CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 1343/A

ZEDDA Alessandra - PITTALIS - CAPPELLACCI - FASOLINO - CONTU - PERU - TEDDE - TOCCO - TUNIS - SATTA - COSSA - CRISPONI - TRUZZU - GALLUS - DESSÌ - RUBIU - SOLINAS Christian - CARTA - MARRAS - LEDDA - USULA - SABATINI - MANCA Gavino - GAIA - PINNA Giuseppino - OPPI - COCCO Daniele Secondo - MORICONI - DEDONI - ORRÙ - FUOCO, con richiesta di risposta scritta, sull'applicazione della legge regionale 22 dicembre 2011, n. 27, concernente la disciplina di riforma del FITQ (Fondo integrativo per il trattamento di quiescenza del personale dipendente dell'Amministrazione regionale della Sardegna).

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I sottoscritti,

premesso che:
- la legge regionale 22 dicembre 2011, n. 27 (Riforma della legge regionale 5 maggio 1965, n. 15 - disciplina la riforma della previdenza per l'erogazione dei trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio per i dipendenti di ruolo, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dell'Amministrazione regionale della Sardegna);
- la suddetta legge regionale n. 27 del 2011 prevede, tra l'altro, la disciplina di riforma del FITQ, istituito con la legge regionale 5 maggio 1965, n. 15 (Istituzione di un fondo per l'integrazione del trattamento di quiescenza, di previdenza e di assistenza del personale dipendente dall'Amministrazione regionale), per i dipendenti in servizio e iscritti al FITQ al 31 dicembre 2011;
- il Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale dell'Assessorato degli affari generali, personale e riforma della Regione autonoma della Sardegna, ha tra i propri compiti la responsabilità della gestione del FITQ, il fondo integrativo per il trattamento di quiescenza del personale dipendente dell'Amministrazione regionale;

preso atto che:
- il secondo comma dell'articolo 7 della legge regionale n. 27 del 2011 recita: "ai dipendenti iscritti al FITQ al 31 dicembre 2011, al momento del collocamento in quiescenza, è corrisposta una rendita determinata secondo i criteri stabiliti dall'articolo 4 della legge regionale n. 15 del 1965 e dall'articolo 9 della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24 (Norme in materia di personale), integrando l'importo della pensione di base teoricamente riconoscibile al 31 dicembre 2011, fino a raggiungere il 50 per cento della retribuzione annua come definita dal comma 2 dell'articolo 2120 del Codice civile in godimento alla stessa data";
- la suddetta "retribuzione annua" stabilita dal secondo comma dell'articolo 7 della legge regionale n. 27 del 2011 viene chiaramente esplicitata dal riportato articolo 2120, comma 2, del Codice civile, che evidenzia come "la retribuzione annua comprende tutte le somme, compreso l'equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese";
- l'interpretazione che la giurisprudenza ha finora dato della predetta norma è sempre stata nel senso più estensivo possibile, non richiedendo la ripetitività regolare e continua e la frequenza delle prestazioni e dei relativi compensi e disponendo che questi ultimi vanno esclusi dal suddetto calcolo solo in quanto sporadici ed occasionali, e per tali dovendosi intendersi solo quelli collegati a ragioni aziendali del tutto imprevedibili e fortuite, e dovendosi all'opposto computare gli emolumenti riferiti ad eventi collegati al rapporto lavorativo o connessi alla particolare organizzazione del lavoro" (cfr. Cass. Civ. Sez. lavoro, sent. 04-03-2016, n. 4286);
- ciò significherebbe poter ricomprendere nella retribuzione annua tutto ciò che viene riconosciuto in quanto normale sviluppo di carriera di un dipendente regionale, nell'ambito di tutte quelle voci che comunemente i contratti collettivi riconoscono in conseguenza dell'attività da svolgere e dell'organizzazione delle strutture regionali, che prevedono, come noto, una serie di incarichi e di indennità certamente non legati ad eventi eccezionali ed imprevedibili;

