CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 1314/A

GALLUS, con richiesta di risposta scritta, sulle Linee guida per la predisposizione e la gestione dei Piani locali unitari dei servizi (PLUS) per il triennio 2018/2020, ai sensi della legge regionale n. 23 del 2005.

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Il sottoscritto,

vista la legge regionale n. 23 del 2005;

presa visione della bozza delle linee guida per la predisposizione e la gestione dei Piani locali unitari dei servizi (PLUS) emanate dalla Direzione generale ai Servizi sociali per il triennio 2018-2020;

considerato che tali linee guida, ad avviso dello scrivente, presentano notevoli incongruenze con la realtà dei singoli territori e non tengono in alcun conto la peculiarità e specificità degli stessi,

evidenziati alcuni dei punti che sollevano maggiori perplessità a livello territoriale; l'intera premessa a tali linee guida evidenzia una realtà che allo stato è del tutto inesistente, puramente idilliaca e fuori da ogni contesto, almeno per il territorio di provenienza dello scrivente e il rapporto di vicinato a cui i redattori della bozza fanno riferimento sono ormai del tutto inesistenti, almeno per quanto concerne la parte in cui si dovrebbe far conto su di esso per prestare assistenza;

in particolare, con riferimento ai seguenti punti della premessa, si sottolinea:
- "2.2. Promuovere innovazione sociale": in un contesto nazionale e in particolare regionale, caratterizzato da una profonda crisi socio-economica, è quasi impossibile valorizzare forme di efficace dinamicità di giovani, famiglie e anziani, in quanto i cittadini chiedono soluzioni immediate, tangenti e continuative per la situazione di disagio in cui versano;
- "2.3. Favorire la partecipazione attiva delle persone e degli altri attori sociali":
- il coinvolgimento di imprese, cooperative quant'altro nelle fasi di programmazione, così come previsto, favorirebbe inutili aspettative rispetto ad una successiva gestione e realizzazione dei servizi in quanto le procedure di affidamento degli stessi devono necessariamente seguire normative specifiche;
- l'esperienza dei tavoli tematici, già vissuta dai territori al momento della costituzione iniziale dei PLUS, ha prodotto proprio questo risultato: "grande coinvolgimento da parte di imprese, cooperative e quant'altro poi invalidato dalle gare d'appalto". Inoltre, i processi di coinvolgimento dei PLUS in relazione ai diversi soggetti delineati nello specifico punto, sminuiscono in una qualche maniera il ruolo politico nonché, del politico, che viene assimilato ad un altro qualsiasi "attore sociale" (impresa, associazione, cittadino ecc .. );
- in qualche maniera appare del tutto ridimensionato il ruolo di indirizzo, di confronto e di condivisione di tutti gli aspetti tecnici da parte dell'amministratore locale, dimenticando il ruolo e le competenze che la stessa legge regionale n. 23 del 2005 attribuisce ai sindaci (oltre al fatto che un sindaco ha una programmazione con la quale si è "impegnato" con i propri elettori), la realizzazione della specifica programmazione è imprescindibile e deve trovare unione e accordo con la programmazione PLUS; ecco perché lo scenario politico non può assolutamente essere esautorato del suo potere decisionale, sempre nel rispetto delle norme;
- "3. Gli obiettivi della programmazione locale unitaria del servizi 2018-2020": l'intento di finanziare progetti e azioni innovativi continuerà a perpetuare le prassi finora consolidate: predisposizione progetti per un dato periodo, finanziamento regionale, chiusura del servizio progettato alla conclusione del finanziamento laddove i singoli plus o i singoli comuni non destinano fondi "propri";
- "4.1. Ampliare i servizi gestiti in forma associata":
- manca ancora oggi una vera "integrazione socio-sanitaria". Ne è un esempio concreto l'assistenza domiciliare integrata (ADI) che di fatto non è per niente integrata con gli altri servizi di cui la persona disabile beneficia;
- spesso è insufficiente il personale sanitario preposto (infermieri, neuropsichiatri infantili, psicologi all'interno dei servizi di neuropsichiatria infantile);
- inoltre le linee guida richiamano espressamente l'articolo 32, comma 3, della legge regionale n. 23 del 2005 che recita: "L'azienda sanitaria locale provvede a definire un apposito capitolo di bilancio, con risorse suddivise per distretto, da destinare alla integrazione dei servizi sociali e sanitari, e alla realizzazione di quella componente di servizi oggetto del PLUS", articolo completamente disatteso nel decennio passato;
- ripetutamente i singoli comuni in cui sono presenti le "comunità integrate" hanno chiesto una reale integrazione con le ASL di appartenenza, ad esempio un supporto nel fornire il materiale necessario agli infermieri per lo svolgimento dell'attività (garze, siringhe, ecc..); tali richieste non possono essere soddisfatte a volte per intoppi prettamente burocratici;
- l'integrazione non può e non deve essere soltanto un mero trasferimento di fondi economici, bensì una condivisione di progetti con una definizione chiara e inequivocabile di "chi fa che cosa";
- allo stato attuale l'integrazione socio-sanitaria è limitata alla presenza di un funzionario ASL di "buona volontà" all'interno del tavolo politico, ma privo di qualsiasi potere decisionale;
- "4.2. Omogeneizzare l'offerta di servizi a livello regionale. rispetto alle specificità locali": questo punto sottolinea come le decisioni regionali (da capire se tecniche o politiche) vanno in senso diametralmente opposto alle realtà locali; vedi l'ultimo esempio del SIA; così come attualmente formato e attuato, l'intervento REIS + SIA perpetua il puro assistenzialismo in quanto la gestione da parte delle amministrazioni locali risulta limitata ad una mera pratica burocratica; infatti, non penalizzando il contributo economico da erogare al cittadino eventualmente inadempiente rispetto ai suoi impegni, porterà a declinare qualsiasi responsabilità in merito alle priorità nella spesa dei contributi economici, senza che i servizi abbiano qualche strumento per condizionare l'erogazione dei fondi.
- "7.1. La programmazione unitaria delle risorse":
- nelle linee guida viene illustrata la costruzione del quadro finanziario dei PLUS e si ipotizza la possibilità di utilizzare i fondi residui derivanti da annualità precedenti, ma non viene indicato alcun procedimento per l'effettivo utilizzo di detti fondi nell'anno di transizione, in considerazione del fatto che attualmente quei fondi residui sono allocati nei bilanci dei comuni capofila;
- oltretutto non si tiene in considerazione il problema delle nuove regole contabili, che, in carenza di spazi finanziari, impediscono agli enti l'utilizzo di fondi andati in avanzo, quali appunto i fondi di anni precedenti non utilizzati;
- "9. Gli uffici di piano":
- nelle linee guida appare semplificata la modalità di costituzione degli uffici di piano rispetto all'assunzione del personale da cui dovrebbero essere costituiti. Nella realtà la situazione, rispetto alle assunzioni, è ben più complicata in quanto, la capacità assunzionale delle unioni dei comuni in alcuni casi è inesistente e strettamente legata alla capacità in materia di assunzione del personale di ciascun comune appartenente alle singole unioni; pertanto ne deriva che il singolo comune dovrebbe rinunciare alla propria capacità assunzionale in favore dell'unione, condizione di difficile attuazione;
- altra condizione di difficile attuazione è la formulazione del comando dei dipendenti sia per l'ufficio di piano che per tutto l'apparato amministrativo - finanziario necessario per garantire l'autonomia funzionale dei PLUS. Infatti non tutti i servizi sociali confluiscono in gestione associata ai PLUS (leggi di settore, interventi per le non autosufficienze, segretariato sociale, ecc...) e inoltre all'area sociale afferiscono altri servizi (diritto allo studio, cultura ecc), che determinano per i comuni la necessità di disporre dei funzionari a tempo pieno nella sede comunale;
- "9.3. La composizione degli uffici di piano": nell'ultimo decennio, faticosamente si è cercato di dare unitarietà e stabilità all'ufficio di piano, attribuendo ai responsabili dei PLUS un ruolo centrale di coordinamento, di responsabilità tecnico-amministrative, di programmazione e progettazione, ovviamente coadiuvato da altre figure professionali, ma facendo sì che per gli enti associati fosse il punto di riferimento; le linee guida riportano alla frammentarietà delle responsabilità che sicuramente, se attuate, determinerà nuovamente disorientamento alle amministrazioni comunali;

