche per il corrente anno, come nei precedenti, il Dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con le note 4 agosto 2017, n. 1533 e 8 agosto 2017, n. 1557, ha ribadito in maniera chiara e inequivocabile che sulla formazione delle classi restano confermate le disposizioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009;
- sempre su precisa indicazione del ministero i criteri per la formazione delle classi stabiliti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 si devono applicare anche alle classi iniziali degli istituti professionali che attivano l'offerta sussidiaria di istruzione e formazione professionale, quindi ne consegue che valgono per l'intero sistema istruzione;

evidenziato che:
- è costante la giurisprudenza amministrativa (Tar Lazio, Tar Calabria, Tar Sicilia, recente Tar Toscana, sez. I, 19 settembre 2016, n. 1367) nel ribadire che la formazione delle classi con persone disabili deve rigorosamente e rigidamente rispettare i criteri della legge 81, considerando illegittime la costituzione di classi con numeri di alunni superiore a quelli ivi stabiliti;
- dalla stessa giurisprudenza amministrativa, nel silenzio della legge sul numero delle persone disabili presenti in una classe, si è estrapolato il principio che la stessa variazione numerica da 20 a 22 secondo il dettato dell'articolo 4, comma 2, è possibile solo se all'interno della classe vi sono due persone con disabilità lieve. Resta fermo il limite insuperabile di 20 nel caso di 2 soggetti affetti da disabilità grave o di più persone disabili;
- la conferma costante di tale composizione delle classi rappresenta un approdo condiviso in seno alla giurisprudenza amministrativa volto alla massima tutela degli interessati e finalizzato alla loro effettiva integrazione nel gruppo in quanto l'istruzione rappresenta uno dei fattori maggiormente incidenti sui rapporti dell'individuo e sulle sue possibilità di affermazione personale e professionale (Consiglio di Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1286; idem, 1 dicembre 2015, n. 5248);
- seppure il decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 nulla preveda in merito alla formazione delle classi intermedie composte anche da disabili, secondo il Tar Sicilia in una sentenza del 2014 "una lettura improntata a parametri di logicità impone di ritenere che il limite di 20 alunni previsto per le classi iniziali debba ritenersi valido per tutte le classi" salvaguardando i diritti fondamentali rispetto anche alla stringente logica del risparmio e dei costi che ha caratterizzato per anni la politica scolastica;
- in particolare, la stessa Corte costituzionale, nel considerare il diritto all'istruzione del disabile come diritto fondamentale seppur riconoscendo al legislatore la discrezionalità che gli è propria nell'individuazione delle misure necessarie a tutela dei diritti delle persone disabili, specifica che questo potere incontra il limite del "rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati" al fine di consentire un loro completo inserimento nella società;

considerato che anche la legge 13 luglio 2015, n. 107 (Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti) cosiddetta della "Buona scuola" al comma 84 così recita: "Il dirigente scolastico, nell'ambito dell'organico dell'autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili, riduce il numero di alunni e di studenti per classe rispetto a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, allo scopo di migliorare la qualità didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità";

posto che:
- la Regione, attraverso le linee guida per il dimensionamento della rete scolastica, si pone come obiettivi principali la lotta alla dispersione, l'innalzamento qualitativo dell'offerta formativa finalizzata, tenuto conto delle caratteristiche demografiche, orografiche, economiche e socio-culturali del bacino di utenza, al miglioramento delle competenze degli studenti sardi;
- in nessun modo l'opera di razionalizzazione e l'offerta formativa possono limitare il generale diritto alla fruizione dei servizi o incidere sul rispetto delle norme, ma anzi non può che essere indirizzata a ridurre il disagio per gli studenti e realizzare materialmente il diritto all'apprendimento per non incorrere nel rischio di vedere vanificati i principi stessi ispiratori di lotta alla dispersione scolastica,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
1) se siano a conoscenza che in diverse classi della rete scolastica della Sardegna che accolgono studenti con disabilità non sono rispettati i criteri di formazione stabiliti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, con conseguente grave nocumento sia per i portatori di disabilità, che vengono lesi nel fondamentale diritto allo studio e all'inserimento, nonché per gli altri studenti per il rischio che tale anomalia possa influire sulla qualità del servizio reso;
2) se corrispondano al vero le lamentazioni manifestate dagli utenti per il disagio vissuto in conseguenza delle particolari difficoltà inerenti l'iscrizione in dati istituti, per esempio all'IPSASR di Sorgono, talvolta disincentivata dalle stesse autorità scolastiche, seppur in presenza di classi non conformi all'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, che ha anche portato qualche studente all'abbandono del percorso formativo con conseguente ulteriore aggravio della dispersione scolastica;
3) quali azioni intendano intraprendere per la verifica delle questioni poste e per giungere a una loro positiva soluzione anche coinvolgendo direttamente l'Ufficio scolastico regionale o mediante la sensibilizzazione dello stesso per il tramite del tavolo di confronto interistituzionale, affinché si richiamino le autorità scolastiche al rispetto delle regole summenzionate a tutela della piena attuazione del diritto all'istruzione degli studenti sardi.

Cagliari, 17 ottobre 2017