CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 1463/A

TEDDE - PITTALIS - CONTU - FASOLINO - PERU- TOCCO - TUNIS - ZEDDA Alessandra, con richiesta di risposta scritta, sulle criticità derivanti dalla inappropriata conduzione degli impianti di potabilizzazione del nord Sardegna da parte del gestore del Servizio idrico integrato Abbanoa che, oltre a violare la legge, mette a rischio l'integrità delle condutture e la potabilità delle acque distribuite presso le case dei sardi.

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I sottoscritti,

premesso che, prima di essere messe in rete, le acque destinate al consumo umano debbono subire trattamenti negli impianti di potabilizzazione, che dispongono di moduli più o meno complessi, che vanno dalla semplice disinfezione alla chiarificazione (separazione liquido-solido) che comprende le operazioni di coagulazione, flocculazione, decantazione, filtrazione e una fase di disinfezione;

premesso, altresì, che il gestore del Servizio idrico integrato Abbanoa, in Sardegna, gestisce oltre 40 potabilizzatori, che trattano per l'85 la risorsa proveniente dagli invasi rendendola potabile;

atteso che, a quanto ci consta, nel nord Sardegna le qualità chimica, chimico-fisica e microbiologica dell'acqua hanno la tendenza a modificarsi dall'uscita dalle fasi di potabilizzazione fino ai rubinetti delle famiglie sarde, in funzione delle caratteristiche di qualità in uscita dagli impianti e dei trattamenti di stabilizzazione, con alterazioni della qualità dell'acqua riconducibili a fenomeni di aggressività e/o incrostazione;

rilevato che la funzionalità degli impianti di potabilizzazione del nord Sardegna (Truncu Reale, Bidighinzu, Pedra Maiore, Agnata e Pattada-Monte Lerno) presenta criticità importanti causate da pratiche gestionali non conformi ad una loro conduzione ancorata alle norme della tecnica e del buon senso, che determinano caratteristiche di "aggressività" dell'acqua potabile in uscita da ciascun impianto;

evidenziato che, sotto il profilo chimico, l'acqua è aggressiva e/o corrosiva e rilascia composti tossici o indesiderati, oppure incrostante, allorché tende a precipitare il carbonato di calcio; si precisa che l'acqua "aggressiva" per la presenza di anidride carbonica attacca i materiali lapidei (cemento, calcari ecc.);

sottolineato che le problematiche e le insufficienze gestionali che determinano queste dannose caratteristiche dell'acqua in uscita dai singoli impianti possono essere così sintetizzate:
1) impianto di potabilizzazione del Bidighinzu: soffre di un pesante degrado: fase di microfiltrazione non funzionante; vasca di contatto dell'ozono non è attiva, così come l'uso dello stesso reattivo di ossidazione; filtrazione a carbone attivo non è operativa; Jar test non funzionante (definisce quotidianamente i dosaggi dei reattivi);
2) impianto di potabilizzazione di Truncu Reale: blocco di microfiltrazione non operativo; inesistenza di vasche di contatto per il dosaggio di reattivi; non è presente misuratore di portata a valle della prima aggiunta di reattivi; è necessaria una nuova batteria di filtri; occorre ristrutturare i tre obsoleti chiariflocculatori; silos per calce e carbone attivo sono inutilizzati;
3) impianto di potabilizzazione di Pattada-Monte Lerno: fase di microfiltrazione non operativa; due dei sei filtri a sabbia non sono operativi; fase di filtrazione a carbone attivo fuori servizio; gruppo di preparazione e dosaggio del disinfettante secondario in condizioni precarie;
4) impianto di potabilizzazione dell'Agnata: fase di filtrazione a carbone attivo fuori servizio; fase di microfiltrazione non operativa; insufficienza dei chiariflocculatori, con la conseguenza che nel periodo estivo una portata di circa 300-400 lt. al secondo non subisce processo di chiarificazione e viene inviata ai filtri a sabbia e ai serbatoi di accumulo con valori fuori soglia per il manganese e l'alluminio;
5) impianto di potabilizzazione di Pedra Maiore: fase di dosaggio dell'ozono dismessa; fase di preparazione e del reattivo ozono non operativa; vasca di contatto dell'ozono non operativa; blocchi denominati "vasca di aggregazione", "flottazione" e "ricarbonatazione" non operativi; muri dei locali dei serbatoi di accumulo pesantemente esfoliati;

considerato che le preoccupanti criticità sinteticamente rappresentate, che costituiscono evidente indice di violazione del vigente quadro normativo che impone di distribuire acque potabili non aggressive, hanno provocato e provocano fenomeni di corrosione dei manufatti in cemento armato e delle condotte a valle degli impianti stessi, quali, a titolo di esempio: quelli provocati alla condotta DN600 di collegamento tra il serbatoio di Monte Oro fino alla via Budapest di Sassari che è stata dismessa per le pesanti dispersioni idriche provocate da corrosione causata dall'aggressività dell'acqua distribuita; frequenti arrivi ai rubinetti delle famiglie di molti comuni di acqua colorata di rosso e non potabile; danni economici causati dalla compromissione delle opere cementizie e metalliche all'interno degli impianti;

considerato, inoltre, che questi pericolosi e dannosi "fuori norma" appaiono determinati da negligenze gestionali,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per conoscere se:
1) EGAS sia a conoscenza di queste forti criticità e abbia assunto atti in proposito;
2) come e in che tempi intendono verificare le responsabilità di questa cattiva conduzione degli impianti di potabilizzazione che oltre a violare la legge mette a rischio l'integrità delle condutture e la potabilità delle acque distribuite presso le case dei sardi.

Cagliari, 13 aprile 2018