rimarcato che i fondi destinati alle non autosufficienze, la gestione attuale dei fondi derivanti da programmi quali "Ritorno a casa", disabilità gravissime, potenziamento dell'assistenza, evidenziano non poche criticità in merito al limite dei comuni nel verificare le reali prestazioni assistenziali che vengono realizzate in favore dei beneficiari degli interventi,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, per conoscere se:
1) sia nelle intenzioni della Giunta regionale procedere nell'emanazione delle linee guida per il triennio 2018-2020 secondo quanto delineato nella bozza richiamata;
2) sia nella volontà della Giunta regionale ridimensionare il ruolo politico attribuito agli amministratori locali nella gestione dei servizi alla persona;
3) sia intendimento della Giunta regionale verificare l'opportunità di individuare altre forme di gestione, che svincolino i PLUS dai capofila sia esso comune o unione dei comuni (vedi Azienda speciale come da più parti richiesto);
4) in merito alle specifiche perplessità elencate, quali soluzioni si intendano adottare;
5) se non ritengano di valutare la necessità che, nel rispetto delle norme in vigore, l'autonomia gestionale degli enti locali venga valorizzata e non sminuita da indicazioni provenienti peraltro dall'apparato tecnico e non politico, limitando quindi le linee guida a indicazioni di carattere generale e lasciando ai territori le decisioni organizzative e dei servizi da erogare ai propri cittadini, conoscendo sicuramente i loro bisogni meglio dell'apparato assessoriale.

Cagliari, 21 novembre 2017