Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 20 - Dicembre 2007

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Nuccio Guaita
Minatori bergamaschi
a Monteponi (1857-58)


Promosso dal Circolo culturale sardo “Maria Carta”, dal Comune e dal Museo di Scienze Naturali “Enrico Caffi” di Bergamo, e dall’Associazione “Clemente Susini” per la Storia della Medicina di Cagliari, si sono tenuti a Bergamo l’1-2 dicembre 2007, nella Sala Mosaico del Palazzo dei Contratti e Manifestazioni e presso il Museo “E. Caffi”, un convegno di Storia della Medicina e la mostra “Anatomia e Arte nei modelli di Clemente Susini (1754-1814)”.
L’Ordine dei Medici delle due Province ha dato notevole impulso alla riuscita del convegno e della mostra con l’intervento attivo dei presidenti prof. Pozzi di Bergamo e on. Ibba di Cagliari. Grande l’interesse per l’opera di valore scientifico ed artistico realizzata dal Susini.
Fra i temi sviluppati dai relatori sardi (prof. U. Carcassi, prof A. Riva, dr. I. Lai, A. Guaita, O. Becheroni, S. Murgia, A. Deplano, P. Sanna, G. Gregorio, E. Fanni, E. Demuru, M. Ayyoub, G. Mameli) si riporta una sintesi della Relazione “Bergamaschi nella Miniera di Monteponi durante la Campagna mineraria 1857-58”.
La relazione-ricerca si inquadra nel sottotitolo del convegno: “Bergamo e la Sardegna: due isole gemelle”.

La miniera di Monteponi (monte Paone) è sita a 236 metri s.l.m. nel territorio del Comune di Iglesias, “Villa di Chiesa” in epoca medievale. Per le sue ricchezze minerarie (soprattutto zinco e piombo argentifero) è stata oggetto di interesse e sfruttamento da parte di Fenici, Cartaginesi, Romani, Pisani, Spagnoli, Sabaudi e infine privati.
Nella prima metà del XIX sec. esperti italiani e stranieri affermano le notevoli potenzialità delle risorse del sottosuolo dell’area sud occidentale della Sardegna. Mancano però anche a Monteponi tecnici e maestranze competenti. Il governo sabaudo ordina l’impiego dei forzati, circa 900 (!), da trarre da vari ergastoli. In realtà sono stati impiegati in numero di 300 dall’ing. Belly prima e dall’ing. Mameli dopo. L’ingegnere sardo dimostra l’antieconomicità di tale impiego e in effetti i forzati vengono utilizzati per lavori di interesse della comunità cittadina per pochi anni, intorno al 1840.
In relazione al sottotitolo “Due isole gemelle”, si deve rilevare che se l’area bergamasco-bresciana ha dato tra i suoi figli due papi, Giovanni XXIII e Paolo VI, la Sardegna ha ospitato, inviati in esilio “ad metalla” dal potere romano, il papa Callisto I (217-222), l’antipapa Ippolito (217-235) e il papa Ponziano (230-235), oggi protettore dei minatori e della città di Carbonia. Essendo morti martiri, figurano tutt’e tre nell’elenco dei Santi. Il “ti mando in Sardegna” ha storica …anzianità.

La campagna mineraria 1857-58 della Soc. Monteponi

Dal Porto di Genova partono i “vapori di mare” per Cagliari; 8 convogli tra ottobre e dicembre per l’assunzione al lavoro dopo due giorni dall’arrivo ad Iglesias.
Gli oltre 300 bergamaschi impiegati per tale campagna, reclutati con convenzione firmata a Clusone per la Monteponi direttamente dal Conte Carlo Baudi di Vesme, provengono dai Circondari di Bergamo, Treviglio, Clusone. Sono oltre 300. Al Censimento generale del 31 dicembre 1861, la provincia di Bergamo conta 357.000 abitanti, in 202 Comuni, di cui 90 sotto i mille abitanti. Sono circa 30 i Comuni, appartenenti alle Valli Brembana, Seriana, Scalve, da cui provengono le maestranze.
I Comuni dai quali arrivano le maestranze in numero significativo: Azzone, Castro, Colere, Lovere, Oltre Povo, Redona, Riva di Sotto, Rovetta, Schilpario,Vilminore di Scalve, Vilmaggiore. In minor numero dai Comuni di Borno, Braone, Bueggio, Dezzo, Edolo, Gandellino, Gozio, Loveno, Lozio, Malonico, Nova, Parzanica, Pradello, Predore, Sant’Andrea, Vidracco, Vistroro.
Il 56% proviene dalla Valle di Scalve.

