Celebrazioni per i 70 anni dell'autonomia: gli interventi di Ganau e Pigliaru

26/02/2018

La seduta solenne è stata aperta dal presidente del Consiglio Gianfranco Ganau che, dopo aver salutato il Capo dello Stato, ha ricordato fra l’altro nel suo intervento che lo Statuto Sardo, terza legge costituzionale approvata dalla Repubblica, “ha affermato l’autonomia della Sardegna per una pluralità di condizioni, a cominciare dal suo grave isolamento, anche per farla valere nei confronti dello Stato”.

Autonomia è anche responsabilità, ha aggiunto Ganau, “ed ecco perché lo Statuto seppe suscitare accese aspettative e grandi speranze, dopo lunghe dominazioni che trasformarono in un certo senso la storia dei sardi in una storia degli altri”.

Specialità ed autonomia, ha detto ancora il presidente del Consiglio regionale, “contribuirono alla costruzione di una nuova piccola patria per i sardi, con passaggi fondamentali come il rilancio economico del primo dopoguerra ed il piano di rinascita, con i loro problemi ed errori, consentendo alla Sardegna (quasi d’improvviso) di affacciarsi alla modernità ed iniziare un lungo periodo di pace, progresso, avanzamento economico, superamento della povertà, lotta all’analfabetismo ed alle malattie”.

Ora, ha esorato Ganau, “dobbiamo provare a costruire con orgoglio una nuova stagione autonomistica ispirata, come allora, dai principi di uguaglianza, solidarietà, tutela dei diritti della persona nella realtà locale secondo le sue specifiche peculiarità”.

Abbiamo di fronte, ha continuato il presidente dell’Assemblea, un cammino difficile ed impegnativo perché “il permanere di profonde differenza fra Nord e Sud del Paese, rappresenta un po’ lo specchio di quanto non siamo riusciti a fare, come Regione e come Stato; noi, in particolare, parliamo di autonomia bloccata e incapace di raccogliere nuove sfide in materia di trasporti, educazione, lingua, ambiente e sviluppo delle tecnologie digitali, e per questo si parla di limiti strutturali dello Statuto che non contiene disposizioni sul diritto alla mobilità interna ed esterna, all’utilizzo delle grandi reti energia, alla scuola, all’educazione, ai beni culturali ed alla lingua”.

Da qui discende, secondo Ganau, la richiesta di maggiori poteri e spazi di autonomia, soprattutto perché il problema dell’insularità rende ancora più profonde e concrete le ragioni della specialità, per  superare gli ostacoli che si frappongono alla piena affermazione di diritti fondamentali in una Regione esclusa dalle grandi reti energetiche per imprese e famiglie, dalle autostrade, da un sistema efficiente di infrastrutture, da politiche efficaci su grandi questioni come la continuità aerea e marittima.

Da questo punto vista, ha proseguito il presidente, “il Patto per la Sardegna è stato un segnale importante ma resta una una tantum, per una Regione da dove si emigra in cerca di lavoro e dignità, non c’è occupazione per i giovani, è ancora troppo alta la dispersione scolastica”.

L’art.13 del nostro Statuto, ha concluso Ganau, “parla delle responsabilità dello Stato e della Regione e consideriamo questa norma una declinazione al futuro del significato più alto della nostra specialità, una specialità della quale siamo orgogliosi e che ci richiama al grande impegno di affrancare la Sardegna da ogni povertà, ed alla responsabilità (comune a tutte le istituzioni) nei confronti della comunità sarda di dimostrarci in grado di essere artefici del nostro destino”.

Successivamente ha preso la parola il presidente della Regione Francesco Pigliaru che ha iniziato il suo discorso sottolineando la coincidenza fra i 70 anni dello Statuto speciale della Sardegna ed i 70 anni della Costituzione repubblicana.

Dalla Costituzione in particolare, ha messo in evidenza il presidente, “emerge quel principio di uguaglianza che, per essere applicato pienamente alla Sardegna, richiede ordinamenti speciali e differenziati”.

Lo stesso riferimento costituzionale all’autonomia, ad avviso di Pigliaru, “dimostra non solo che l’autonomia ben governata è un potente collante dell’unità nazionale ma soprattutto che è un errore credere che esistano politiche centraliste universalmente efficaci”.

Pigliaru ha poi sostenuto che non può esserci autonomia senza responsabilità, ma a condizione che si possa disporre di un impianto normativo che ne renda concretamente possibile l’esercizio.

Nel caso della Sardegna questo non è ancora possibile, secondo il presidente della Regione, “perché a fronte del costo di cittadinanza strettamente legato al problema dell’insularità (che il governo regionale ha dettagliatamente misurato per la prima volta) non esistono norme sufficienti per l’attenuazione di tali svantaggi”.

Con il Patto per la Sardegna, ha riconosciuto Pigliaru, si sono fatti passi avanti importanti che, ha osservato, “però non incidono positivamente sia sulla normativa europea che sulla sua interpretazione ed è questa la ragione per cui chiediamo al Governo centrale di affiancare presso le istituzioni europee la nostra richiesta di riconoscere la condizione insulare quale requisito per aiuti specifici sul modello di quanto avviene per le Regioni ultraperiferiche.”

Se si considerano correttamente gli svantaggi associati all’insularità, ha detto ancora Pigliaru, è importante che “siano rese chiare le regole in base alla quali ci viene imposto un livello così alto di accantonamenti che ci pare ingiustificato, ingiusto, indifferente alle tante tipologie di costi aggiuntivi che dobbiamo sopportare.”

Avviandosi alla conclusione del suo intervento, il presidente della Regione ha messo l’accento sulle tante riforme strutturali varate dal governo regionale, precisando che si è trattato “di scelte difficili in un periodo caratterizzato dalla peggior crisi dal dopoguerra; ma non ci sono alternative per chi persegue l’interesse generale e vuole riavvicinare i cittadini alle istituzioni”.

In definitiva, ha detto infine il presidente rivolgendosi al Capo dello Stato, “la Sardegna, per superare il divario economico col resto della Penisola, chiede pari opportunità e maggiori spazi di autonomia, oltre ad un dialogo con lo Stato che è parte integrante della autonomie regionali come è previsto dalla Costituzione”.

Al termine dell’intervento del presidente Pigliaru, il presidente Ganau ha tolto la seduta convocando il Consiglio per il pomeriggio alle 16.30.-

(Af)