CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 1607/A

UNALI - CHERCHI Augusto - CONGIU - DESINI - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sull'ingresso di suini extra isolani nei porti sardi e sul potenziamento dei rispettivi controlli sanitari.

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I sottoscritti,

premesso che:
- la suinicoltura in Sardegna è un'attività antica che affonda le sue radici nella preistoria dell'Isola e che durante il trascorrere dei secoli ha consolidato una tradizione peculiare sia per quanto concerne le tecniche di allevamento sia il consumo delle carni; inoltre è stata un punto di riferimento dell'economia di sussistenza dell'Isola sin dai tempi antichi;
- il potenziamento della suinicoltura sarda, attraverso la rimozione del blocco delle esportazioni e la creazione di una vera e propria filiera sarda, apporterebbe dei grossi benefici all'isola in un momento storico caratterizzato dalla crisi economica, disoccupazione e abbandono delle campagne;
- la rimozione del blocco delle esportazioni, come ben noto, è dipeso dalla presenza di suini infetti dalla peste suina africana (PSA) e che quindi in base alle norme comunitarie, nazionali e regionali non è possibile esportare sia suini allevati nell'isola sia carni e insaccati;
- la Regione autonoma della Sardegna ha portato avanti una campagna sanitaria con l'obiettivo di debellare la PSA diffusa in diverse aree dell'isola ottenendo degli ottimi risultati;
- alcune malattie che hanno colpito il settore suinicolo sardo rappresentano un portato di cause esogene ed è dunque, importante controllare tutti i capi suini extra-isolani in ingresso nei porti della Sardegna per evitare che alcuni capi infetti incrementino i focolai di PSA e di altre malattie infettive;
- la peste suina africana attualmente si sta diffondendo negli stati noti per essere tra i maggiori allevatori ed esportatori dei suini come la Cina, la Georgia, l'Ucraina, la Macedonia, la Romania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca e la Polonia e à breve gli esperti ipotizzano una diffusione anche in Germania e in Danimarca;

considerato che:
- gli allevamenti dei suini in Sardegna censiti, secondo i dati pubblicati nel sito web Anagrafe nazionale zootecnica (dati aggiornati al 31 luglio 2018), sono 15.788 a loro volta suddivisi in aziende che hanno un orientamento produttivo da riproduzione detto Ciclo chiuso (15.025 unità) e aziende che rientrano nella categoria di orientamento familiare (314 unità) per un totale di 181.934 capi suini;
- il mercato interno sardo dei suini è stimato oltre 500 milioni di euro l'anno e solo 1/3 del prodotto proviene da allevamenti sardi mentre i restanti 2/3 sono composti da capi provenienti da località extra isolane come l'Italia peninsulare e da vari paesi europei (Germania, Spagna, Danimarca ecc...) dove vigono regole e criteri di allevamento che in alcuni casi differiscono dai nostri;
- gli allevatori sardi dichiarano di non essere competitivi economicamente rispetto gli allevamenti extra isolani, visti i prezzi esitati da loro nei mercati locali e inoltre di essere gravemente danneggiati economicamente per via della preclusione al mercato nazionale e internazionale dovuta dal blocco del bestiame vivo, delle carni fresche e dei prodotti trasformati provenienti da suini nati e allevati in Sardegna;

visto:
- il quadro normativo inerente i Posti di Ispezione Frontaliera (PIF), dove è prevista la possibilità di effettuare controlli su una partita di animali o di alimenti di origine animale destinata al proprio territorio, in base alle norme comunitarie, quali la direttiva del Consiglio n. 97/78/CE, recepita con decreto legislativo n. 80 del 2000, il regolamento (CE) n.136/2004 e il regolamento (CE) n. 882/2004 e inoltre come stabilito dalla decisione della Commissione n. 2009/821/CE, possono operare in supporto tecnico e operativo agli uffici doganali;
- il quadro normativo inerente gli Uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi comunitari (UVAC), istituiti con decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, recante attuazione della direttiva n. 89/608/CEE, i quali sono operanti in tutte le regioni d'Italia e le cui funzioni sono state determinate tramite decreto del Ministro della salute 18 febbraio 1993;
- il regolamento CE n. 1/2005 del 22 dicembre 2004 sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate che vieta, nei casi specifici, sia il trasporto dei suini di meno di tre settimane sia che il viaggio superi le 8 ore, il trasporto dei suini di peso vivo inferiore ai 10 kg a meno che non vengano trasportati in stalli individuali alla presenza della madre;
- il decreto legislativo 25 luglio 2007, n. 151 (Disposizioni sanzionatorie per la violazione delle disposizioni del regolamento (CE) n.1/2005);
- il decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320 (Regolamento di polizia veterinaria);
- la legge regionale 2 agosto 2018, n. 28, che, oltre a potenziare il settore suinicolo sardo per renderlo competitivo per quanto riguarda le richieste del mercato, allo stesso tempo valorizza le produzioni di nicchia con l'allevamento del suino autoctono sardo;

appurato che:
- la Regione autonoma della Sardegna in questi ultimi anni ha portato avanti con successo la lotta all'eradicazione della PSA ottenendo dei risultati interessanti dal punto di vista della casistica dove si registra un calo del 90 per cento di focolai di peste;
- il controllo del bestiame in ingresso nei porti è affidato ai PIF, UVAC, Agenzia Dogane, e con la collaborazione dei NAS e del Servizio veterinario regionale dell'ATS, i quali spesso e volentieri si trovano in stato di emergenza sia per la carenza di strutture e attrezzature adeguate sia per la carenza di personale che causa dei deficit nel controllo capillare dei traffici dei capi suini nei porti isolani;
considerato che:
- bisognerebbe rendere più rigidi i canoni di sicurezza delle ispezioni al fine di garantire l'assenza di eventuali malattie epidemiologiche;
- al riguardo emerge una carenza strutturale nei porti sardi (termocamere, stalle di sosta o di quarantena, ecc...),

chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, per sapere:
1) se siano a conoscenza delle problematiche esposte e se considerano la suinicoltura sarda un'attività di importanza strategica per lo sviluppo dell'economia della Sardegna;
2) se vi siano aggiornamenti inerenti la procedura di rimozione del blocco riguardante l'esportazione dei prodotti derivati dalla lavorazione delle carni dei suini nati e allevati in Sardegna;
3) quali provvedimenti intendano assumere per porre rimedio a una situazione che vede la carenza di personale veterinario nei porti, al fine di intensificare in maniera esponenziale i controlli sui capi suini extra isolani in entrata e per potenziare la garanzia di sicurezza sanitaria e il rispetto del benessere animale durante il trasporto, in base al regolamento CE n. 1/2005 del 22 dicembre 2004, tramite specifiche ispezioni del bestiame in ingresso in Sardegna e sui luoghi di macellazione;
4) se intendano investire risorse per l'acquisto di apparecchiature sofisticate (come ad esempio le termocamere per il rilievo della temperatura corporea dei suini e del bestiame in generale) utili per i controlli e la realizzazione di stalle per la quarantena del bestiame nei porti commerciali dell'Isola;
5) se intendano rendere noti i dati del PIF di Cagliari, UVAC e Servizio veterinario dell'ATS Sardegna inerenti la rendicontazione e flusso dei capi suini, suddivisi in categoria, in entrata nei porti sardi nell'ultimo quinquennio.

Cagliari, 5 settembre 2018