rilevato che:
- il Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione, sta interpretando e applicando il secondo comma dell'articolo 7 della legge regionale n. 27 del 2011 in maniera non conforme all'impianto normativo che regola la materia di cui trattasi e in modo discriminatorio, tale da determinare ingiustificate disparità di trattamento e finendo per ledere gravemente le aspettative economiche dei dipendenti regionali che, avendo maturato il diritto al collocamento in quiescenza, sono cessati dal servizio;
- in particolare per la determinazione della rendita di cui al secondo comma dell'articolo 7 della legge regionale n. 27 del 2011, il summenzionato Servizio previdenza, assistenza e FITQ prende, impropriamente, come base di calcolo una retribuzione annua il cui importo risulta nettamente inferiore a quello indicato nel CUD 2012 e 2013 (riferiti agli emolumenti relativi all'anno 2011) dei singoli dipendenti;
- il suddetto Servizio previdenza, assistenza e FITQ, senza alcuna motivazione, non considera come base di calcolo alcune voci della retribuzione annua dei dipendenti regionale previste dal loro contratto collettivo regionale di lavoro e percepite a titolo non occasionale, la cui omissione non si riscontra in nessuna norma o disposizione relativa al FITQ, disattendendo quindi l'applicazione dell'articolo 2120, comma 2, del Codice civile, oltretutto richiamato nella sopraccitata legge regionale di riforma del FITQ n. 27 del 2011;

accertato che:
- il Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione si rifiuta di dare spiegazioni circa le modalità applicate per quantificare la retribuzione annua relativa all'anno 2011 dei dipendenti regionali, quale base di riferimento per il calcolo del corrispondente assegno FITQ integrativo;
- il suddetto Servizio previdenza, assistenza e FITQ disattende anche i principi fondamentali della normativa nazionale e regionale sulla trasparenza amministrativa, negando di fatto, ai dipendenti, l'accesso a tutti gli atti e il diritto di prendere visione dei dettagli del procedimento di calcolo dell'integrazione FITQ e conseguentemente l'opportunità di verifica della stessa;
- il sindacato UIL FPL, attraverso il proprio legale, nel mese di agosto 2016 è stato costretto a depositare un ricorso al TAR Sardegna contro la Regione autonoma della Sardegna "per l'annullamento del silenzio rigetto avverso l'istanza di accesso proposta con richiesta datata 10.06.2016" e "per l'accertamento e la declaratoria del diritto di accesso e l'emanazione dell'ordine di esibizione dei documenti ex art. 116, comma 4 c.p.a.";
- il suddetto avvocato si è rivolto al TAR nell'interesse di un dipendente regionale che, avendo maturato il diritto al collocamento in quiescenza, rappresentava la necessità di conoscere le modalità applicative dell'articolo 7, comma 2, legge regionale n. 27 del 2011;
- il succitato legale del sindacato UIL FPL in data 1° febbraio 2016 e 30 marzo 2016 aveva inviato, al Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione, formali richieste di accesso agli atti ricevendo informazioni generiche, insufficienti e ritenute non soddisfacenti, per poi non ricevere nessuna risposta nei 30 giorni successivi all'ulteriore richiesta di precisazioni del 10 giugno 2016;
- nel succitato ricorso al TAR contro la Regione autonoma della Sardegna, il legale del sindacato UIL FPL raffigura in particolare "violazione dei principi di trasparenza, ragionevolezza, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa; eccesso di potere per manifesta contraddittorietà, difetto d'istruttoria e travisamento dei fatti";