Presenze significative.
56 operai da Schilpario (1436 abitanti nel 1861)
50 da Vilminore (1009 abitanti)
44 da Colere (589 )
34 da Oltre Povo (865)
26 da Azzone (710)

I cognomi più frequenti.
23 Bendotti, in prevalenza da Vilminore
15 Lenzi, in prevalenza da Azzone
15 Bellingheri, in prevalenza da Colere
13 Piantoni, in prevalenza da Colere
10 Bonomi, in prevalenza da Oltre Povo
12 Bonaldi, in prevalenza da Schilpario
9 Ducci, in prevalenza da Oltre Povo
6 Tagliaferri, in prevalenza da Oltre Povo.
Seguono: Maj, Ferrari, Grassi, Zani, etc.
Da tenere presente che la documentazione consultata, di origine degli Uffici minerari, è redatta manualmente, con lettere a volte incerte e talora sbiadite.

Età degli operai.
L’82% è tra i 17 e i 39 anni; il 92% tra i 17 e i 49 anni.
Una forza lavoro quindi giovane, di “pratici”, “maestri di forni e di miniere” come riconosciuti e richiesti anche all’estero e perciò per più “campagne” impiegati nella miniera di Monteponi.

La convenzione.
Come detto, viene firmata a Clusone, da parte operaia da “Sonsogni Matteo padre, quale minatore a lire 2 al giorno, e da Sonsogni Battista figlio quale lavorante a lire 1,50 al giorno, assicurando abilità e buona condotta”.
Vengono anticipate le spese di viaggio, un premio a fine campagna e il rimborso di un trattenuta a fini cautelativi, l’assistenza del medico e dello “speziale”.

Gli alloggi.
Dall’esame della pianta topografica della Città di Iglesias del 1870 si desume, in base ai dati del Censimento 1861, che i lavoratori sono stati ospitati nelle case site nelle strade Bonfant, Stretta, Gambula, Convento, oggi corrispondenti a Via Musio, Matteotti, Pisani, Don Minzoni, cioè nel centro cittadino.
è interessante una nota dell’ing. Leon Gouin nella comunicazione da lui resa all’Esposizione universale di Parigi nel 1867, in cui definisce buoni operai i Bergamaschi ed i Sardi, “sobres et soumis”. I sardi risultano particolarmente abili ai forni ed a passare in percorsi in cui “il est difficile de mettre le pied”, si accontentano di una “baraque en branchage en hiver, la voute du ciel en été”.
Si può legittimamente obiettare all’ing. Gouin sul soumis per i bergamaschi. Qesti minatori, davanti alla richiesta di applicazione del cottimo prospettato nel 1861 da uno dei migliori direttori della Monteponi, opposero un energico rifiuto, minacciando addirittura l’abbandono in massa e il rientro ai propri paesi. Alcuni intentarono causa alla Società.
Si deve riconoscere alle maestranze bergamasche presenti a Monteponi negli anni ’50-60 un contributo rilevante allo sviluppo economico e industriale della miniera, come si può desumere dai dati di attività della miniera relativi al periodo 1832-1880, in cui sono al lavoro anche i piemontesi dell’area canavese, se pure in numero inferiore, e poi i sardi che solo nel 1865 equivalgono numericamente i “continentali”.

Produzione (tonn/anno di galena).
1832-1850: 1.000
1850-1856: 1.000-2.000
1857-1861: 3.000-7.000
1861-1866: 5.000 circa

Dividendo annuo totale.
Dal 1856 al 1862: da lire 6.000 a lire 360.000

Conclusioni.
In piena rivoluzione industriale si svolge la migrazione dei bergamaschi per il lavoro a Monteponi per più anni, nel periodo ottobre-giugno, anche al fine di evitare la malaria.
Si deve rilevare che è un migrazione sui generis, di sola forza lavoro di soli uomini giovani e temporanea anche se ripetuta. Non nasce come ricerca affannosa di lavoro, ma come richiesta convenzionata di professionalità non esistente sul territorio della miniera: sono i “pratici”, maestri di forni e di miniera conosciuti in Italia e all’estero.
La loro presenza ha indotto il Comune di Iglesias ad avanzare, nel 1863, la richiesta per la qualificazione della manodopera locale. Quintino Sella proporrà al Parlamento (1871) la scuola per “Capi minatori” che evolverà (1933) in Scuola Mineraria per periti minerari dalla quale usciranno tecnici qualificati apprezzati anche all’estero. Dalla Presidenza della Scuola nascerà la Cattedra di Arte mineraria all’Università di Cagliari (prof. Mario Carta).
Si può legittimamente affermare che i bergamaschi hanno costituito parte integrante e propulsiva del meccanismo di sviluppo economico, industriale, demografico e interculturale delle popolazioni dell’Iglesiente minerario.