constatato che:
- un gruppo di dipendenti dell'Amministrazione regionale che, avendo maturato il diritto, è stato collocato in quiescenza, per dimissioni, volontarie nell'anno 2016, ha conferito mandato ad uno studio legale affinché tutelasse i propri diritti a fronte della gravissima penalizzazione determinata dall'irragionevole applicazione del comma 2 dell'articolo 7 della legge regionale n. 27 del 2011;
- il summenzionato studio legale ha notificato alla Regione una diffida con la quale ha richiesto di provvedere alla revisione dei conteggi apportando le necessarie correzioni sulla base della corretta interpretazione della normativa vigente; 
- il Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione ha risposto alla suddetta diffida senza fornire alcuna spiegazione ai diversi punti di contestazione e limitandosi ad affermare di aver "effettuato correttamente i calcoli dell'assegno integrativo dovuto, ai sensi delle disposizioni vigenti";
- in data 13 giugno 2017 è stata, quindi, avviata una richiesta di conciliazione nei confronti della Regione autonoma della Sardegna ai sensi dell'articolo 410 del Codice di procedura civile, così modificato dall'articolo 31 della legge 4 novembre 2010, n. 183, all'indirizzo della competente Commissione territoriale di conciliazione per le controversie individuali di lavoro della Direzione territoriale del lavoro di Cagliari;
- in data 11 luglio 2016, l'Ispettorato nazionale del lavoro – Isp. territoriale di Cagliari e Oristano, ha comunicato la volontà del Servizio Previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione di non aderire alla richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione nanti la Commissione provinciale, sempre senza alcuna motivazione;
- è prassi consolidata della direzione del Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione avere comportamenti non collaborativi nei confronti dei dipendenti regionali, non prestare adeguato supporto né fornire informazioni precise relative alle personali situazioni previdenziali;
- i dipendenti della Regione autonoma della Sardegna che, avendo maturato il diritto al collocamento in quiescenza, intendano valutare e prendere in considerazione la possibilità di cessare dal servizio, non hanno la possibilità di ottenere dal Servizio previdenza, assistenza e FITQ adeguate e precise informazioni in merito agli importi che dovranno percepire a titolo di indennità di fine rapporto e di assegno integrativo FITQ, se non con un approssimativa indicazione fornita solo verbalmente a mai formalmente;

appurato che:
- a distanza di oltre un anno dalla cessazione dal servizio e dal collocamento in quiescenza, alcuni dipendenti regionali ricevono ancora un assegno integrativo FITQ provvisorio;
- in data 1° agosto 2017 due dipendent regionali collocati in quiescenza, uno dal 1° settembre 2016 e l'altro dal 31 dicembre 2016 e ancora in attesa dell'assegno integrativo definitivo del FITQ, hanno conferito mandato ad un legale che ha diffidato la Direzione generale dell'organizzazione e del personale dell'Assessorato degli affari generali, personale e riforma della Regione autonoma della Sardegna, affinché provvedesse all'adeguamento dello stesso, riservandosi di procedere in sede giudiziaria con aggravio di spese a carico dell'Amministrazione regionale;
- il Direttore del servizio previdenza, assistenza e FITQ, in data 10 agosto 2017 ha risposto allo studio legale affermando che "ad oggi l'INPS non ha ancora trasmesso l'atto con il quale è stata conferita la pensione definitiva al dipendente", asserendo inoltre che è nell'interesse dell'ex dipendente farsi carico della trasmissione dell'atto in oggetto;
- l'INPS, interpellato in merito, ha dichiarato che la determina di pensione con la quale è stata conferita ai predetti dipendenti la pensione diretta ordinaria di anzianità, risulta spedita alla Regione da tempo in entrambi i casi mediante posta elettronica certificata, alla Direzione generale dell'organizzazione e del personale dell'Assessorato degli affari generali, personale e riforma della Regione autonoma della Sardegna;
- ancora, in data 15 novembre 2017 il legale, in nome e per conto delle due suddette dipendenti regionali, ha ulteriormente diffidato la Regione affinché provveda entro 7 giorni ad adeguare l'assegno integrativo FITQ contestando, tra l'altro, la non necessità dell'acquisizione del provvedimento di conferimento della pensione definitiva dell'INPS e l'illegittima pretesa di condizionare la determinazione dell'assegno integrativo definitivo all'acquisizione del provvedimento INPS;
- nella summenzionata diffida viene inoltre contestata la condotta tenuta dal Servizio FITQ che avrebbe dovuto richiedere d'ufficio, all'INPS, la tempestiva trasmissione della Determinazione in quanto grava l'onere di acquisire d'ufficio ogni documento in possesso di altra pubblica amministrazione una volta ritenuto necessario per l'istruttoria del procedimento, in attuazione anche dei principi di imparzialità, celerità, efficacia, trasparenza dell'attività amministrativa e al fine di semplificare gli adempimenti richiesti ai cittadini, così come stabilito, anche di recente, dall'articolo 13 della legge regionale 20 ottobre 2016, n. 24;
- infine, viene altresì contestato e censurato il mancato rispetto delle norme in materia di comunicazione telematica in quanto la determinazione dell'INPS, già inviata tramite PEC dallo stesso ente previdenziale al competente ufficio regionale, risulta conforme ai canoni imposti dall'impianto normativo regolante la materia, in base al chiaro disposto del secondo comma dell'articolo 24 della menzionata legge regionale n. 24 del 2016 ("in nessun caso gli uffici del sistema dell'amministrazione pubblica della Sardegna possono richiedere copie cartacee di documenti già trasmessi per via telematica secondo le modalità previste dalla legislazione statale vigente");

considerato che:
- l'assennatezza, l'efficienza, l'efficacia, l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa devono essere i principi basilari da richiedere e pretendere ai responsabili della conduzione di un ente pubblico;
- per le pubbliche amministrazioni sussiste l'obbligo di cooperare lealmente per evitare contenziosi che possano portare allo sperpero di denaro pubblico in virtù dei principi normativi e costituzionali sopra richiamati;
- ogni pubblica amministrazione ha il dovere di provvedere a dare la massima trasparenza ai propri atti ed alle modalità di predisposizione degli stessi;
- una "organizzazione", ancor più se trattasi di pubblica amministrazione, deve considerare i propri dipendenti come delle risorse umane affinché gli stessi possano sentirsi a pieno titolo facenti parte del sistema, sviluppare il senso di appartenenza e accrescere la motivazione e quindi la produttività lavorativa, i cui risultati dovrebbero concorrere nella valutazione dei dirigenti;

ritenuto che:
- quando una pubblica amministrazione non si attiene ai canoni di pubblicità e trasparenza, si determina la lesione di un diritto e si espone l'ente pubblico ad una responsabilità di carattere patrimoniale;
- l'Amministrazione regionale dimostra di avere la presunzione di applicare legittimamente tutte le norme e pertanto si concede la licenza di non fornire informazioni dettagliate su richiesta diretta del dipendente né tramite legale rappresentante;
- la dirigenza del Servizio previdenza, assistenza e FITQ ha l'obbligo di cooperare lealmente, il dovere di motivare ogni sua decisione e la responsabilità sulla correttezza e la celerità dei procedimenti; 
- l'Amministrazione regionale aveva il dovere di costituirsi e di motivare la propria posizione presso la Commissione territoriale di conciliazione per le controversie individuali di lavoro, a fronte della richiesta di conciliazione del dipendente, e con il diniego immotivato ha compiuto una violazione dei propri doveri d'ufficio e un grave atto di arroganza;
- la suddetta dirigenza del Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione dà prova di non conoscere i principi basilari necessari per creare un clima organizzativo sereno e un contesto lavorativo più collaborativo e, anzi, applica metodi antitetici che inducono il personale regionale a individuare il proprio datore di lavoro come una controparte,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:
1) se siano a conoscenza dei fatti e delle situazioni rappresentate, inerenti l'applicazione della legge regionale n. 27 del 2011, concernente la disciplina di riforma del FITQ;
2) se siano consapevoli dell'inusuale condotta riscontrata nella direzione del Servizio previdenza, assistenza e FITQ della Direzione generale dell'organizzazione e del personale della Regione;
3) quali azioni intendano avviare affinché vengano valutati nel dettaglio i modi di agire e di interpretare e applicare le norme da parte della dirigenza del Servizio previdenza, assistenza e FITQ, e nel caso si rincontrassero carenze e/o omissioni, quali provvedimenti si intendano adottare.

Cagliari, 14 dicembre 2017